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Biografia DI P. BERNADINO BUCCI - Divina Volontà : Fraternità - Figli del Divin Volere

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Biografia DI P. BERNADINO BUCCI

BIOGRAFIE di LUISA > Biografia di P. B. Bucci

Biografia-Testimonianza
di
Padre Bernardino Giuseppe Bucci

Cappuccino, già Parroco della Chiesa Immacolata – Trinitapoli (FG)
e
Ufficiale Giudiziale della Causa
di Beatificazione di Luisa Piccarreta




Trinitapoli, 1980
Con Approvazione Ecclesiastica


[Breve Nota Introduttiva:
     Padre Bucci, autore di questa breve biografia della Serva di Dio Luisa Piccarreta, è uno degli ultimi testimoni personali di Luisa attual-mente viventi.  Padre Bucci è il nipote di Rosaria Bucci, “umile e fedele confidente di Luisa”, la quale visse nella stessa abitazione di Luisa e la assistette per quarant’anni.  Padre Bernardino Bucci visitò la casa del-la Serva di Dio tra il 1942 e il 1947 – gli ultimi 5 anni della vita terrena di Luisa – quando egli era ancora bambino.  Le pagine seguenti pre-sentano informazioni generali sulla vita di Luisa, nonché aneddoti e circostanze personali dagli incontri diretti del Padre Bucci con quest’anima particolarmente privilegiata da Dio].



Alla carissima zia ROSARIA BUCCI
umile e fedele confidente che per quarant’anni
è vissuta all’ombra d’una creatura tanto vicina a Dio
e di cui raccolse i segreti e la spiritualità
                           G.B.


LUISA PICCARRETA
LA PICCOLA FIGLIA DELLA DIVINA VOLONTÀ

Ero ancora bimbo di appena pochi anni quando, sulle ginocchia di mia madre, sentii parlare per la prima volta di “Luisa, La Santa”.
  Mia madre prese una fotografia incorniciata di Luisa, me la fece guardare e disse:   “Dagli un bacio, perché Luisa è la Protettrice della nostra casa, tanto che il Signore sta sempre vicino a Lei e le concede tutto quello che chiede”.
  Fu questo il primo contatto che io ebbi con Luisa, che suscitò in me una grande curiosità e brama di conoscerla e di parlarle.
Ciò per me non fu difficile, perché mia zia, Rosaria Bucci, dalla sua fanciullezza aveva vissuto accanto a Luisa.
Giunse finalmente il giorno desiderato.  Mia zia, per premiarmi di una buona azione fatta, mi condusse a casa di Luisa.  Fu per me un incontro indimenticabile, che ri-marrà sempre scolpito nella mia mente:  appena entrai nella sua stanzetta, davanti ai miei occhi di bimbo, apparve una vecchietta dallo sguardo dolcissimo e pene-trante, tutta vestita di bianco, seduta su un letto, che lavorava a tombolo.  Luisa mi sorrise dolcemente, mi chiamò accanto a sé e mi parlò di tante cose.  Non ricordo bene tutte le sue parole, ma so che mi parlò di Gesù bambino e mi chiese di fare un fioretto per Lui:  “Oggi è Domenica, a casa mangerai la carne, lascerai per amore di Gesù un po’ di carne e vedrai che Gesù ti vorrà sempre bene e…”.
Questo primo incontro con Luisa Piccarreta rimarrà nella mia vita punto di riferimento nei sentieri, non sempre fioriti, della mia giovinezza e del mio sacerdozio.
 A questo primo incontro ne seguirono molti altri, e sempre più familiari.  Infatti quando divenni più grande, da poter andare da solo per strada, mi recavo nella casa di Luisa per diverse commissioni:  portavo dei fioroni freschi, appena raccolti in campagna da mio padre.  Altre volte mi recavo in compagnia di mia sorella Gemma, che, per un periodo di tempo, andò da Luisa quasi ogni giorno per apprendere il lavoro del tombolo, e stando nella stanzetta della pia donna il nostro ufficio era quello di raccogliere da terra gli spilli caduti durante il lavoro a tombolo a zia Rosaria e a Luisa.  Tra me e mia sorella si creava una gara a raccogliere gli spilli, sotto gli occhi compiaciuti e benevoli di Luisa, che tutte le volte ci premiava col regalarci dei Santini.
 Questi sono stati gli incontri più caratteristici e i ricordi più belli della mia infanzia.
 A questi ricordi personali non posso non aggiungere quello che scrive un autorevole testimone, Mons. Don Luigi Doria, Arciprete di Corato e Vicario generale della Arcidiocesi di Trani, altissima figura di Sacerdote e di Pastore di anime:

