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Don Pablo Martín Sanguiao - Divina Volontà : Fraternità - Figli del Divin Volere

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Don Pablo Martín Sanguiao

BIOGRAFIE di LUISA > Biografia di Luisa di D.P.M.Sanguiao

Terza Parte     




“Luisa, chi sei tu?”

Di nuovo Gesù parlò loro: “Io Sono la luce del mondo; chi segue Me, non camminerà nelle
tenebre, ma avrà la luce della Vita”.
  Gli dissero allora i farisei: “Tu dai testimonianza di te stesso: la tua testimonianza non è vera”.
  Gesù rispose: “Anche se Io rendo testimonianza di Me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove vengo e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; Io non giudico nessuno. E anche se giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma Io e il Padre che mi ha mandato”.
  (...) Gli dissero allora: “Chi sei Tu?”
  Gesù disse loro: “Proprio ciò che vi dico. Avrei molte cose da dire e da giudicare sul vostro conto; ma Colui che Mi ha mandato è veritiero, ed Io dico al mondo le cose che ho udito da Lui”.
  Non capirono che Egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: “Quando avrete innalzato (cioè condannato) il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono e che non faccio nulla da Me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così Io parlo. Colui che mi ha mandato è con Me e non mi ha lasciato solo, perché Io faccio sempre le cose che gli sono gradite”. (Gv. 8, 12-16. 25-29).

* * *

  Gli scritti di Luisa sono, lo abbiamo detto, la grande testimonianza della sua vita, dell’opera straordinaria che in lei Dio ha realizzato, della Missione unica che le ha affidato e della Santità in cui l’ha introdotta, le cui porte, a partire da Luisa e grazie alla sua fedele risposta, Dio ha aperto alle umane generazioni.
  Sono cose semplicemente impensabili, incredibili... Se è così, Gesù ha voluto manifestarle servendosi della stessa Luisa. Costretta a scrivere le sue intimità mistiche con Gesù da una inesorabile ubbidienza –tremendo martirio di tutta una vita–, ha dovuto manifestare tutto ciò che la riguardava. E allora la conclusione, per forza, è che in questo modo il Signore ha messo l’orgoglio e l’autosufficienza umana davanti al paradosso: Luisa, unica testimone di se stessa...
Ancora una volta s’intuisce in controluce l’eco della Parola di Gesù: “Ancorché Io dia testimonianza di Me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove vengo e dove vado...”
(Gv. 8,14).
  Ma il paradosso si risolve da solo: Luisa non è affatto un’illusa, una povera donna che si nutre della propria “fantasia esaltata ed inferma”. Sarebbe come dire –in parole sue– “l’anima più superba di questo mondo”. Esattamente il contrario di quanto risulta dalle testimonianze di quanti l’hanno conosciuta e dalla stessa logica interna della sua vita e dai suoi scritti: “Luisa, la Santa”, nel dire del popolo cristiano, “una vita più celeste che terrena”, in parole del santo Padre
Annibale M. Di Francia, che la trattò intimamente durante 17 anni.
  Resta poi da vedere se tutto ciò che ha scritto sia oggettivamente vero. La risposta è che necessariamente Luisa ha posseduto –e lei è la prima– la Divina Volontà come un dono di Grazia. Qualcosa che la Mistica, prima di lei, non conosce e non poteva conoscere, perché Nostro Signore non lo aveva ancora manifestato; Dio infatti compie i suoi disegni “nei tempi e momenti che ha stabilito in virtù del suo potere sovrano” (Atti 1,7). E Luisa può dire con San Paolo: “Animati da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo” (2ª Cor. 4, 13). Luisa, proprio perché ha posseduto questo Dono supremo del vivere nella Divina Volontà, ha potuto di conseguenza parlare di questo nuovo Dono e della Volontà di Dio –lei è la prima– con una luce ed una competenza
come nessuno, né prima né dopo, ha potuto farlo nella Chiesa.

Luisa scrive in una lettera, il 27 Novembre 1944:

  “Noi non parliamo di ciò che ha proibito la Chiesa, ma di quello che la stessa Chiesa non conosce ancora, e che verrà il giorno che la Chiesa conoscerà ed apprezzerà con trionfo e vittoria. Né ci può essere vera pace né vero trionfo, se la Divina Volontà non viene conosciuta. Nostro Signore farà i più grandi miracoli per far regnare la sua Volontà in terra; perciò preghiamo che abbrevi il tempo e che tutto si cambi in Volontà di Dio”.
  È urgente che tutta la Chiesa sappia, che tutti prendano coscienza del segno dei tempi più bello e più sorprendente, che Dio ci ha dato, che è Luisa, la piccola Figlia della Divina Volontà, destinata dal Signore ad essere il prototipo e l’inizio di quella che Egli chiama “la seconda generazione dei figli della Luce, i figli della Divina Volontà”. Lei è “la Tromba”, che deve convocare questa nuova generazione, tanto ardentemente sospirata. Lei è “la Figlia primogenita”, la segretaria di Gesù, la maestra della scienza più sublime, qual è la Divina Volontà...
Questi sono alcuni dei nomi con cui Gesù frequentemente la chiama.
  Chi è Luisa? Gesù le ha detto
: “La tua missione è grande, perché non si tratta della sola
santità personale, ma si tratta di abbracciare tutto e tutti e preparare il regno della Mia Volontà
alle umane generazioni” (22.08.1926).

La missione di Luisa

  La missione di una persona non è soltanto il capitolo fondamentale della sua vita, ma l’elemento essenziale della sua individualità, la ragione di essere della sua esistenza, la sua vera fisionomia terrena e celeste, la sua vocazione etema, il suo posto nell’eterno Progetto di Dio, nel “Fiat” (“Sia fatto”) eterno del suo Volere. Non tenere conto della missione di una persona –in questo caso, Luisa–, riducendo la sua vita ad un racconto, ad una serie di episodi, per quanto
siano edificanti, sarebbe non comprendere nulla, sarebbe un’assurdità, un sacrilegio.
  La maggior parte degli esseri umani passa per il mondo senza sapere la ragione per cui sono venuti nel mondo. Non comprendono le coordinate fondamentali del loro essere e della loro vita: Chi sono? A quale scopo sono nato? Da dove vengo e dove vado? Qual è la mia famiglia, qual è la mia patria, chi è mio padre, chi mi ha creato? Di che si tratta, che devo fare, che mi devo attendere?... E la risposta a nessuno può venire da se stesso: soltanto Colui che fa tutte le
cose conforme al decreto della sua Volontà (Ef. 1,11) ce la può dare.
 Per questo, soltanto Luisa può parlare di sé e della sua missione: ha dovuto riferire le parole del Signore. Con immensa violenza, crocifiggendo fino alla fine il proprio pudore spirituale, il concetto vivissimo del suo proprio nulla. Facendo prevalere il diritto di Dio, dando gloria a Dio!

* * *

  1 -   “Figlia mia, fatti coraggio, non volerti turbare; ciò che ha fatto il tuo Gesù era necessario al mio amore e all’importanza di ciò che ti doveva manifestare sulla mia Divina Volontà. Posso dire che doveva servire alla mia stessa vita e a farmi compiere l’opera della Creazione. Perciò era necessario che al principio di questo tuo stato usassi con te tanti stratagemmi d’amore; usai tante intimità con te, che dà dell’incredibile come giunsi a tanto; ti feci pure tanto soffrire, per vedere se tu ti sottoponevi a tutto, e poi ti affogavo con le mie grazie, col mio amore, e ti sottoponevo di nuovo alle pene, per essere sicuro che tu non mi avresti negato nulla, e questo per vincere la tua volontà. Oh, se Io non ti avessi mostrato quanto ti amavo, [se] non ti avessi  elargito tante grazie, credi tu che era facile, che ti saresti sottoposta a questo stato di pena e persì lungo tempo? Era il mio amore, le mie verità, che ti tenevano e ti tengono ancora come calamitata in chi tanto ti ama. Però tutto ciò che ho fatto al principio di questo tuo stato era necessario, [per]ché doveva servire come fondo, come decenza, decoro, preparazione, santità
e disposizione alle grandi verità che ti dovevo manifestare sulla mia Divina Volontà.

   Perciò degli scritti avrò più interesse Io che tu, perché sono i miei, e una sola verità sul mio «Fiat» mi costa tanto che supera il valore di tutta la Creazione, perché la Creazione è opera mia, invece la mia verità è vita mia e vita che voglio dare alle creature; e lo puoi comprendere da ciò che hai sofferto e dalle grazie che ti ho fatto per giungere a manifestarti le mie verità sul mio Santo Volere…” (19.05.1938).

* * *

  2 -   “…Oh, quanto è scarso il numero di quelli che fondano la loro vita tutta nell’amore! Ti r ccomando, figlia mia, fa conoscere a tutti quelli che puoi, che il tutto sta nell’amore, la necessità dell’amore, e che tutto ciò che non è amore, siano anche cose sante, invece di farli camminare innanzi, li fanno andare indietro. Sia la tua missione insegnare la vera vita d’amore, dove c’è tutto il bello delle creature e tutto il più bello che mi possono dare”.
   Ed io: “Quanto ci vuole per far comprendere ciò. A certuni pare siano stranezze che il tutto sta nell’amore e che amando, l’amore assume l’impegno di farli simili a Te che sei tutto amore; ma del resto farò quanto posso”. (14.10.1911).

