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Pablo Martín Sanguiao - Divina Volontà : Fraternità - Figli del Divin Volere

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Pablo Martín Sanguiao

BIOGRAFIE

Prima Parte  

Prefazione

Questa nuova pubblicazione sulla venerata Serva di Dio, Luisa “la Santa”, “la piccola figlia della Divina Volontà”, propone e raggiunge un duplice fine: Anzitutto, arricchisce il tesoro di conoscenze della sua vita umana e carismatica, e in secondo luogo, ci mette a conoscenza del cammino compiuto, in questi 45 anni dalla sua morte 1, circa la posizione canonica, devozionale e popolare
nei suoi riguardi.
La prima, in una diretta e piena ubbidienza ai dettami del Santo Ufficio e della Congregazione delle cause dei Santi, ha ricevuto un significativo e favorevole criterio di giudizio con la Beatificazione del Padre Annibale di Francia, Fondatore delle due Famiglie religiose: dei Padri Rogazionisti e delle Figlie del Divino Zelo. Come è noto, il Beato Annibale fu il Direttore Spirituale di Luisa 2
e compilò la prefazione a diverse pubblicazioni della sua figliola spirituale nel Divin Volere. La seconda, quella devozionale, si va sempre meglio organizzando sia nel settore delle manifestazioni liturgiche e sia per quello della partecipazione cosciente, ammirata e ordinata, da parte dei fedeli. La terza riguarda il lavoro organizzativo dell’Associazione intitolata a Luisa, che si è stabilita negli stessi locali della sua indimenticabile abitazione, lodevolmente recuperata e arricchita di una Cappella e di locali di ufficio. Ecco, allora, il valore di attualità del libro del carissimo e venerato Padre Pablo Martín Sanguiao. Egli, anzitutto, ha tenuto fede all’antico e nobile proverbio: “ex abundantia cordis os loquitur” (la bocca parla dall’abbondanza del cuore), e per questo ha manifestato gioiosamente i suoi sentimenti di fede, di ammirazione e di gaudio per la vocazione e missione prestigiosa di Luisa ricevuta dal Divino Redentore. Perciò egli l’ha scelta come sole del suo zelo religioso e con la presente pubblicazione è divenuto apostolo e guida della sua vita di sofferenza e di fedeltà.
Lo vogliamo ringraziare, per questo, con la promessa di una fervida preghiera a Luisa perché, dall’alto dei Cieli faccia discendere sulla sua persona e suo apostolato grazie e benedizioni particolari da parte di Gesù e della Vergine Maria.

† Giuseppe Carata
Arcivescovo Emerito di Trani – Nazareth


1 - Questa “Prefazione” o Presentazione del compianto Arcivescovo di Trani, Mons. Giuseppe Carata, fu scritta nel 1992 per la pubblicazione di questo libro, nella sua prima edizione, fatta da “Edizioni Segno”, di Udine.
2 - Il Padre Annibale Maria Di Francia non fu propriamente direttore spirituale di Luisa, ma soltanto Confessore straordinario. Pubblicò in quattro edizioni “L’Orologio della Passione di N. S. Gesù Cristo”, scritto da Luisa dietro sua richiesta. Fu nominato Censore ecclesiastico dei suoi Scritti, dei quali esaminò i primi 19 volumi, che ebbero il suo “Nihil Obstat” e “l’Imprimatur” dell’Arcivescovo. Il Papa Giovanni Paolo II, adesso Servo di Dio, il 7 Ottobre 1990 lo proclamò Beato, e Santo il 1° Giugno 2004.

“Luisa, la Santa”

“Ancor piccolo 3, sentivo ripetere il nome di una donna che da oltre quarant’anni trovavasi sempre a letto. Anche mia madre si era a lei affezionata e ne parlava spesso. Specie, nei
momenti del dolore, oppressa, correva a lei per raccomandarsi alle sue preghiere. Dopo
vent’anni son tornato a rivedere quest’anima e l’ho trovata sempre uguale: placida e sorridente, coi fusetti del tombolo tra le mani per lavorare o con la corona tra le dita, in segno di preghiera. Per tutti coloro che l’hanno vista e visitata aveva sempre sulle labbra la dolce parola della Volontà di Dio e sapeva infondere in tutti la pace dell’anima e della coscienza, il sorriso nella famiglia.
Entrando nella sua stanzetta e volgendo lo sguardo a destra, il visitatore si trovava dinanzi ad un letto, circondato da una tendina. Su questo letto giaceva una donna da circa settant’anni, sempre serena e fresca come una pasqua. Piccola nella statura, occhio vivace, sguardo penetrante, con la testa lievemente piegata verso destra, questa vergine viveva sola con la sorella. Mai un lamento, mai un atto di ira. La si vedeva sempre seduta appoggiata su tre cuscini, avendo dirimpetto, appeso al ferro della tendina, un crocifisso, su cui voleva modellare la sua intera esistenza. Alzando il velo della tendina si vedeva un altare, sul quale ogni mattina un Sacerdote celebrava l’incruento Sacrifìcio della Messa. Vicino, un armadio per deporre i paramenti sacri. Nulla più, all’infuori di un balcone sul quale   di tanto in tanto, lei, seduta sul suo lettino, prendeva un po’ d’aria e di sole. Settant’anni di letto! Un’intera lunga esistenza. Ebbene, quest’anima, dal 1878 al 1947, ha trascorso la sua esistenza nella solitudine, nelle sofferenze, nel silenzio e nella preghiera. Quest’anima aveva un nome da molti conosciuto: Luisa Piccarreta, chiamata “Luisa, la Santa”.
3
- Scrive un testimone così autorevole quale fa Mons. Don Luigi D’Oria, Arciprete di Corato.