 “Ancor piccolo, sentivo ripetere il nome di una don-na che da oltre 40 anni trovavasi sempre a letto.  Anche mia madre si era affezionata e ne parlava spesso.  Specie nei momenti di dolore, oppressa, correva da Lei per raccomandarsi alle sue preghiere.  Dopo vent’anni sono tornato a rivedere quest’anima, l’ho trovata sempre uguale, placida e sorridente, coi fusetti del tombolo tra le mani per lavorare e con la corona tra le dita pronta alla preghiera.  Per tutti coloro che l’hanno vista aveva sempre sulle labbra la dolce parola della ‘Volontà di Dio’ e sapeva infondere in tutti la pace dell’anima e della coscienza, il sorriso nella famiglia”.
  Entrando nella sua stanzetta e volgendo lo sguardo a destra, il visitatore si trovava dinanzi ad un letto, circondato da una tendina.
Su questo letto giaceva una donna di circa set-tant’anni, sempre serena e fresca come una Pasqua.  Pic-cola nella statura, occhio vivace, sguardo penetrante, con la testa lievemente piegata verso destra, questa vergine vi-veva sola con la sorella.  Mai un lamento, mai un atto d’ira.  La si vedeva sempre seduta, appoggiata su tre cu-scini, avendo dirimpetto, appeso al ferro della tendina, un Crocifisso, su cui voleva modellare la sua intera esistenza.
Alzando il velo della tendina si vedeva un altare, sul quale ogni mattina un sacerdote celebrava l’incruento sa-crificio della Messa.  Vicino, un armadio per deporre i paramenti sacri.  Nulla di più, eccetto un balcone, sul quale, di tanto in tanto, lei, seduta sul suo lettino, prendeva un po’ d’aria e di sole. Settant’anni di letto!  Un’intera lunga esistenza.
 Ebbene, quest’anima dal 1878 al 1947 ha trascorso la sua esistenza nella solitudine, nella sofferenza, nel si-lenzio e nella preghiera.
Quest’anima aveva un nome da molti conosciuto:  Luisa Piccarreta, chiamata anche “Luisa, la Santa”.


INFANZIA DI LUISA


  Luisa era una ragazza vivace e robusta come tante ragazze di quelle famiglie sane e patriarcali, che ancora resistono nel nostro ambiente, che amano vivere in aperta campagna tra il profumo dei timi, il belare delle pecore e l’armonia degli animali domestici, che popolano ancora i nostri caseggiati.
  La nostra Puglia, austera e rude, laboriosa e sobria, riflette l’indole dei suoi abitanti.  Una terra tenace, una terra con cuore di pietra, nella quale Dio sembra che colga l’antica promessa…  “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.  Porrò il mio Spirito dentro di voi e farò sì che camminiate nei miei statuti e che osserviate e mettiate in pratica le mie leggi”.  (Ez. 36, 26-27).
  Infatti il Signore ha benedetto questa terra, donando numerose anime, che hanno, in questi ultimi tempi, chia-mato a Dio numerosissime folle di fedeli.  Tutti ricordiamo Padre Pio di Pietrelcina che ha trasformato il sasso del Gargano in un faro di luce per credenti e non credenti.
  In questo piano meraviglioso di Dio non ultima si inserisce Luisa Piccarreta “La Piccola Figlia Della Divina Volontà”.
Luisa nacque a Corato in provincia di Bari la mattina del 23 Aprile 1865.  I suoi genitori, Vito Nicola Piccarreta e Rosa Tarantino, ebbero quattro figlie:  Maria, Rachele, Luisa ed Angela.  Luisa nacque la domenica mattina in Albis (la prima domenica dopo Pasqua) e per la famiglia questo evento fu lieto presagio e, nella gioia, il suo papà, la sera stessa, la condusse in chiesa, ove le fu amministrato il Santo Battesimo.
  Sulle ginocchia della madre e del suo caro papà, Luisa imparò i primi elementi della fede.  I suoi genitori furono per lei i primi testimoni di quella fede robusta e chiara che forma la ricchezza vera delle nostre famiglie.
Luisa nei suoi teneri anni fu di temperamento alquanto pauroso, ma ciò era la conseguenza di alcune visioni (Luisa chiama sogni) dello spirito del male, che la terrorizzava continuamente, tanto da farla tremare e sudare freddo.  Lei cercava di superare questo stato d’animo nel nascondersi dietro il letto o nel rifugiarsi tra le braccia materne, ove si sentiva sicura.  Queste cose le accadevano specialmente quando con tutta la famiglia si recava alla masseria, chiamata “Torre Disperata”, situata nel territorio delle Murge, a 27 chilometri da Corato.
  Chi conosce questi luoghi può apprezzare la solennità del silenzio che ivi regna e le colline assolate, spoglie e pietrose.  Luisa, quando era assalita dallo spirito del male, in quella solitudine, ricorreva alla preghiera e pregava incessantemente la Vergine Santissima, a cui chiedeva con lacrime e fiducia filiale, di essere liberata da tale angoscia.  La sua prima infanzia trascorse così, amareggiata ed infelice, da vivere sempre appartata, senza prender mai parte a quei giochi innocenti tanto caratteristici dei bimbi.
  La Divina Provvidenza conduceva questa bimba per tali sentieri misteriosi in modo che Luisa non conobbe nessuna gioia, fuorché Dio e la sua Grazia.  Infatti il Si-gnore le dirà un giorno:

  “Io girai e rigirai la terra, guardai una per una tutte le creature per trovare la più piccola fra tutte e fra tutte trovai te.  La tua piccolezza, la tua fragilità, mi piacque e ti scelsi.  Ti affidai non per farti grande, ma perché custodissero la tua piccolezza affinché il tuo cuore non si legasse a nessuna cosa.  Ora la mia Volontà ti farà più piccola e continuerai ad essere la piccola figlia della Divina Volontà”.
 Un giorno Luisa, mentre veniva assalita dallo spirito del male, si rivolse alla sua Mamma Celeste che benignamente le parlò:  “Luisa, perché tremi?  Nel tuo cuore c’è Gesù ed io ti copro con il mio manto celeste, perché dunque hai paura?  Chi è più forte?  Il tuo Gesù o il nemico infernale?  Non fuggire, ma resta qui a pregare e non aver più paura”.  Da quell’istante tutto scomparve, la serenità l’invase.  E nulla più le accadde.
  A nove anni Luisa col cuore colmo di gioia si accostò per la prima volta a Gesù Eucaristico e d’allora imparò a rimanere in preghiera e adorazione per ore intere davanti al Santissimo Sacramento nella sua parrocchia di Santa Maria Greca.
 A undici anni si fece figlia di Maria e con grande fer-vore diffondeva tra le sue coetanee la devozione alla sua Madre Celeste.
Questa sarà una delle caratteristiche fondamentali della sua spiritualità, tanto che un giorno scriverà libri di meditazione sulla Madonna (La Vergine Maria nel regno della Divina Volontà).
  La voce di Gesù portava Luisa al distacco completo di se stessa da tutti e da tutto;  a tale scopo, le diede come modello la vita umile, occulta e silenziosa della Divina Famiglia di Nazareth.  Luisa per tutta la sua vita sarà sottomessa alle cure e all’ubbidienza dei suoi confessori, ma – caso straordinario – essi non furono mai i suoi direttori spirituali.
Questo compito lo assunse Gesù in persona che la forgiò tra mille sofferenze e umiliazioni per farne poi un vaso di elezione e di Grazia e promuovere tra gli uomini il Regno della DIVINA VOLONTÀ.
CRISTO SOFFERENTE

A tredici anni Luisa, mentre si trovava in casa, sentì un chiasso enorme che veniva dalla strada, incuriosita si affacciò al balcone. Una terribile visione si presentò davanti ai suoi occhi:  
la strada era affollatissima di gente che inveiva, dei soldati armati che, frenando la folla, conducevano tre prigionieri e, tra questi, Luisa riconobbe Gesù, che portava la croce sulle spalle.  Afflitta e terrorizzata Luisa contemplava questo triste corteo, ma quando il Divino Condannato fu sotto il suo balcone alzò il capo e disse:  “Anima, aiutami!”
A quella scena Luisa lanciò un grido e perdé i sensi.
Fu questo avvenimento straordinario che segnò per Luisa una svolta decisiva nella sua vita perché fu in quel giorno che accettò il suo stato di vittima e di espiazione per i peccati degli uomini.