  3
-   “…Ecco pure perché spesso ti parlo di vivere nel mio Volere, che finora non ho manifestato a nessuno. Al più hanno conosciuto l’ombra della mia Volontà, la grazia, la dolcezza che il farla contiene, ma penetrarvi dentro, abbracciare l’immensità, moltiplicarsi con Me e penetrare ovunque, anche stando in terra, e in Cielo e nei cuori, deporre i modi umani e agire coi modi divini, questo non è conosciuto ancora, tanto che a non pochi comparirà strano, e chi non tiene aperta la mente alla luce della verità non ne comprenderà un acca. Ma Io a poco a poco mi farò strada, manifestando ora una verità, ora un’altra di questo vivere nel mio Volere, che finiranno col comprendere.
   Ora, il primo anello che congiunse il vero vivere nel mio Volere fu la mia Umanità. La mia Umanità, immedesimata con la mia Divinità, nuotava nel Volere Eterno e andava rintracciando tutti gli atti delle creature per farli suoi e dare al Padre da parte delle creature una gloria divina, e portare a tutti gli atti delle creature il valore, l’amore, il bacio del Volere Eterno. In questo ambiente del Volere Eterno Io vedevo tutti gli atti delle creature, possibili a farsi e non fatti, gli
stessi atti buoni malamente fatti, ed Io facevo i non fatti e rifacevo i malamente fatti. Ora, questi atti non fatti, e fatti solo da Me, stanno tutti sospesi nel mio Volere, e aspetto le creature che vengano a vivere nel mio Volere e ripetano nella mia Volontà ciò che feci Io.
  Perciò ho scelto te come secondo anello di congiunzione con la mia Umanità, facendosi uno solo col mio, vivendo nel mio Volere, ripetendo i miei stessi atti. Altrimenti, da questo lato, il mio Amore rimarrebbe senza sfogo e senza gloria da parte delle creature, di ciò che operava la mia Divinità nella mia Umanità, e senza il perfetto scopo della Creazione, che deve racchiudersi e perfezionarsi nel mio Volere. Sarebbe come se avessi sparso tutto il mio sangue e sofferto tanto, e nessuno lo avesse saputo: chi mi avrebbe amato? Quale cuore ne resterebbe
scosso? Nessuno, e quindi in nessuno avrei avuto i frutti e la gloria della Redenzione”.
  Ed io, interrompendo il dire di Gesù, ho detto: “Amor mio, se tanto bene c’è di questo vivere
nel Volere Divino, perché non lo hai manifestato prima?”
  E Lui: “Figlia mia, dovevo prima far conoscere ciò che fece e soffrì la mia Umanità al di fuori, per poter disporre gli animi a conoscere ciò che fece la mia Divinità al di dentro. La creatura è incapace di comprendere tutto insieme il mio operato; perciò vado a poco a poco manifestandomi. Poi, dal tuo anello di congiunzione con Me saranno congiunti gli altri anelli delle creature e avrò uno stuolo di anime che vivendo nel mio Volere rifaranno tutti gli atti delle creature, e avrò la gloria di tanti atti sospesi, fatti solo da Me, fatti anche dalle creature, e queste di tutte le classi: vergini, sacerdoti, secolari, a seconda del loro ufficio. Non più umanamente opereranno, ma penetrando nel mio Volere, i loro atti si moltiplicheranno per tutti, in modo tutto divino, e avrò da parte delle creature la gloria divina di tanti sacramenti ricevuti e amministrati in modo umano, di altri profanati, di altri infangati dall’interesse, di tante opere buone in cui resto più disonorato che onorato. Lo sospiro tanto questo tempo, e tu prega e sospiralo insieme con Me, e non spostare il tuo anello di congiunzione col mio, incominciando tu la prima”.
(29.01.1919).