Infanzia di Luisa

Luisa non sempre era stata nel letto. I suoi primi anni furono in continuo movimento, perché era sana e robusta; di quella robustezza delle antiche famiglie patriarcali che vivevano i loro anni nell’aperta campagna, tra il profumo dei timi ed il belar delle pecore. La terra pugliese, austera e rude, laboriosa e sobria, riflette l’indole dei suoi abitanti... Una terra tenace, una terra con cuore di pietra, nella quale Dio volle realizzare la sua antica promessa: “...Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno Spirito nuovo; toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio Spirito dentro di voi e farò sì che camminiate nei miei statuti e che osserviate e mettiate in pratica le mie leggi” (Ez. 36, 26-27). Luisa venne alla luce in Corato, terra di Bari, e lì è vissuta e santamente si è spenta. Il nome di Corato si direbbe che venga da “Cor datum” (“Cuor dato”). Ammirabile Provvidenza divina, che dispose che sullo stemma della città figurasse un cuore in mezzo a quattro torri che lo custodiscono... Sì, perché è la terra dove Dio ha voluto dare il suo Cuore, cioè il suo Volere Divino, ad una creatura, e dove essa ha dato il proprio cuore al suo Signore...
La mattina del 23 Aprile 1865, Domenica “in Albis”, nacque Luisa; la sera stessa fu battezzata. È la domenica che segue la Pasqua. Vale la pena notare che settant’anni più tardi Nostro Signore domandò, per mezzo di Santa Faustina Kowalska, che in tale domenica fosse celebrata la festa della Divina Misericordia; e che ancora 60 anni dopo, proprio il 23 Aprile 1995, il Papa Giovanni Paolo II ha stabilito che in questa domenica sia solennemente festeggiata. Ottenerla in favore degli uomini fu appunto la prima missione di Luisa come vittima. E lei racconta che era nata “al rovescio”, ma che sua madre non soffrì nulla nel parto; “tanto che io –dice– negli incontri e circostanze della mia povera vita sono solita di dire: nacqui al rovescio! È giusto che la mia vita sia al rovescio della vita delle altre creature!”. E anche la sua morte fu al rovescio di quanto avviene agli altri, come vedremo dai fenomeni straordinari accaduti al suo corpo, al morire il 4 Marzo 1947.

Particolare del Registro dei Battezzati, riguardante Luisa.
Dice così: n. 366 – Luisa Piccarreta, figlia dei Coniugi Vito Nicola di Carlo e Rosa Tarantini del fu Andrea, nata nel dì ventitré aprile 1865, ad ore 10, e nello stesso dì battezzata dal coadiutore don Carlo Loiodice, tenuta al Sacro Fonte da Giuseppe Piccarreta di Carlo.

I suoi genitori, Vito Nicola Piccarreta e Rosa Tarantini, di Corato entrambi, ebbero cinque figlie: Maria, Rachele, Filomena, Luisa e Angela. Queste due ultime non si sposarono e, dopo la morte dei genitori, rispettivamente la mamma il 19 Marzo e il papà il 13 Aprile 1907, Angelina restò sempre ad accudire Luisa. Nella tenera età di tre o quattro anni, fino ai dieci 4, la piccola Luisa era paurosa di temperamento; non sapeva restare sola, né andare da nessuna parte da sola, ma ciò era causato dai sogni di paura che in quella sua infantile età ogni notte faceva. Sognava il demonio, che la spaventava, la faceva tremare, sudare freddo, e lei si nascondeva, fuggiva in braccio alla mamma e restava così durante il giorno con l’impressione dei sogni e di una tale paura, che le sembrava come se da tutte le parti il demonio volesse uscire... Perfino quando andava coi genitori alla masseria della famiglia –un podere agricolo a circa 27 km. da Corato, masseria chiamata “Torre Disperata”, nelle Murge–, non poteva restare sola neanche in giardino, perché il soffio del vento o il muoversi dei rami degli alberi le facevano pensare che lì sopra ci fosse il demonio.
4
- Racconta Luisa nel quaderno “Memorie dell’infanzia”, del 1926.

Per questo motivo, fin da quell’età, si abituò alla preghiera. Si raccomandava ogni giorno a tutti i Santi e le Sante che conosceva con altrettanti Padrenostri e Ave Maria, affinché la liberassero dai sogni... Cominciò anche a svegliarsi in lei una tenera e profonda devozione alla Madonna, che lei chiamava “la Mamma Celeste”
; qualche volta pure La sognava, che le scacciava il demonio. Una volta, in particolare, le disse: “Piangi, figlia mia, che è morto mio Figlio”. Luisa rimase scossa e piena di compassione. Ma la sua infanzia, lei dice, trascorse così amareggiata e infelice. Nemmeno giocava con le altre bambine o con le sue sorelline, a causa della lungaggine delle sue preghiere; sicché restava un po’ in disparte, senza discostarsi troppo però, a causa della paura. Non voleva prendere parte né a feste né a quei divertimenti, anche innocenti, che si usano nelle famiglie. Il suo temperamento vergognoso le rendeva estranee tutte le cose e la metteva in croce, se veniva costretta a partecipare o se sua madre la portava a far visita ai parenti. Se poi qualche persona veniva a casa sua, Luisa scompariva fino a quando la chiamavano e le dicevano che i visitatori se ne erano andati; nel frattempo era rimasta nascosta dietro un letto, raccolta in preghiera. Ricordando tutto ciò, un giorno Gesù le disse: “Figlia mia, anche la vergogna con cui ti circondai nella tua tenera età fu una delle più grandi gelosie d’amore per te. Non volevo che in te entrasse nessuno, né il mondo, né le persone; volevo renderti estranea a tutti; a nessuna cosa volevo che tu prendessi parte e che ti facesse piacere, perché avendo stabilito fin da allora che dovevo formare in te il Regno del Fiat Supremo e dovendo tu prendere parte alle sue feste e alle gioie che in Esso ci sono, era giusto che nessun’altra festa tu godessi e che dei piaceri e divertimenti che ci sono sulla terra ne dovessi restare digiuna. Non ne sei contenta?” E Luisa dichiara: “Ma ad onta che ero vergognosa e paurosa, ero di temperamento vivace, allegra: saltavo, correvo e facevo anche delle impertinenze”. Luisa mai emerse in nessun aspetto naturale. Tutta la sua vita fu una bambina piccola piccola. Nulla conobbe all’infuori di Dio, e il mondo non la conobbe; nulla di umano in lei che attirasse l’attenzione. Un giorno Gesù le doveva dichiarare: “Senti, Io girai e rigirai la terra; guardai una per una tutte le creature per trovare la più piccola fra tutte, e fra tante trovai te, la più piccola fra tutti. La tua piccolezza Mi piacque e ti scelsi; ti affidai ai miei angeli, affinché ti custodissero, non per farti grande, ma perché custodissero la tua piccolezza; ed ora voglio incominciare la grande opera del compimento della mia Volontà. Né con ciò ti sentirai più grande, anzi la mia Volontà ti farà più piccola, e tu continuerai ad essere la piccola figlia del tuo Gesù, la piccola figlia della mia Volontà”. (Vol. 12°, 23-3-1921)