UMILIAZIONI E SOFFERENZE


  Accettato lo stato di vittima, Luisa quasi spesso viene a trovarsi in uno stato di completa incoscienza:  il corpo le si irrigidisce diventando duro come la pietra, tanto da non potersi né smuovere né alzare.  Fenomeni così particolari e unici, da essere considerati strani anche dai suoi stretti familiari, che inveiscono contro di lei e la umiliano continuamente.  Ciò però preoccupava immensamente tutta la famiglia, specialmente i genitori, che si affrettano a farla visitare dai medici, che rimangono muti ed interdetti davanti ad un caso clinico così straordinario, da non poter fare nessuna diagnosi.  Tutto ciò per Luisa era una prova di inaudita sofferenza a cui il Signore la sottoponeva.
  Quando le speranze dei medici furono tutte esaurite, la famiglia angosciata si rivolse all’ultima speranza:  i sacerdoti.
  Venne chiamato a casa Padre Loiodice, un sacerdote Passionista di santa vita, che si trovava in famiglia a causa della soppressione degli ordini religiosi, avvenuta dopo l’unità d’Italia.
Padre Loiodice si avvicinò al letto di Luisa, la bene-disse e con stupore di tutti riacquistò immediatamente le sue normali facoltà.  Questo fatto così straordinario pro-dusse la convinzione, in Luisa e nei suoi parenti, che Pa-dre Loiodice fosse un Santo.  Da quel giorno il Padre si recava da Luisa ogni volta che veniva chiamato dalla famiglia e tutte le volte immancabilmente la sua benedizione liberava Luisa dal suo stato di immobilità.
  Dopo poco tempo Padre Loiodice partì da Corato richiamato in Convento dai suoi superiori.  Questa notizia produsse molto dolore sia alla famiglia che a Luisa, che così si lamentava col suo Gesù:  “Perché quando vieni in me provochi tutte queste cose? Non possiamo volerci bene, senza che gli altri ne sappiano nulla? Abbi pietà di me!  Liberami da questa tremenda umiliazione”.
Ma Gesù rispondeva:  “Non mi hai promesso di soffrire per Me? Ed ora lasciati condurre da Me per le vie della sofferenza”.
Alla partenza di Padre Loiodice fu chiamato un altro sacerdote che la benedisse e con stupore del sacerdote stesso e di tutti i presenti, Luisa riacquistò la sua normalità.  Questo fatto produsse in Luisa la convinzione che tutti i sacerdoti fossero santi.  Un giorno però il Signore le disse:  “Non perché sono tutti santi - magari lo fossero! Hanno tutti questo potere perché sono sacerdoti, e tutti i fedeli sono sottoposti alla loro autorità sacerdotale da Me creata e voluta.  Tu devi essere sempre sottoposta alla loro autorità sacerdotale, devi sempre ubbidire, mai andare contro la loro volontà, poiché essi sono la continuazione del mio sacerdozio nel mondo.  La indegnità di alcuni non annulla il loro sacerdozio”.
Le umiliazioni e le sofferenze che Luisa dovette sop-portare in questo periodo furono inaudite;  da tutti era incompresa, considerata superba, falsa, imbrogliona, persona che voleva attirare su di sé l’attenzione.  Queste idee erano condivise anche dai suoi genitori che escogitavano tutti i modi, dai comprensivi ai violenti, per cambiare questa testa matta.  Le umiliazioni più tremende le ricevette dai sacerdoti.  Questi, chiamati dalla sua famiglia, per liberarla dal suo solito stato di immobilismo, si rifiutavano di andare e anche se andavano la coprivano dei più acerbi rimproveri.  Una volta la lasciarono in quello stato per ben 25 giorni.
       

DESIDERIO DI FARSI SUORA


  In questo periodo Luisa espresse ai suoi genitori il desiderio di farsi suora di clausura.  I genitori nell’appren-dere ciò si mostrarono categoricamente contrari.  Dietro sua insistenza, la mamma un giorno la condusse col calesse a Trani, dalle suore di clausura, ove ebbero colloqui con la madre superiora.  La mamma, avendo poca voglia che la sua piccola Luisa si chiudesse in un monastero, spifferò con estrema chiarezza tutti i difetti e fenomeni strani della propria figliola, aggiungendo che essa era una ragazza malaticcia e debole di salute.  Questi particolari, logicamente, provocarono un netto rifiuto da parte della superiora, che bruscamente la licenziò, dicendo che, essendo la vita del monastero molto dura, la sua salute non avrebbe sopportato la regola monastica.
Così Luisa tornò a Corato con il cuore gonfio di tri-stezza e di malinconia, sfogando con Gesù il suo rammarico:  “Non mi avevi promesso che sarei stata suora?”  Il Signore le rispose:  “Tu sarai monaca, la vera monachella del mio Cuore, sarai chiusa in una stanza senza mai muoverti ove pregherai e soffrirai e starai sempre vicino a Me”.
Così fu.  Luisa rimase inchiodata al suo letto di dolore per circa settant’anni.