* * *

  4 -   Riprendo a dire ciò che sta scritto il 29 Gennaio.
  Stavo dicendo al mio dolce Gesù: “Possibile che io sia il secondo anello di congiunzione con la tua Umanità? Ci sono anime a Te tanto care, che io non merito di stare sotto i loro piedi; e poi c’è la tua indivisibile Mamma, che occupa il primo posto in tutto e su tutto. Mi pare, dolce Amor mio, che vuoi proprio scherzare con me, eppure sono costretta dall’ubbidienza, col più crudo strazio dell’anima mia, a mettere ciò su carta. Mio Gesù, abbi pietà del mio duro martirio!”
  Mentre ciò dicevo, il mio sempre amabile Gesù, carezzandomi, mi ha detto:
 “Figlia mia, perché ti affanni? Non è mio solito forse eleggere dalla polvere e formarne dei grandi portenti, dei prodigi di grazia? Tutto l’onore è mio, e quanto più debole ed infimo è il soggetto, più ne resto glorificato. E poi, la mia Mamma non entra nella parte secondaria del mio Amore, del mio Volere, ma forma un solo anello con Me. Ed è anche certo che ho le anime a Me carissime, ma ciò non esclude che Io possa eleggere una anziché un’altra ad
un’altezza d’ufficio, e non solo d’ufficio, ma ad altezza tale di santità, quale conviene al vivere nel mio Volere. Le grazie che non erano necessarie agli altri, che non chiamavo a vivere in questa immensità di santità della mia Volontà, sono necessarie a te, che eleggevo fin dall’eternità. In questi tempi tristissimi elessi te, affinché vivendo nel mio Volere mi dessi amore divino, riparazione e soddisfazione divina, quali si trovano solo nel vivere nel mio Volere. I tempi, il
mio Amore, il mio Volere richiedevano di più sfoggiare in amore. Davanti a tanta empietà umana, non posso fare forse ciò che voglio? Può forse legarmi qualcuno? No, no. Perciò chetati e siimi fedele”. (09.02.1919).

* * *

  5 -   “Figlia mia, la mia Mamma, col suo amore, con le sue preghiere e col suo annientamento, mi chiamò dal Cielo in terra, ad incarnarmi nel suo seno. Tu, col tuo amore e con lo sperderti sempre nel mio Volere, chiamerai la mia Volontà a far vita in te sulla terra e poi mi darai vita nelle altre creature.
  Ora sappi però, che la mia Mamma, con avermi chiamato dal Cielo in terra, nel suo seno, essendo atto unico quello che fece, che non più si ripeterà, Io la arricchii di tutte le grazie, la dotai di tanto amore da farle sorpassare l’amore di tutte le creature unite insieme, la feci primeggiare nei privilegi, nella gloria, in tutto. Potrei dire che tutto l’Eterno si ridusse ad un solo punto e si versò su di Lei a torrenti, a mari immensi, tanto che tutti restano al disotto di Lei. Tu, col
chiamare la mia Volontà in te, è anche atto unico quello che fai;
quindi, per decoro della mia Volontà che deve abitare in te, devo versare tanta grazia, tanto amore, da farti superare tutte le altre creature. E come la mia Volontà tiene la supremazia su tutto ed è eterna, immensa, infinita, dove deve avere principio e compimento la vita della mia Volontà, devo comunicargliela, dotarla, arricchirla delle stesse qualità della mia Volontà, dandole la supremazia su tutto. Il mio Eterno Volere prenderà il passato, il presente ed il futuro, li ridurrà in un solo punto e li verserà in te. La mia Volontà è eterna e vuole prendere vita dove trova l’eterno, è immensa e vuole vita nell’immensità, è infinita e vuole trovare l’infinità: come posso trovare tutto questo, se prima non lo verso in te?”
  Io, nel sentire ciò, sono rimasta spaventata e atterrita (e se l’ho scritto è perché l’ubbidienza si è imposta) e ho detto: “Gesù, che dici? Vuoi proprio confondermi e umiliarmi fino alla polvere? Mi sento che neppure posso tollerare ciò che Tu dici, mi sento un terrore che tutta mi spaventa”.
  E Lui ha soggiunto: “Ciò che ti dico servirà a Me stesso, è necessario alla santità e dignità della mia Volontà. Non mi abbasso ad abitare dove non trovo le cose che mi appartengono. Tu non sarai altro che depositaria di un tanto bene, che devi essere gelosa di custodire. Perciò, fatti coraggio e non temere”. (08.03.1921).