La voce di Gesù

Nove anni aveva Luisa quando fece la prima Comunione. Fu la Domenica “in Albis” del 1874; quello stesso giorno ricevette il Sacramento della S. Cresima. Luisa si era preparata da molto tempo; aveva frequentato la chiesa Matrice per meglio imparare le nozioni catechistiche e negli esami si mostrò superiore alla sua età, essendo a lei assegnato il premio. L’Arciprete, Don Filippo Furio, rivolse ai piccoli neocomunicandi parole calde di fede e di amore verso il Masseria di “Torre Disperata”, dove Luisa visse lunghi periodi della sua infanzia e adolescenza con la sua famiglia e dove ebbe le prime esperienze soprannaturali. Prigioniero Eucaristico. La piccola Luisa pianse di tenerezza e con grande devozione si accostò per la prima volta a ricevere Colui che doveva farla sua Vittima ed Ostia vivente. Da Trani era venuto l’Arcivescovo e si approfittò per impartire la S. Cresima a coloro che si erano dimostrati buoni e preparati. Tra i primi fu la Luisa.5
L’Eucaristia diventò per lei la sua passione predominante e in Essa accentrò tutti i suoi affetti. Già a quell’età Luisa rimaneva le ore intere in chiesa (la sua parrocchia, S. Maria Greca) inginocchiata immobile, assorta in profonda contemplazione.
Si fece “figlia di Maria” a undici anni. E lei stessa racconta:
“Un giorno, mentre volevo pregare e meditare, la paura mi sorprese e stavo per ruggire in mezzo alla famiglia; mi intesi una forza nel mio intemo che mi tratteneva e sentii nel fondo dell'anima mia una voce che mi diceva: «Perché temi? C’è l’Angelo tuo vicino al tuo fianco, c’è Gesù nel tuo cuore, c’è la Mamma Celeste che ti tiene sotto il suo manto; perché dunque prendi paura? Chi è più forte: l’Angelo tuo custode, il tuo Gesù, la tua Mamma Celeste, o il nemico infernale? Perciò non fuggire, ma resta e prega e non aver paura».”
In questo modo Luisa acquistò tanta forza, coraggio e fermezza, che la paura scomparve e cessarono pure gli incubi notturni. D’allora in poi –aveva sui dodici anni– incominciò a sentire la voce intema di Gesù, soprattutto quando Lo riceveva nella S. Comunione. Gesù, atteggiandosi a Maestro, ora la correggeva, ora la rimproverava, ora l’ammaestrava e le spiegava la meditazione. “Fin d’allora –scrive Luisa– nel mio interno l’amabile Gesù mi faceva lezione sulla Croce, sulla mansuetudine, sull’ubbidienza, sulla sua Vita nascosta...”
Gesù fu geloso di affidare a nessun uomo il compito della direzione e dell’educazione spirituale di Luisa, perché in lei doveva formare appunto l’Opera della Santità delle santità, la sua personale Opera di dare inizio sulla terra al Regno della Divina Volontà. Pertanto, sebbene Luisa si trovò sempre in ubbidienza, affidata alla cura dei suoi Confessori –nella sua vita furono quattro quelli designati dai vari Arcivescovi, più Sant’Annibale di Francia, a modo di Confessore straordinario–, essi non furono mai per lei direttori spirituali. Questo fu solo Gesù in persona. 6
La voce interna di Gesù portava Luisa al distacco di se stessa e di tutto; a tale scopo le diede come modello la vita occulta della Sacra Famiglia a Nazaret. La vita nel Volere Divino, che anni dopo insegnerà Gesù a Luisa, è la ripetizione della Vita inferiore di Gesù, vissuta specialmente nell’ambito di Nazaret e in quello della sua SS. Passione. E non è per caso che il nome dell’Archidiocesi a cui appartiene Corato è di “Trani-Nazaret”.


5
- Queste notizie sono tratte da una bozza di “Biografia”, scritta da Mons. D’Oria, Arciprete di Corato.
6
- L’anima che vive nel Volere Divino, dice Gesù, “nessuno potrebbe essere abile nel guidarla, perché non conoscendo il mare della Divina Volontà non può conoscere il modo come guidarla, né Io Mi fiderei di nessuno; al più scelgo la guida come spettatore ed ascoltatore dei grandi prodigi che compie il mio Volere”. (Vol. 13°,28.11.1921).

“Tu sarai la vera monacella del mio Cuore”

Luisa aveva frequentato la scuola delle Suore dell’Immacolata Concezione (dette “d’Ivrea”) e aveva fatta la prima (o forse la seconda) elementare. Un affetto un po’ particolare per loro si era svegliato in Luisa, un affetto o attaccamento umano che Gesù amaramente le rimproverava e che fu il primo e l’ultimo in vita sua. In quegli anni, lei dice, aveva quasi una smania di voler farsi suora e desiderava essere una di quelle che conosceva; ma Gesù la fece ben presto finire, permettendo che trovasse una delusione... Le parlò del Suo amore e dell’incostanza dell’amore delle creature, di come voleva che assolutamente la finisse, e infine soggiunse: “... Quando un cuore non è vuoto, Io lo rifiuto, né posso incominciare il lavorio che ho disegnato di fare nel fondo dell’anima”. Ai suoi desideri di vita religiosa, Gesù rispondeva rassicurandola: “Sì, ti contenterò; vedrai che sarai suora”. Ma la famiglia era contraria, specialmente sua madre, che diceva che la avrebbe contentata se avesse voluto farsi suora di clausura, ma non di vita attiva. Aveva sui 14 anni quando andò con la mamma a Trani, a domandare l’ammissione presso le Clarisse del monastero di San Giovanni (di clausura), ma non fu accettata, perché sua madre riferì le strane cose che le accadevano e, soprattutto, la precaria condizione fisica di Luisa. Anni dopo, ridotta Luisa a languire in un letto, nella sua condizione di Vittima volontaria, lamentandosi con Gesù Gli diceva: “Eppure mi dicevi la bugia, mi davi la burla, promettendomi che dovevo giungere a farmi suora”. Ma Gesù molte volte l’assicurò che le aveva detto la verità, dicendole: “Io non so né ingannare né burlare. La chiamata che Io facevo a te era più speciale: chi mai col farsi suora, anche nelle religioni più strette, non può camminare, non può prendere aria, non può godere di nulla? E quante volte nelle religioni fanno entrare il piccolo mondo e si divertono magnificamente? Ed Io resto come da parte... Ah, figlia mia, quando Io chiamo ad uno stato, so Io come realizzare la mia chiamata. Il luogo è per Me indifferente, l’abito religioso per Me dice nulla, quando nella sostanza l’anima è quello che dovrebbe essere se fosse entrata in religione; e perciò ti dico che sei e sarai la vera monacella del Cuor mio”.