IL CALVARIO


 La famiglia, vedendo che Luisa deperiva sempre di più giorno per giorno, decise di portarla in campagna nella propria masseria per rimetterla in salute.  Lì il Signore l’attendeva per farla passare ad un nuovo stato di vita.  Un giorno, mentre meditava tra il silenzio solenne della campagna murgese, il maligno le diede l’ultimo assalto, tanto violento da farle perdere completamente i sensi.  Ridotta in uno stato pietosissimo, ebbe la visione di Gesù penante per i peccatori, e vinta dalla Grazia, acconsentì pienamente alla Volontà Divina, accettando lo stato perenne di vit-tima a cui Gesù e la Vergine SS. la chiamavano.
 Aveva appena sedici anni:  e da questa età iniziano quelle atroci sofferenze che la immobilizzeranno per tutto il resto della sua vita sul letto di dolore.  Sempre in questa masseria, un giorno Luisa perdette di nuovo i sensi non per opera del maligno, ma per volere di Gesù, che la fece partecipare ai dolori della Sua Passione.  Riavutasi dalla estasi, Luisa avvertì grande ripugnanza per qualsiasi cibo, per cui rifiutava tutto e se qualche volta, costretta dai familiari, mangiava qualcosa, la rimetteva immediatamente.  I familiari attribuivano ciò ad un nuovo ed inaudito capriccio, di conseguenza ebbe a soffrire nuovi ed acerbi rimproveri.  Ciò però era volere di Dio, che preparava Luisa a vivere solo della Volontà Divina, in modo che, solo questa, fosse l’unico suo cibo.  Infatti questo fenomeno straordinario durò fino alla sua morte.
 Luisa infatti mangiava pochissimo, una sola volta al giorno per ubbidienza al suo confessore, ma subito dopo rimetteva il cibo, dolcemente, intero, fresco e profumato.
Scrivo queste parole e confermo questo fenomeno poiché ne sono stato spettatore.  Un giorno trovandomi in casa di Luisa, mia zia Rosaria Bucci, la sua fedele e silenziosa confidente, preparò da mangiare per quattro persone:  per lei, per me, per Angelina, sorella di Luisa, e per Luisa.
 Io rimasi meravigliato nel vedere che il pranzo di Luisa si riduceva a 4 o 5 orecchiette (classico cibo pugliese), un piccolissimo grappolo d’uva che io stesso un’ora prima avevo portato;  il tutto messo in un piccolo piatto.  Mia zia, messo il formaggio sul pasto, mi disse:  “Portalo a Luisa”.  Io, meravigliato di questo strano pranzo, portai nella stanzetta di Luisa il cibo.  Lei mi accolse con un sorriso, poggiò il piatto sull’apposito tavolino da letto e, fattosi il segno della croce, cominciò a mangiare.  Luisa, avvertendo il mio stato di sbalordimento, mi sorrise ancora, staccò un acino d’uva e me lo porse.  Quando Luisa finì il pranzo (per modo di dire) suonò un piccolo campanello e subito si presentò mia zia portando tra le mani un piccolo vassoio.  Qui in-cominciò la scena che non potrò scordare mai:  Luisa rimise tutto in modo strano, questo perché io non avvertii nessuna ripugnanza, anzi uno strano profumo si diffuse nella stanza.  Mia zia, tolto il tavolino dal letto, chiuse le persiane e disse:  “Vieni Peppino, andiamo a mangiare, perché Luisa deve dormire”.  Il cibo, rimesso da Luisa, mia zia lo portò a tavola e lì rimase per tutto il tempo del pranzo, mentre io contai tutte le orecchiette, erano sei e tutti gli acini d’uva interi e lucidi ed erano precisamente undici.
Questo fatto mi rimase così impresso che, finito il pranzo, di corsa mi recai a casa e raccontai tutto a mia madre, che non mostrò alcuna sorpresa perché era già a conoscenza del fenomeno.  Ricordo che disse questa frase:  “Benedetta Rosaria, quante volte le ho detto di portarmi qui quegli avanzi, ma non mi ha mai accontentata”.
 I confessori si opposero a questo nuovo prodigio, ordinandole di mangiare, anche se poco dopo rimetteva tutto.
 Fino all’età di 22 anni la vita di Luisa fu travagliata dal bisogno di donarsi perennemente al Signore e dalle atroci umiliazioni che le venivano dai familiari e special-mente dai sacerdoti che come già detto si rifiutavano di recarsi in casa per richiamarla alla normalità, quando veniva presa dal suo stato pietroso.