* * *

  6 -   Stavo dicendo al mio dolce Gesù: “Io non so; quanto più dici di darmi per mezzo del tuo santo Volere, io mi sento più vile e brutta. Avrei dovuto sentirmi meglio, più buona; invece, tutto al contrario”.
  E Gesù mi ha detto: “Figlia mia, quanto più cresce in te il grano della mia Volontà, tanto più senti la viltà della tua paglia, perché quando la spiga incomincia a formarsi, il grano e la paglia sono una sola cosa; invece, come si va formando la vita della spiga, formandosi il grano, la spiga resta distaccata dal grano e solo resta a difesa del grano. Sicché, quanto più vile ti senti, il grano della mia Volontà si va formando in te ed è vicino a maturazione perfetta. La paglia non è altro in te che la tua debole natura, che vivendo insieme con la santità e nobiltà della mia Volontà sente maggiormente la sua viltà”.
  Poi ha soggiunto: “Diletta mia, finora hai occupato presso di Me l’ufficio che ebbe la mia Umanità in terra. Ora voglio cambiarti l’ufficio, dandoti un altro più nobile, più vasto; voglio darti l’ufficio che tenne la mia Volontà nella mia Umanità. Vedi come è più alto, più sublime? La mia Umanità ebbe un principio, la mia Volontà è eterna; la mia Umanità è circoscritta e limitata, la mia Volontà non ha limiti né confini, è immensa. Ufficio più nobile e distinto non potevo darti”.
  Io, nel sentire ciò, ho detto: “Mio dolce Gesù, io non so darmi ragione, perché vuoi darmi un tale ufficio, né ho fatto nulla da potermi meritare un tanto favore”.
  E Gesù: “Tutta la ragione è il mio amore, la tua piccolezza, il tuo vivere nelle mie braccia come una bambina che non si dà pensiero di nulla che solo del suo Gesù, il non mai rifiutarmi qualunque sacrificio ti abbia chiesto. Io non mi faccio prendere dalle cose grandi, perché nelle cose grandi in apparenza c’è sempre dell’umano, ma dalle cose piccole, piccole però nel49 l’apparenza, ma grandi in se stesse. E poi, avresti dovuto saperlo tu stessa, che dovevo darti una missione speciale nella mia Volontà: quel parlarti sempre del mio Volere, quel farti capire i mirabili effetti, ciò che non ho fatto con nessuno finora. Ho fatto con te come un maestro, quando vuole che il suo discepolo riesca perfetto, o nella medicina o nella storia o altro: pare che non sa parlare di altro, sempre batte su quel punto. Così ho fatto Io con te, mi sono atteggiato a Maestro di Volontà Divina, come se ignorassi tutto il resto. Dopo che ti ho istruita ben bene, ti ho manifestato la tua missione e come in te avrà principio il compimento del «Fiat Voluntas tua» sulla terra. Coraggio, figlia mia! Vedo che ti abbatti. Non temere; avrai tutta la mia Volontà in tuo aiuto e sostegno”. (17.03.1921).

* * *

  7 -   “… Tu devi sapere che Io, nel venire sulla terra, venni a manifestare la mia dottrina celeste, a far conoscere la mia Umanità, la mia Patria e l’ordine che la creatura doveva tenere per raggiungere il Cielo, in una parola, il Vangelo; ma della mia Volontà quasi nulla o pochissimo dissi, quasi la sorvolai, facendo capire che la cosa che più m’importava era la Volontà del Padre mio. Dei suoi pregi, della sua altezza e grandezza, dei grandi beni che la creatura riceve col vivere nel mio Volere, quasi nulla dissi, perché la creatura, essendo troppo bambina nelle cose celesti, non avrebbe capito nulla; solo le insegnai a pregare: «Fiat Voluntas tua, sicut in Coelo et in terra», affinché si disponesse a conoscere questa mia Volontà per amarla e farla, e quindi ricevere i beni che Essa contiene. Ora, ciò che dovevo fare allora, gli insegnamenti che dovevo dare a tutti sulla mia Volontà, li ho dati a te, sicché col farli conoscere non fai altro che supplire a ciò che dovevo fare Io stando in terra, come compimento della mia venuta. Quindi, non vuoi tu che compia lo scopo della mia venuta sulla terra? Perciò lascia fare a Me; Io vigilerò tutto e disporrò tutto, e tu seguimi e sta’ in pace.” (02.06.1921).

* * *

  8 -   “Sappi che la tua vita deve essere il «Fiat», il mio «Fiat» ti [fece] uscire alla luce e, qual nobile regina, portando nel tuo seno il «Fiat» Creatore, devi camminare il campo della vita sulle ali dello stesso «Fiat», gettando ovunque il seme della mia Volontà, per poter formare tanti altri centri della mia Vita sulla terra, e poi tornare nel mio stesso «Fiat» nel Cielo. Siimi fedele e la mia Volontà ti sarà vita, mano per condurti, piedi per camminare, bocca per parlare, insomma, si sostituirà a tutto.” (12.06.1921).