Quello che manca alla Passione di Cristo”

Viveva 13 anni quando l’inattesa visione di Gesù portando la Croce venne a segnare una svolta nella vita di Luisa. Lei stessa racconta:
“... Così, incoraggiata da Gesù, mi diedi a meditare la sua Passione, che fece tanto bene all’anima mia, che posso ben asserire, senza timore di errare, che tutto il bene mi è venuto da questa fonte di grazia e di amore. D’allora in poi la Passione di Gesù si fece strada, non solo nel mio cuore e nel mio spirito, che sentiva al vivo la compassione, ma ancora, mercé questa considerazione, tutto il mio corpo veniva preso da tale orgasmo, da provare i dolorosi effetti della stessa Passione. Mi vedevo immersa in essa come in un mare immenso di luce, che con i suoi infuocati raggi tutta mi compenetrava nell’amore di Gesù, che tanto aveva patito per me... Altre volte, poi, Gesù stesso mi faceva la narrazione delle sue acerbe pene e dei dolori, da Lui sofferti per amor mio, che io ne restavo tanto commossa da piangere amaramente; e un giorno, più che mai, mentre lavorando consideravo le acerbissime pene di Gesù, sentii il mio cuore talmente oppresso da sentirmi mancare il respiro, e temendo che stesse per accadermi qualche male, volli distrarmi con l’uscire fuori del balcone. Ma cosa veggo io mai? In mezzo alla strada una folla immensa di gente che passava di sotto al balcone, conducente il mio mansuetissimo Gesù, con la Croce in sulle spalle, che veniva tirato or da una parteed ora dall’altra. Lo scorgevo affannoso, col Volto grondante sangue, ed in atteggiamento sì pietoso da intenerire le stesse pietre, allorché alzò gli occhi verso di me in atto di chiedermi soccorso. Chi può dire, ora, il dolore che provai in me, chi, l’impressione prodottami da scena sì straziante...?! Entrai subito nella mia stanza, non sapendo io stessa ove mi trovassi; il cuore me lo sentivo spezzare dal dolore e, piangendo dirottamente, fra me dicevo: “Quanto soffri, o mio buon Gesù! Potessi almeno aiutarti e liberarti da quei lupi così arrabbiati, o almeno soffrire io quelle tue pene, quei tuoi dolori e strapazzi in vece tua, per dare a Te il più grande sollievo! Deh, mio Bene, dammi il patire, perché non è giusto che Tu debba soffrire tanto per amor mio, ed io, peccatrice, starmi senza soffrire nulla per Te!”

D’allora in poi, e per sempre, si accese in Luisa una brama ardentissima di patire per amore di Gesù. Incominciarono allora per lei le prime sofferenze fisiche, sia pure nascoste, della Passione di Gesù. In più, Nostro Signore la privò di ogni consolazione e grazia sensibile, lasciandola sola in mezzo a pene amarissime... Esse furono talmente intense, da ripercuotere nella sua salute fisica. La famiglia se ne rese conto, ma le attribuì a malattia. Dovette perciò sottoporsi alle prime visite mediche, che non diedero alcun risultato.

La casa dove Luisa visse per molti anni, fino al 1928. Da questo balcone vide passare Gesù portando la Croce. Adesso è sede della Pia Associazione “Luisa la Santa”, in via Nazario Sauro, oggi via Luisa Piccarreta,

  Mancandole Gesù, le mancava tutto. Le stesse creature –l’acqua, il fuoco, le piante, i fiori, il sole, le stesse pietre della sua stanzetta–, che nel loro muto linguaggio così eloquentemente le parlavano del loro Creatore, del suo unico Bene Gesù, la stuzzicavano in desideri tali da convertire tutto in amarissima pena, e nel guardarle un pensiero subito le diceva: “Ah, queste sono opere del tuo Sposo! Ah, loro ho il bene di vederle, e Lui non lo vedo! Deh, opere del mio Signore, datemi notizie, ditemi dove si trova! Mi disse che presto sarebbe venuto, ma chi sa quando!”.
   Sono gli stessi lamenti struggenti con cui in molti passi dei suoi scritti si esprime letteralmente come la Sposa del “Cantico dei cantici”: Sul mio giaciglio, lungo la notte, ho cercato l’Amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato... Avete visto l’Amato del mio cuore?”
(3,1-3) “...Ho aperto allora al mio Diletto, ma il mio Diletto già se ne era andato, era scomparso. Io venni meno per la sua scomparsa. L’ho cercato, ma non l’ho trovato, l’ho chiamato, ma non m’ha risposto” (5,6). È da escludere che lei avesse letto questo libro.
Solamente durante la Comunione si faceva di nuovo sentire la voce di Gesù; ma dovendo stare lunghi periodi con la famiglia in campagna, anche di questo era priva. Ad ogni modo, vedere o sentire Gesù non dipendeva dal suo desiderio, come è evidente nel suo diario. Passato quel periodo, Gesù riprese amorosamente a parlarle, ad istruirla e a prepararla a una terribile lotta coi demoni...
     Dopo averla rassicurata, Gesù le raccomandò soprattutto la costante preghiera (“ancorché tu avessi a soffrire pene di morte”)
, l’ubbidienza assoluta al Confessore e il coraggio e l’intrepidezza nella battaglia... Essa durò tre anni, dice Luisa, dai 13 ai 16 anni, quando accettò di essere vittima, e avendola combattuta sia nell’anima che nel corpo, resistendo agli assalti, alle suggestioni, alle tentazioni e ai tormenti del nemico infernale, terminò poco per volta.
La famiglia, vedendola molto sciupata, volle portarla in campagna per rimetterla in salute.
Ma Dio la attendeva lì, “nel deserto”, per farla passare ad un nuovo stato di vita.