 Ciò entrava nel disegno Divino che, per Luisa, rappresentò una croce pesantissima da portare.  Il bisogno della potestà sacerdotale per dare e togliere le sue sofferenze costituì per Luisa la sua più grande sofferenza.  La mamma di Luisa, addoloratissima per le continue mortificazioni avute dai sacerdoti, che consideravano questi fenomeni stregoneria o al più pazzie di una ragazza esaltata, ricorse piangendo al vescovo del tempo, il quale, contro ogni aspettativa, prese interesse al caso e diede disposizione che i sacerdoti si recassero a casa di Luisa ogni volta che il caso lo richiedesse.  Dopo matura riflessione il vescovo credette opportuno delegare un confessore particolare, che, seccato di doversi recare continuamente, quasi tutti i giorni, a svegliarla dal suo stato particolare, le proibì che questo fenomeno si ripetesse.  Ma Nostro Signore intervenne direttamente a far cambiare la decisione del confessore, servendosi del colera che nel 1887 a Corato mieteva molte vittime.  Luisa chiese al suo confessore di continuare il suo stato di vittima, di riparazione e di espiazione in favore degli uomini.  Il confessore le diede il permesso a condizione che pregasse il Signore di far cessare il flagello del colera.
 Dopo tre giorni di sofferenze, per Luisa, rimasta im-mobile nel suo letto di dolore, il colera scomparve imme-diatamente.  Il confessore dovette piegarsi all’evidenza del prodigio.  Il vescovo delegò come confessore ordina-rio di Luisa una splendida figura di sacerdote, Don Michele De Benedictis a cui Luisa aprì minutamente la sua anima, mentre con gli altri sacerdoti questo non le era stato possibile. Lei stessa non si è mai potuto spiegare questo fenomeno.
  Don Michele, per capire bene quest’anima, le impose dei limiti alle sue sofferenze ed anzi nulla poteva fare senza il suo consenso, se fosse necessario doveva resistere anche al Signore.
 Un giorno Luisa chiese al confessore di soffrire nel letto per un certo tempo, circa quaranta giorni.  “Se ciò è volontà di Dio, rimani”, disse Don Michele, ma il letto non fu più abbandonato da Luisa, che aveva allora 23 anni nel 1888, e rimase inchiodata al letto, sempre seduta, per altri 59 anni, fino alla morte, che avvenne il 4 marzo 1947.
È da notare che fin allora Luisa, anche se aveva accettato lo stato di vittima, era rimasta a letto sempre saltuariamente, poiché l’obbedienza ai confessori non aveva mai permesso che essa potesse rimanere a letto in modo continuo.
 Don Michele, passati quaranta giorni, infastidito, anche lui, di andare ogni mattina a risvegliarla, le ordinò bruscamente di non cadere più in quello stato.  A nulla valsero le ragioni di Luisa che affermava che ciò era volontà espressa da Dio;  pertanto Luisa dovette resistere a Nostro Signore, per non cadere nel suo abituale stato pietroso.
Il Signore voleva però quest’anima tutta per Sé, per condurla nei sentieri delle sue grazie celesti.  Per convincere il confessore, il Signore rivelò a Luisa l’imminente guerra che sarebbe scoppiata tra l’Italia e l’Etiopia.
 Don Michele, sempre duro nel suo proposito, rimase scettico davanti a tale notizia, ma quale fu il suo stupore quando, giorni dopo, verificò l’esattezza dell’avvenimento.  Dobbiamo considerare che, a quell’epoca, i mezzi di comunicazione non erano patrimonio di tutti e, in un piccolo paese sperduto dell’Italia Meridionale, le notizie non giungevano con molta facilità, e ciò che si pensava a Roma, era sconosciuto ai più.  Don Michele, anche se riluttante, dovette piegarsi alla volontà di Dio per cui Luisa non abbandonò più il letto per tutto il resto della sua vita.
  Era capodanno del 1889.
  Nel 1898 Don Gennaro Di Gennaro fu il nuovo con-fessore delegato dal vescovo e rimase tale per 24 anni.
Per prima cosa Don Gennaro, “Sacerdote illuminato e prudente”, intuendo le meraviglie che il Signore opera-va in quest’anima, ordinò di mettere per iscritto tutto ciò che la Grazia di Dio operava in lei.
  Luisa non si aspettava certamente quest’ordine a cui doveva sottomettersi docilmente anche se urtava fortemente le sua umiltà.
  Luisa doveva scrivere tutto fin dall’inizio, nulla tralasciare, e doveva consegnare tutto ogni giorno a lui.  Luisa piangendo si sottomise;  le scuse di essere una donna illetterata (aveva frequentato fino alla II elementare) non ebbero successo:  il suo confessore fu irremovibile.  Così incominciò a scrivere i suoi volumi (36) in forma di diario;  era il 28 Febbraio del 1899, l’ultimo capitolo del 36° volume lo scrisse il 28 Dicembre del 1938.  Non scrisse più come cesso l’ordine di farlo.