* * *

  9 -   “Figlia mia, dura e penosa fu la mia agonia nell’orto, forse più penosa di quella della croce, perché se questa fu compimento e trionfo su tutti, qui nell’orto fu principio, e i mali si sentono più prima che quando sono finiti; ma in questa agonia la pena più straziante fu quando mi si fecero innanzi uno per uno tutti i peccati. La mia Umanità comprese tutta l’enormità, e ogni delitto portava l’impronta «morte a un Dio», armato di spada per uccidermi. Innanzi alla Divinità la colpa mi compariva così orrida e più orribile della stessa morte; [nel] capire solo che significa peccato, Io mi sentivo morire e morivo davvero. Gridai al Padre e fu inesorabile; non ci fu uno almeno che mi desse un aiuto per non farmi morire. Gridai a tutte le creature che avessero pietà di Me, ma invano, sicché la mia Umanità languiva e stavo per ricevere l’ultimo colpo della morte.
  Ma sai tu chi impedì l’esecuzione e sostenne la mia Umanità a non morire? [La] prima fu la mia inseparabile Mamma. Lei, nel sentirmi chiedere aiuto, volò al mio fianco e mi sostenne, ed Io appoggiai il mio braccio destro su di Lei, la guardai quasi morente e trovai in Essa l’immensità della mia Volontà integra, senza mai essere stata rottura tra la Volontà mia e la sua. La mia Volontà è Vita e, siccome la Volontà del Padre era irremovibile e la morte mi veniva dalle creature, un’altra creatura che racchiudeva la Vita della mia Volontà mi dava la Vita: ed ecco la Mamma mia, che nel portento della mia Volontà mi concepì e mi fece nascere nel tempo, ora mi dà una seconda volta la vita per farmi compiere l’opera della Redenzione.
  Poi guardai a sinistra e trovai la piccola figlia del mio Volere; trovai te come prima, col seguito delle altre figlie della mia Volontà, e così come volli con Me la mia Mamma come primo anello della misericordia, per il quale dovevamo aprire le porte a tutte le creature e perciò volli poggiare la destra, volli te come primo anello di giustizia, per impedire che questa si sgravasse su tutte le creature come meritano; perciò volli poggiare la sinistra, affinché la sostenessi insieme con Me. Onde, con questi due appoggi Io mi sentii ridare la vita e, come se nulla avessi sofferto, con passo fermo andai incontro ai nemici. E in tutte le pene che soffrii nella mia Passione, molte di esse capaci di darmi la morte, questi due appoggi non mi lasciavano mai e, quando mi vedevano pressoché a morire, con la mia Volontà che contenevano mi sostenevano e mi davano come tanti sorsi di vita…” (19.11.1921).