Luisa Vittima

Stando in campagna, un giorno i demoni le diedero l’ultimo assalto, tanto violento e penoso che Luisa perdette i sensi; era la prima volta che ciò le accadeva. Ridotta così, ebbe una nuov a visione di Gesù coronato di spine e schiaffeggiato dalle offese dei peccatori. Mossa allora internamente dalle sollecitazioni ed inviti amorosi della Grazia e vincendo il suo timore e ripugnanza, acconsentì pienamente alla Volontà Divina e accettò lo stato di vittima a cui la chiamavano Gesù e la Madonna addolorata. Aveva 16 anni. Ne seguì un nuovo periodo di grazie sensibili (visioni diverse di Gesù e di Maria SS.) alternate con sofferenze da parte dei demoni e con partecipazione ai patimenti di Gesù. Si trovava un giorno con la famiglia nella masseria quando perdette i sensi, una seconda volta. Vide di nuovo Gesù penante, che le comunicò i dolori della sua corona di spine. Riavutasi, si trovò, a causa degli spasimi che provava, a non poter aprire la bocca né prendere cibo. Dovuto a questo, Luisa si vide nell’impossibilità di mangiare niente; i primi tempi, per spazio di due o tre giorni, ma poco dopo in modo continuo e definitivo, rimettendo sempre tutto e vivendo in una totale inedia (tranne che in alcuni brevissimi periodi) fino alla sua morte. Tale stato fu noto alla famiglia, che ignorava la causa. In questo modo, anche esternamente, il Signore preparava Luisa a vivere solo di Volontà Divina e a fare che Questa fosse il suo unico Cibo, insieme all’Eucaristia.7

7 - Nei primi tempi, il vomito avveniva ogni tre o quattro giorni; ma in seguito si produceva ogni volta che mangiava. Pochi minuti dopo aver mangiato, come in un singulto rimetteva tutto intatto e gradevole alla vista. Nel Volume 11° (29.9.1912) Luisa scrive: “…Sono rimasta impensierita, pensando al mio stato, ché prima prendevo pochissimo cibo ed ero costretta a rovesciarlo ed ora ne prendo di più e non rovescio…”, e lo  attribuisce a mancanza di mortificazione e a suo difetto, ma è perché, dopo averla purificata e distaccata dalle cose terrene, Gesù le dice, “Io la restituisco alla vita ordinaria, perché voglio che i miei figli prendano parte alle cose da Me create per loro amore, secondo la mia Volontà, non secondo la loro. Ed è solo per amore di questi figli, che sono costretto a nutrire gli altri”. (Lo stesso si vede nel Vol. 12°, 12.8.1918, dove parla del suo continuo rimettere che tanto la mortificava).