IL DONO DI DIO




  Il Signore fa sapere a Luisa che le vuole elargire un dono straordinario:  IL DONO DEL DIVIN VOLERE.  Questa grazia particolare che Dio fa di Sé alla sua creatura costituisce un dono particolare e gratuito…
  Nel più completo silenzio e nel nascondimento di quest’Anima, Dio ha voluto inviare il messaggio della Divina Volontà, in cui lo Spirito Santo vuole rinnovare la faccia della terra:  il Regno di Dio sulla terra come in Cielo.  Ha inizio così nelle anime un nuovo evento di grazie, in cui Dio vuole arricchire l’umanità.  Siamo nel novembre del 1900.  Il secolo che vedrà le forze del male scatenarsi, i valori cristiani compromessi, la voce del Vicario di Cristo poco ascoltata, contestazioni a tutti i livelli.  Anche la Chiesa santa di Dio soffrirà il suo martirio silenzioso e davanti alle umane sciagure solo la Volontà di Dio sarà la sua forza nel suo cammino spinoso.  Il Signore dona proprio a questo secolo, così travagliato, un’era nuova che invaderà la sua Chiesa Santa e tutti gli uomini di buona volontà, in cui il trionfo della Grazia sarà l’ultima meta:  “Non temete:  Io sarò con voi fino alla consumazione dei tempi”.
  Per essere degna di questo dono meraviglioso, il Si-gnore comunica a Luisa come un’anima si deve predisporre:

  “Uniformità perfetta alla mia Volontà, perché mai potrai amarmi perfettamente se non MI AMI CON LA STESSA MIA VOLONTÀ:  anzi ti dico che amandomi con la stessa mia Volontà, giungerai ad amare Me stesso ed il prossimo con lo stesso mio modo di amare.
 L’umiltà profonda:  mettendoti innanzi a Me e alle creature come l’ultima di tutte.
 Purità in tutto, perché qualunque minimo mancamento contro la purità tanto nell’amare, quanto nell’operare, si riflette nel cuore e – questo – resta macchiato.
L’ubbidienza libera, che va uniformata alla mia Vo-lontà, riguarda sia i Superiori ch’Io vi ho dato sulla terra, sia l’ubbidienza che riguarda Me direttamente.  Tale ubbidienza non può essere separata, sia che riguardi Dio, sia che riguardi gli uomini, perché unico è il suo valore.  Come Io stesso ho agito sulla terra, tanto da sottomettermi agli uomini e al Padre, fino alla morte e alla morte di croce”.

Poi aggiunse:  “Sappi che d’ora in poi vivrai col mio Cuore, devi intendere a modo del mio Cuore, perché Io possa trovare in te le mie compiacenze.  Il tuo cuore non è più tuo ma Mio”.
Ciò avvenne il 22 novembre del 1900.  Questo dono così particolare di Dio non è prerogativa solo di Luisa, ma si deve estendere a tutti gli uomini che accettano questo nuovo evento di grazia.


LA VITTIMA


  Luisa non ha mai abbandonato il suo letto di dolore ed è rimasta nella posizione seduta per 64 anni continui, non contando i primi sei anni, senza che nel suo corpo si formassero piaghe, inevitabili in malattie lunghe.
  La mattina Luisa si trovava raggomitolata nel letto come impietrita, tanto che nessuno riusciva a smuoverla, finché non giungeva il confessore o un altro sacerdote che pregando la benediceva e Luisa cominciava a muoversi ed a sciogliersi;  così la sorella Angelina e la sua fedele Rosaria la rimettevano nella sua posizione abituale (cioè seduta) mentre il sacerdote iniziava la Santa Messa su un altare mobile che si trovava nella sua stanza.  Luisa assisteva alla Messa con molta devozione, si comunicava tutti i giorni e rimaneva in meditazione per circa due ore.  Dopo iniziava il lavoro del tombolo.  Molte ragazze frequentavano la sua casa ove lavoravano e pregavano con Luisa, e insieme meditavano la Passione di Gesù Cristo.  Ogni mattina Luisa, prima di iniziare la sua giornata, per ubbidienza, doveva leggere al confessore ciò che aveva scritto nella notte e consegnarglielo.  Ciò durò fino al 1938.  Da questi scritti scaturirono 36 volumi, alcuni dei quali pubblicati.
  Verso le ore tredici Luisa mangiava pochissimo cibo che puntualmente rimetteva;  dopo faceva alcune ore di meditazione;  quindi incominciava il suo lavoro ordinario.  Verso mezzanotte circa, Luisa incominciava a scrivere tutto ciò che il Signore aveva operato in lei in quel giorno.  Così terminava la sua giornata.  Questo tenore di vita durò fino alla sua morte.  Il 1922 il suo confessore, Don Gennaro, morì e gli successe, per ordine del vescovo, Francesco De Benedictis che morì nel Gennaio del 1926.  Allora il vescovo delegò il giovane sacerdote Don Benedetto Calvi, parroco di santa Maria Greca, che l’assistette fino alla sua morte.  Fu questa straordinaria figura di Sacerdote che raccolse con cure materne tutte le ansie, le gioie e le sofferenze di quest’anima privilegiata da Dio.
  Su Luisa si abbatterono tempeste inaudite che avrebbero fatto certamente crollare qualsiasi persona, ma che l’umiltà profonda, l’ubbidienza, la fede, cibo vero di quest’anima eletta, superarono.  Il suo confessore, le persone che le erano accanto, specialmente la sua fedele Rosaria, soffrirono tremendamente e, mentre i deboli la abbandonarono, esse le rimasero accanto con umiltà e fede finché l’opera di Dio non trionfò.