* * *

  10 -   Stavo pensando a ciò che sta scritto nel giorno 19 del corrente e dicevo tra me: “Come
è possibile che dopo la mia Mamma possa essere io il secondo appoggio?”
  E il mio dolce Gesù, attirandomi a sé dentro di una luce immensa, mi ha detto: “Figlia mia,
perché ne dubiti? Qual è la cagione?”
  Ed io: “La mia grande miseria”.
  E Lui: “Questo mettilo da parte; e poi, se non eleggevo te, dovevo certo eleggere un’altra dalla famiglia umana, perché questa si ribellò alla mia Volontà e col ribellarsi mi tolse lo scopo della gloria, dell’onore, che la Creazione doveva darmi; [quindi], un’altra della stessa umana famiglia, con l’avere un continuo connesso col mio Volere, col vivere più con la mia Volontà che con la sua, abbracciando tutto nel mio Volere, doveva elevarsi su tutto per deporre ai piedi del mio trono la gloria, l’onore, l’amore che tutti gli altri non mi hanno dato.
  Unico scopo della Creazione fu che tutti compissero il mio Volere, non che l’uomo operasse cose grandi, anzi le guardo come un nonnulla e con disprezzo se non sono frutto della mia Volontà, e perciò molte opere nel più bello vanno a sfascio, perché la Vita della mia Volontà non c’era dentro. Onde l’uomo, avendo rotto [l’unione del]la sua con la Mia, mi distrusse il più bello, lo scopo per cui lo avevo creato. Lui si rovinò completamente e mi negò tutti i diritti che mi doveva come a Creatore. Ma le mie opere portano l’impronta dell’Eterno, e non poteva la mia infinita Sapienza e il mio eterno Amore lasciare l’opera della Creazione senza i suoi effetti e senza i diritti che mi spettavano. Ecco perché la Redenzione: volli espiare con tante pene le colpe dell’uomo, col non fare mai la mia volontà, ma sempre quella della Divinità; e anche nelle cose più piccole, come il respirare, il guardare, il parlare, ecc., la mia Umanità non si moveva, né aveva vita se non era animata dalla Volontà del Padre mio. Mi sarei contentato di morire mille volte anziché dare un respiro senza il suo Volere. Con ciò rannodai di nuovo la volontà umana con la Divina, e nella mia sola Persona, essendo anch’Io vero uomo e vero Dio, ridavo al Padre mio tutta la gloria e i diritti che gli convenivano.
  Ma il mio Volere e il mio Amore non vogliono essere soli nelle opere mie, vogliono fare altre immagini simili a Me e, avendo la mia Umanità rifatto lo scopo della Creazione, per l’ingratitudine dell’uomo vidi lo scopo della Redenzione pericolante e per molti andare quasi a sfascio. Perciò, per fare che la Redenzione mi portasse gloria completa e mi desse tutti i diritti che mi si dovevano, presi un’altra creatura della famiglia umana, quale fu la mia Mamma, copia fedele della mia Vita, in cui la mia Volontà si conservava integra, e accentrai in Lei tutti i frutti della Redenzione, onde misi in salvo lo scopo della Creazione e [della] Redenzione, e la mia Mamma, se nessuno avesse profittato della Redenzione, mi avrebbe dato Lei tutto quello che le creature mi avrebbero [dovuto] dare.
  Ora vengo a te. Io ero vero uomo e vero Dio, la mia cara Mamma era innocente e santa, e il nostro amore ci spinse più oltre: volevamo un’altra creatura che, concepita come tutti gli altri figli degli uomini, prendesse il terzo posto al mio fianco. Non ero contento che solo Io e la mia Mamma fossimo integri con la Volontà Divina; volevamo gli altri figli, che a nome di tutti, vivendo in pieno accordo con la nostra Volontà, ci dessero gloria e amore divino per tutti, quindi chiamai te fino ab eterno, quando nulla esisteva ancora quaggiù, e come vagheggiavo la mia cara Mamma, deliziandomi, carezzandola e riversando su di Lei a torrenti tutti i beni della Divinità, così vagheggiavo te, ti carezzavo, e i torrenti che piovevano sulla mia Mamma inondavano te, [per] quanto eri capace di contenere, e ti preparavano, ti prevenivano e, abbellendoti, ti davano la grazia che la mia Volontà fosse integra in te e che non la tua, ma la Mia, animasse anche i tuoi più piccoli atti. In ogni tuo atto scorreva la mia Vita, il mio Volere e tutto il mio Amore. Che contento, quante gioie non provavo? Ecco perché ti chiamo secondo appoggio dopo la mia Mamma. Non su di te mi poggiavo, perché tu eri nulla e non potevo poggiarmi, ma sulla mia Volontà che tu dovevi contenere. La mia Volontà è vita e chi la possiede, possiede la vita e può sostenere l’Autore della stessa vita. Onde, così come in Me accentrai lo scopo della Creazione e nella mia Mamma accentrai i frutti della Redenzione, così in te accentrai lo scopo della gloria, come se in tutti fosse integro il mio Volere, da cui verrà il drappello delle altre creature. Non passeranno le generazioni se non ottengo l’intento”. (26.11.1921).