   La famiglia pensava che Luisa si fosse procurato questo stato perché non voleva più stare in campagna e che il suo rifiuto del cibo fosse soltanto un capriccio; quindi ricevette rimproveri e sofferenze da parte della famiglia. Ma essa, infine, per forza di cose, scoprì la verità. Ed ecco che un giorno, mentre Luisa si sente annientare e disfare di angoscia al solo pensiero che gli altri potessero accorgersi delle sue sofferenze e mentre supplica Gesù, chiedendo la grazia di farla patire di nascosto, perde i sensi e di nuovo vede Gesù penante. Dimentica di sé, Lo prega allora concederle il patire in vece sua, e Gesù subito l’accontenta; ritornando in se stessa, vede attorno a sé le persone della famiglia, turbate e piangenti, temendo che fosse in fin di vita... Quindi, nuove visite mediche, senza frutto, e la nuova croce di non essere lasciata sola e di essere impedita di andare in chiesa, vedendosi privata dei Sacramenti e senza poter visitare Gesù nel Tabernacolo.
   Questo stato di sofferenze durò 6 o 7 mesi circa. Esse aumentarono tanto, che spesso perdeva i sensi e restava impietrita, e perciò si vide costretta a starsene a letto in modo più continuo. Fu chiamato il medico, che giudicò non essere altro che un fatto nervoso, onde ordinò medicine, distrazioni, passeggi, bagni freddi e raccomandò alla famiglia di guardarla bene, quando era sorpresa da quello stato, perché, diceva loro, “se la movete, la potete spezzare, ma non aggiustare”. Visitata da altri medici, dissero che non erano competenti a farla ritornare in sé (“Io sono un medico, la mistica non l’ho studiata”), ma consigliarono di chiamare un sacerdote.
  I sintomi fisici di Luisa riflettevano il suo stato mistico di vittima. Non erano sintomi di una patologia fisiologica. È un fatto confermato tutto il tempo in cui Luisa visse nel letto, definitivamente, dal 1887 fino alla morte, il 4 Marzo 1947.
  Verso il 1930 fu esaminata dal P. Domenico Franzé, O.F.M., teologo e medico, su incarico dell’Arcivescovo. Restò pienamente convinto della santità di questo “strumento di grazia” e notò che le condizioni fisiche di Luisa sfidavano le leggi della natura. «A me che sono un medico –osserva P. Franzé– fa semplicemente meraviglia il fatto che nella paziente io non abbia riscontrato piaga alcuna di decubito o altra erosione della pelle, in una persona costretta a stare immobilizzata a letto per sì lungo periodo di anni».
  Trovandosi in quello stato di morte per più di 18 giorni, fu chiamato il suo Confessore (il Padre Cosimo Lo Giudice, Agostiniano), il quale, mediante il comando per ubbidienza, la fece riavere. Luisa lo attribuì alla virtù di questo sacerdote e lo tenne per miracolo.
  Ancora qualche volta poteva liberarsene da sola. Quindi, si rimise in salute e per un altro periodo potette andare in chiesa, nella sua parrocchia, S. Maria Greca.
 Nel Natale del 1882 –Luisa aveva 17 anni– fece una Novena di preparazione alla Festa, con la pratica quotidiana di diversi atti di virtù e di mortificazione, con nove meditazioni al giorno sul Mistero dell’Incarnazione del Verbo, per onorare i nove mesi che Gesù stette nel seno di sua Madre. Ricevette allora grazie speciali e la voce interna di Gesù la illustrava in questa contemplazione di nove ore durante i giorni della Novena, che culminarono nella visione di Gesù Bambino, il quale la invitò a salire di più nella vita della sua Grazia e del suo Amore. A tale scopo le ingiunse di continuare a fare altre 24 meditazioni sulla Sua passione e morte in Croce, distribuendole nelle 24 ore della giornata.
 Trentun anni più tardi (nel 1913 e 1914) Luisa dovette scrivere per ubbidienza al santo Padre Di Francia queste “Ore della Passione”, che egli pubblicò; ma fin d’allora Luisa fu assidua nel fare questa meditazione, fin d’allora aveva scritte “le ore della Passione” nella sua anima!
 Aveva 18 anni Luisa quando diventò terziaria domenicana, con il nome di suor Maddalena. È significativo il fatto di aver ricevuto il nome di colei che accompagnò la Madre Addolorata al piè della Croce e la prima che vide Gesù Risorto, diventando l’apostola degli Apostoli. A quel tempo, promotore del Terz’Ordine era il parroco suo, e a Corato Luisa fu una delle prime.
  Poco dopo, siccome poteva ancora liberarsi da sola dal suo stato di perdita dei sensi e nulla diceva al Confessore, Nostro Signore fece che di nuovo non si potesse liberare per se stessa. Fu richiamato allora il Confessore, che la liberò e le ingiunse di passare ogni mattina da lui, per ricevere in anticipo la benedizione liberatoria e in così non essere lui costretto a recarsi da lei.
 Ma un giorno avvenne che, sorpresa da questo stato e non trovandosi il Confessore, furono chiamati altri sacerdoti, i quali si rifiutarono di andare... Dopo dieci giorni passati da Luisa in quello stato d’impietrimento e di morte, venne il Canonico Don Michele De Benedictis e la fece riavere, con sorpresa di tutti e con sorpresa soprattutto di Luisa, che in questo modo comprese due cose: che non era solo la santità del sacerdote, che le ridava la vita, ma la sua potestà come ministro di Dio; e che Dio la metteva nelle mani dei sacerdoti...
 Fu l’inizio di una nuova e pesantissima croce, che durò tutto il resto della sua vita: il bisogno, voluto da Gesù, della potestà sacerdotale, per ottenere da Lui o per togliere le sofferenze  a questa Vittima e soprattutto per farla uscire dal suo “solito stato”.
 Molto costava a Luisa il dipendere dal Sacerdote in quanto vittima:
“Figlia mia –le dice Gesù–, questa è la tua passione predominante, che ti liberi dall’impiccio in cui la mia Volontà ti ha messo. Io ti tengo in questo stato per tutto il mondo e me ne servo di te per non mandarlo a sfascio del tutto; invece quell’altra cosa che potresti far bene è una piccola parte”. (Vol. 12°, 12 Agosto 1918)
.
In un’altra occasione, lamentandosi lei: “O mio Gesù, tutte le mie pene, per quanto dolorose, che pare che mi annientano, non mi opprimono, e se a Te piace, moltiplicamele pure; ma Tu sai qual è la pena che mi strazia. Di quella solo imploro compassione da Te, che mi pare che non posso più tirare avanti. Deh, per pietà, aiutami e liberami, se a Te piace!”, il Signore le rispose: “...Potrei contentarti, ma non è decoroso che lo faccia. Un’opera così alta, una missione così sublime ed unica, di chiamare te a far vita nel mio Volere, mi suonerebbe male se non la facessi passare per mezzo dell’organo della mia Chiesa” (Vol. 14°, 12 Agosto 1922). “È mio solito che le mie opere le manifesti per mezzo dei sacerdoti”
(Vol. 1°, pag. 85).
  “…Sentendomi molto sofferente, ho cercato di non dare retta a ciò che vedevo, quando al meglio è venuto il Confessore dicendomi che Monsignore comandava assolutamente che non dovesse venire più il sacerdote a farmi uscire dal solito mio stato, ma che da me stessa dovevo uscirne, cosa che per ben diciotto anni non ho potuto mai ottenere, per quante lacrime e preghiere, voti e promesse ho fatto innanzi all’Altissimo, perché, lo confesso innanzi a Dio, tutto ciò che ho potuto passare di sofferenze non sono state per me vere croci, ma gusti e grazie di Dio, ma la sola e vera croce per me è stata la venuta del sacerdote. Quindi, conoscendo per tanti anni di esperienza l’impossibilità dell’esito, il mio cuore era lacerato dal timore di non poter ubbidire, non facendo altro che versare lacrime amarissime, pregando quel Dio che è il solo che scorge il fondo del cuore, di aver pietà della posizione in cui mi trovavo. Mentre pregavo piangendo ho visto un lampo di luce e una voce che diceva: “Figlia mia, per farmi conoscere che sono Io, ubbidirò a lui, e dopo che ho dato prove di ubbidienza, lui ubbidirà a Me”
. (Vol. 4°, 16 Novembre 1902).
 Occorre sottolineare nella vita di Luisa la sua totale ubbidienza all’Autorità della Chiesa. Da quando diventò vittima, inchiodata al suo letto, fino alla sua morte, Luisa rimase sottoposta all’incessante scrutinio dei rappresentanti della Chiesa. Inoltre, per più di 50 anni, Gesù la fece dipendere totalmente dai sacerdoti incaricati dai vari Arcivescovi, per essere riportata alla normale condizione di vita dopo le sue esperienze mistiche assieme a Lui. Insieme con la Vittima, il Sacerdote deve concorrere nel soddisfare la Divina Giustizia.
 Non è facile trovare nella lunga storia della Chiesa altri mistici che siano vissuti in una tale dipendenza dai rappresentanti di Dio. Né la condizione di Luisa era casuale. Gesù le spiega che è stato Lui a renderla dipendente dalla Chiesa, per sottolineare l’importanza della sua missione.8


8
-Ora, figlia mia, anche tu sei unica nella mia Mente, e sarai anche unica nella storia; e non ci sarà, né prima di te, né dopo, un’altra creatura a cui farò avere, come costretto da necessità, l’assistenza dei miei Ministri. Avendoti scelta per deporre in te la Santità, i beni, gli effetti e l’Atto della mia Suprema Volontà, era conveniente, giusto, decoroso, per la stessa Santità che contiene il mio Volere, che un mio Ministro ti assistesse e fosse il primo depositario dei beni che la mia Volontà contiene, e dal suo grembo farli passare in tutto il corpo della Chiesa… E perciò, come affidammo la mia Mamma a S. Giovanni, per far deporre in lui, e da lui alla Chiesa, i tesori, le grazie e tutti i miei insegnamenti che nel corso della mia Vita, stando affidata a Me e facendole da Sacerdote, Io deposi in Lei come in un santuario, e tutte le leggi, i precetti, le dottrine che la Chiesa doveva possedere, e Lei, fida qual era e gelosa anche d’una mia parola, perché non si sperdessero li depose nel mio fido discepolo Giovanni, sicché la mia Mamma tiene il primato su tutta la Chiesa, così ho fatto di te: dovendo servire il “Fiat Voluntas Tua” a tutta la Chiesa, ti ho affidata a un mio Ministro, affinché deponga in lui tutto ciò che ti manifesto sulla mia Volontà”. (Vol. 15°, 11 Luglio 1923).