VERSO IL TRAMONTO


 Passata la tempesta, acquietatesi le acque, Luisa continuò la sua vita umile e silenziosa, sempre assistita con amore dalla sua fedele Rosaria e da tutte quelle anime che erano state conquistate dalla sua spiritualità, in particolar modo dalle sorelle Cimadomo.
 Fu in questo ultimo periodo che ebbi la singolare fortuna di conoscerla:  precisamente il mio contatto con Luisa va dal 1942 al 1947.  Luisa scrisse 36 volumi di altissima spiritualità alcuni dei quali ebbero molte edizioni e di diffusero nel mondo.
 All’età di 81 anni, dieci mesi e nove giorni, terminava la sua parentesi storica per proiettarsi in Dio.  Il lieto trapasso avvenne il 4 Marzo 1947, alle ore sei del mattino.
La sua malattia (bronchite), unico caso clinico vera-mente accertato, era durata appena quindici giorni.


FENOMENI STRAORDINARI
ALLA SUA MORTE


 Come si vede nella foto, il cadavere di Luisa sta seduti sul lettino, proprio come quando viveva;  né fu possibile distenderla con la forza di varie persone.  Rimase in quella posizione, per cui si dovette costruire una cassa tutta speciale.
 Il suo corpo non subì la rigidità cadaverica che a tutti i corpi umani segue appena morti.  Si poteva vedere in tutti i giorni che rimase esposta, alla vista di tutto il popolo di Corato e di moltissimi forestieri, venuti appositamente a Corato per vedere e toccare con le proprie mani il caso unico e meraviglioso:  poter, senza sforzo alcuno, muovere il capo in tutti i versi, alzare le braccia, piegarle, piegare le mani e tutte le dita.  Si potevano alzare anche le palpebre ed osservare gli occhi lucidi e non velati.  Luisa sembrava viva, come se dormisse, mentre un convegno di medici, appositamente convocati, dichiaravano, dopo attento esame del cadavere, che Luisa realmente era morta, e che quindi si doveva pensare a una morte vera e non ad una morte apparente, come da tutti si immaginava.  Si fu costretti, col consenso dell’Autorità civile, e del medico sanitario, di farla rimanere per quattro giorni, dico quattro giorni, sul lettino di morte, senza dare segno alcuno di corruzione, per soddisfare la folla che si accalcava, specie forestieri, che si riversava in casa anche con la violenza.
 Luisa diceva che era nata a rovescio perciò era giusto che la sua vita fosse a rovescio a confronto della vita delle altre creature.
Anche la sua morte fu a rovescio…  Restò seduta, com’era vissuta sempre, e seduta dovette andare al cimitero, in una cassa costruita appositamente, con i laterali ed i frontali di vetro, in modo che da tutti fosse vista, come una regina sul suo trono, vestita di bianco, col “FIAT” sul petto, la piccola figlia della Divina Volontà che il Signore volle togliere dal suo silenzio e dalla sua umiltà solo alla sua morte.
 Più di quaranta Sacerdoti, il Capitolo e il Clero locale erano presenti;  suore che a turno la portavano a spalla;  una folla immensa di cittadini era presente;  le strade, da dove passava il corteo, erano gremite fino all’invero-simile;  anche i balconi, i tetti delle case erano affollati di gente, ed il corteo a gran fatica procedeva.  Le esequie furono celebrate nella Chiesa Matrice dall’intero Capitolo.
  Tutto il popolo di Corato seguì la salma di Luisa fino al cimitero, ove ognuno cercò di portarsi a casa un ricordo dei fiori che avevano accompagnato e toccato la salma.
Pochi anni dopo la salma di Luisa fu traslata nella sua Parrocchia di Santa Maria Greca, ove attende in umiltà la sua glorificazione.



La Serva di Dio LUISA PICCARRETA
nacque a Corato (Ba - Italia) il 23 Aprile 1865
ed ivi morì il 4 Marzo 1947








 
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