 A causa della sua condizione di vittima e della sua impossibilità ad alzarsi dal letto per più di 64 anni, Luisa non solo dipendeva dai suoi Confessori (quindi dal suo Vescovo) per continuare a vivere, ma dovette sottoporre la sua vita interiore ed esteriore al loro esame. Dover manifestare o scrivere tutto quello che passava tra Gesù e lei, fu per Luisa un’altra croce particolarmente sentita. Molte volte chiese al Signore di liberarla da questa dipendenza, ma il Signore non volle.
  Questa trasparenza nei riguardi dei rappresentanti della Chiesa fece scrivere al già citato P. Franzé OFM, prefetto per i processi di beatificazione, in una lettera del 20.07.1931 al P. Palma, Superiore generale dei PP. Rogazionisti e successore di Sant’Annibale M. Di Francia: “A me, che sono Religioso Regolatore, dà tanto conforto l’avere avuto assicurazione, che in così lunga sequela di anni, i medici, i Confessori, gli Arcivescovi Ordinari, non abbiano mai, dopo prove esaurienti, scoperto frode alcuna”.

* * *

  Incominciò quindi una spietata guerra contro Luisa e la sua famiglia da parte dei sacerdoti, dei quali alcuni la ritenevano una impostora, altri dicevano che meritava bastonate, altri ancora la credevano indemoniata... Arrivarono a lasciarla nel suo stato di morte, impietrita, senza una goccia d’acqua, durante 10, 18 giorni e più!
 La madre di Luisa, non sapendo più come fare in tante tribolazioni, si rivolse all’Arcivescovo, il quale incominciò ad interessarsi e diede disposizioni perché i sacerdoti andassero a “risvegliarla”. Nel suo primo volume Luisa dice che in occasione dell’epidemia di colera, nell’anno 1887, avvenne il cambio di Confessore. Il Padre Lo Giudice, agostiniano, fu richiamato al convento e allora Luisa ritornò sotto la custodia di Don Michele De Benedictis, che l’aveva confessata quando era piccola. Qualche anno dopo, nel 1894, fu designato suo Confessore ufficiale da S. E. Mons. Domenico Maringelli, che la affidò stabilmente alle sue cure spirituali.
  La prima cosa che il nuovo Confessore le ingiunse fu che, se doveva cadere nello stato di sofferenza, doveva prima chiedere il suo permesso, anzi, come dice Luisa, “l’obbedienza”.
 Fino allora Luisa aveva vissuto il suo stato di vittima in modo “intermittente”, alternando periodi di sofferenza nel letto con altri di relativa normalità, nei quali poteva alzarsi, andare in chiesa, ecc. Passarono così quattro anni circa, fino all’età di 21 o 22 anni.
  Un giorno, dopo la Comunione, il Signore le disse che a causa delle iniquità e dei peccati degli uomini, la sua Giustizia stava a punto di mandare gravi castighi, in particolare una terribile guerra. Di fronte a questo, Luisa si offrì a patire lei per risparmiare i suoi fratelli, immagini del Signore, il quale le disse: “Proprio qui ti volevo! Se tu ti offri a soffrire, non già come fino a questo punto, di tanto in tanto, ma continuamente, ogni giorno, per un certo dato tempo, Io risparmierò gli uomini. Vedi come farò: ti metterò in mezzo tra la mia giustizia e le iniquità delle creature e, quando la mia giustizia si vedrà ripiena delle iniquità, in modo da non poterle contenere, e sarà costretta a mandare i fulmini dei flagelli per castigare le creature, trovando te in mezzo, invece di colpire loro, resterai tu colpita. In questo solo modo potrò contentarti e risparmiare gli uomini; diversamente, no”.
Quindi le disse di “chiedere l’ubbidienza al Confessore”. E Luisa scrive:
“Quella parola che il Signore mi disse, “per un certo dato tempo”, (senza notificarmi il tempo preciso che dovevo stare continuamente a soffrire) fu presa da me per una quarantina di giorni, più o meno, mentre ora sono circa dodici anni che continuo a stare… Io credo che se il Signore benedetto mi avesse fatto capire con chiarezza la durata del tempo che dovevo stare a letto, la mia natura si sarebbe molto spaventata e difficilmente si sarebbe assoggettata (sebbene ricordo che sono stata sempre rassegnata; ma non conoscevo allora la preziosità della croce, come il Signore mi ha fatto conoscere nel corso di questi dodici anni), e il Confessore non si sarebbe adattato a darmi l’ubbidienza”.
  Questo scriveva nel 1899: perciò Luisa restò definitivamente a letto del 1887. I “40 giorni” e l’indicazione che fa poco dopo di un Capodanno al termine di quei giorni, ci portano a precisare che Luisa divenne vittima perpetua, definitivamente nel letto, intorno alla metà di novembre del 1887, quando aveva 22 anni.
 Passarono i 40 giorni e Luisa continuava a cadere ogni giorno del suo “solito stato”, per cui ci voleva ogni giorno l’assistenza del Confessore; egli allora le comandò di non dovere più stare nel letto, di non cadere più in quello stato (il che non stava in potere di Luisa), altrimenti non sarebbe più ritornato. Luisa era pronta ad ubbidire e voleva resistere a N. Signore, ma Egli voleva comunicarle le sofferenze. Dopo tutta una notte di contrasto il Signore prevalse e l’attirò talmente a Sé da non potergli resistere; Luisa perdette i sensi e si trovò con Gesù, senza poter opporsi al suo Volere. Era il 1° Gennaio 1888.
 Quando venne il Confessore, la rimproverò come disobbediente, dicendole che il suo stato era malattia; che se fosse stata cosa di Dio, le avrebbe fatto ubbidire, e che invece di chiamare il Sacerdote, doveva chiamare i medici. Ma lei gli diede da parte del Signore, come segno che era volontà di Dio il suo stato, l’annuncio di una guerra tra l’Italia e l’Africa.
 Così fu rassicurato il Confessore, che accettò il compito di liberarla ogni giorno dal suo “solito stato”, e così il Signore mise Luisa definitivamente e senza dubbi come “lampada sul lucerniere”, nella sua missione di Vittima di riparazione e di espiazione in favore degli uomini.

L’unione con Gesù

Incominciò allora un’altra catena di grazie singolari, facendosi vedere Gesù molto spesso e disponendo Luisa allo Sposalizio mistico, portandola alla conformità perfetta con la sua Volontà.
 Quando Dio chiede, è per poter dare. Se prima Luisa andava da Gesù, d’ora in poi è Gesù che viene quasi tutti i giorni da lei. Bastava però che Gesù ritardasse la Sua presenza sensibile di alcune ore, perché ciò diventasse una pena crudele di morte per Luisa. Oltre a ciò, pochi anni dopo cominciò ad essere celebrata la S. Messa ogni giorno in casa sua, davanti al suo lettino, col permesso dell’Autorità ecclesiastica, tranne qualche breve periodo d’intervallo.
 Gesù quindi mise mano a disporre Luisa allo stato di unione a cui la chiamava: “Io voglio da te la perfetta conformità alla mia Volontà, in modo che la tua volontà venga a disfarsi totalmente nella Mia”
.
 Le disse di chiedere l’ubbidienza di non mangiare più, poiché tutto rimetteva, ma il Confessore non acconsentì a ciò. Ma poi, per non farla parere singolare, le ingiunse di prendere il cibo una sola volta al giorno, pur sapendo che dopo alcuni minuti doveva rimettere tutto. Ma questo sì che era un fenomeno unico, poiché il tutto lo rimetteva dolcemente, come in un singhiozzo, intero, fresco e bello di aspetto. Tale fenomeno durò tutta la sua vita.
 Un anno dopo essere rimasta vittima perenne nel letto, Gesù le diede la grazia dello “Sposalizio mistico”. Era il 16 ottobre 1888, festa della Purità di Maria SS.ma.9.
Luisa aveva 23 anni.
 Un giorno –erano passati tre mesi da quando diventò Vittima perpetua– Gesù, presentandosi a Luisa in un aspetto indescrivibilmente bello, da rapirla, dice lei, “in meno che si dica fece uscire fuori l’anima mia da ogni parte del corpo, dandomi un corpo semplicissimo, tutto risplendente di purissima luce, e appresso a Lui presi il suo rapidissimo volo, girando la grande vastità dei cieli. Ora, essendo la prima volta che mi succedeva questo meraviglioso fenomeno, mentre l’anima usciva dal corpo, incominciai ad esclamare: adesso sì che è venuto il Signore a prendermi, per cui, certamente, ora muoio...!”


9
- Da non confondere questa festa negli antichi messali, con quella della “Purificazione”, il 2 Febbraio. Novant’anni dopo Giovanni Paolo II è stato eletto Papa.

Soltanto con il permesso del Confessore, “dell’obbedienza”, fu possibile fotografare Luisa


  Per l’avvenire, ogni volta che perdeva i sensi, l’anima sua (o meglio, il suo spirito) 10
abbandonava il corpo per seguire Gesù. In questo modo spesso si trovavano in luoghi dove Gesù veniva offeso o trovavano peccatori ostinati in punto di morte... Allora, con immenso dolore, Gesù le chiedeva di prendere su di sé una parte delle sue acerbissime pene, da un lato, e dall’altro il peso della sua Giustizia e la soddisfazione per le colpe e le pene dei peccatori. A questi dolori si aggiungeva il più amaro: quello di ritornare nel corpo e trovarsi sola. I suoi ardentissimi desideri di morire e di entrare definitivamente in Cielo (“la Patria mia”) furono contenuti soltanto dall’ubbidienza che le fu imposta di non voler morire. In questo stato Luisa passò il resto della sua vita.
  Undici mesi dopo la grazia dello “Sposalizio” sulla terra, Gesù volle ratificarlo in Cielo, alla presenza della SS. Trinità e di tutta la Corte Celeste, con una nuova grazia mistica, la più alta conosciuta in precedenza dai Santi e dagli scrittori mistici: “il Matrimonio mistico”. Con questa grazia fu concesso a Luisa il perenne acquisto delle Tre Divine Persone, adombrate nelle tre virtù teologali (Fede, Speranza e Carità), che fecero in lei perpetua e stabile dimora. Era l’ 8 Settembre 1889, festa della Natività di Maria. Luisa aveva 24 anni e mezzo.
Quel giorno fu il momento e l’occasione in cui Luisa per prima ricevette il dono del Divin Volere. Infatti, N. Signore le spiega 32 anni dopo:
“La tua famiglia è la Trinità. Non ti ricordi, nei primi anni di letto, che ti condussi in Cielo e dinanzi alla Trinità Sacrosanta facemmo la nostra unione? Ed Essa ti dotò di tali doni, che tu stessa non li hai conosciuti ancora; e come ti parlo del mio Volere, dei (suoi) effetti e valore, sono scoperte dei doni con cui fin d’allora fosti dotata. Della mia dote non ti parlo, perché ciò che è tuo è mio. E poi, dopo pochi giorni scendemmo dal Cielo tutte e Tre le Divine Persone, prendemmo possesso del tuo cuore e formammo la nostra perpetua dimora; prendemmo le redini della tua intelligenza, del tuo cuore e di tutta te stessa, ed ogni cosa che tu facevi era uno sbocco della nostra Volontà creatrice in te, erano conferme che il tuo volere fosse animato da un Volere eterno. Il lavoro è già fatto; non resta altro che farlo conoscere, per fare che non solo tu, ma anche gli altri possano prendere parte a questi grandi beni. E questo lo sto facendo, chiamando ora un mio ministro ed ora un altro, e anche ministri di lontane parti...”
(Vol. 13°, 5.12.1921).
 Gesù continuò il suo lavoro, disponendo Luisa ad un ultimo “sposalizio”: “lo sposalizio della Croce”. Finalmente, una mattina, mostrandosi a lei Crocifìsso, le comunicò le dolorosissime stigmate della sua Passione, acconsentendo tuttavia alla richiesta di Luisa, di lasciarle invisibili. D’allora in poi, frequentemente. Gesù stesso le rinnovò misticamente la crocifissione, in particolar modo nel giorno dell’Esaltazione della Santa Croce. Pari ai suoi desideri incontenibili del Cielo, divenne la sua fame insaziabile di patire.
 Un nuovo Confessore, Don Gennaro De Gennaro, la prese sotto la sua cura nel 1898, per 24 anni. Come prima cosa, le impose l’ubbidienza penosissima di dover scrivere tutto quanto era avvenuto tra lei e Gesù, fin dall’inizio. In questo modo Luisa iniziò la stesura dei suoi volumi (grossi quaderni) in forma di diario a partire dal secondo, il 28 Febbraio 1899. Molto probabilmente scrisse allo stesso tempo il 1°, in cui fa la narrazione della sua vita passata, dall’età di circa 12 anni in poi (più o meno dal 1877 al 1899), senza precisare a prima vista i tempi, che si deducono da un’attenta lettura. Posteriormente dovette aggiungere un “Quaderno di memorie dell’infanzia” nel 1926, per completare il 1° volume. L’ultimo capitolo dell’ultimo volume (il 36°) porta la data del 28 Dicembre 1938; e non scrisse più, quando cessò l’ordine di farlo.
10
- “Tutto ciò che è vostro: spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile…” (1ª Tes. 5,23).                                              Inizio

Seconda Parte


 
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