* * *

   11 - “Figlia mia, preghiamo insieme, entriamo nel mare immenso della mia Volontà, per fare che nulla esca da te che non sia tuffato in Essa. Il pensiero, la parola, il palpito, l’opera, il passo, tutto deve prendere il posto nella mia Volontà. Ad ogni cosa che farai in Essa prenderai un possesso di più e acquisterai un diritto maggiore. Tutti gli atti umani, secondo lo scopo della Creazione, dovevano avere vita nel mio Volere e formarvi il piano loro, di tutti gli atti umani cambiati in atti divini, con l’impronta della nobiltà, santità e sapienza suprema. Non era nostra Volontà che l’uomo uscisse da Noi, ma che vivesse con Noi, crescendo a somiglianza nostra e operando coi nostri stessi modi. Perciò volevo che tutti i suoi atti fossero fatti nel mio Volere, per dargli il posto per poter formare il suo fiumicello nel mare immenso del mio Volere.
  Io facevo come un padre che possedendo grandi terreni dice al figlio: «Ti do in possesso il centro dei miei possedimenti, affinché non esca dai miei confini e cresca nelle mie ricchezze, con la mia stessa nobiltà e con la grandezza delle mie opere, affinché tutti ti riconoscano che sei mio figlio». Che si direbbe di costui se non accettasse il gran dono del padre e andasse in terra straniera a vivere di miserie, snobilitandosi sotto la schiavitù di crudeli nemici? Tale fu l’uomo.
  Ora questo piano, questo fiumicello nel mio Volere lo voglio da te. Scorra ogni tuo pensiero in Esso, affinché ai riflessi della nostra Intelligenza, che è pensiero di ciascuno, si elevi su ciascuna intelligenza e Ci dia l’omaggio di ciascun pensiero in modo divino. Le tue parole ed opere scorrano pure, affinché al riflesso della nostra parola «Fiat», che fece tutte le cose ed è parola di ciascuno, e ai riflessi della santità delle nostre opere, che è vita e moto di tutto, elevandosi e sorvolando su tutto, Ci dia la gloria di ogni parola e di ogni opera con la nostra stessa parola «Fiat» e con la stessa santità delle nostre opere. Figlia mia, se tutto ciò che è umano, fosse anche un pensiero, non viene fatto nel mio Volere, il piano umano non prende possesso e il fiumicello non viene formato, ed il mio Volere non può scendere sulla terra per farsi conoscere e regnare”.
  Ond’io, nel sentire ciò, ho detto: “Amor mio, Gesù, possibile che dopo tanti secoli di vita della Chiesa, che ha messo fuori tanti santi, (e molti di questi hanno fatti stupire Cielo e terra con le loro virtù e
meraviglie che hanno operato), non dovevano questi operare tutto nel Divino Volere, in modo da formare questo piano che Tu dici? Stavi aspettando proprio me, la più inabile, la più cattivella ed ignorante, per fare ciò? Pare proprio incredibile!
  E Gesù: “Senti, figlia mia, la mia sapienza ha mezzi e vie che l’uomo ignora e che è obbligato a piegare la fronte ed adorarla in muto silenzio, e non sta a lui dettarmi legge, chi debbo scegliere e il tempo
opportuno che la mia bontà dispone. E poi, dovevo prima formare i santi che dovevano rassomigliarmi e copiare in modo più perfetto, per quanto a loro è possibile, la mia Umanità, e questo l’ho già fatto. Ora la mia bontà vuole passare oltre e vuol dare in eccessi più grandi d’amore, e perciò voglio che entrino nella mia Umanità e copino ciò che faceva l’anima della mia Umanità nella Divina Volontà. Se i primi hanno cooperato alla mia Redenzione di salvare le anime, di insegnare la legge, di sbandire la colpa, limitandosi nei secoli in cui sono vissuti, i secondi passeranno oltre, copiando ciò che faceva l’anima della mia Umanità nella Divina Volontà, abbracceranno tutti i secoli, tutte le creature, ed elevandosi su tutti metteranno in vigore i diritti della Creazione che spettano a Me e che riguardano le creature, portando tutte
le cose alla prima origine della Creazione e allo scopo per cui la Creazione uscì. Tutto è ordinato in Me; se la Creazione la misi fuori, deve ritornarmi ordinata, come uscì dalle mie mani.
  Già il primo piano degli atti umani cambiati in divini nel mio Volere fu fatto da Me. Lo lasciai come sospeso e la creatura nulla seppe, meno che la mia cara ed indivisibile Mamma, ed era necessario. Se l’uomo non sapeva la via, la porta, le stanze della mia Umanità, come poteva entrarvi dentro e copiare ciò che Io facevo?    Ora è giunto il tempo che la creatura entri in questo piano e vi faccia anche del suo nel Mio.
Che meraviglia è che ho chiamato te per prima? E poi, è tanto vero che ho chiamato te per prima, che a nessun’altra anima, per quanto a Me cara, ho manifestato il modo di vivere nel mio Volere, gli effetti di Esso, le meraviglie e i beni che riceve la creatura operante nel Volere Supremo. Riscontra quante vite di santi vuoi, o libri di dottrina: in nessuno troverai i prodigi del mio Volere operante nella creatura e la creatura operante nel Mio
14. Al più troverai la rassegnazione, l’unione dei voleri, ma il Volere Divino operante in essa ed essa nel Mio, in nessuno lo troverai. Ciò significa che non era giunto il tempo in cui la mia bontà doveva chiamare la creatura a vivere in questo stato sublime. Anche lo stesso modo come ti faccio pregare non si riscontra in nessun altro. Perciò sii attenta: la mia giustizia lo vuole esigere, il mio amore delira; perciò la mia sapienza dispone tutto per ottenere l’intento. Sono i diritti, la gloria della Creazione, ciò che vogliamo da te”. (06.10.1922).



14
- Queste parole, se fossero di Luisa, sarebbero sommamente temerarie e imprudenti, anzi, sarebbe “l’anima più superba del mondo”, come dice lei stessa; altrimenti… solo Gesù può parlare così. Sarebbero, o una grande pazzia (ma contraddirebbero la perfetta coerenza di pensiero e di vita di Luisa), o invece sono
indiscutibile verità. La provocazione è per noi.


* * *


  12 -
  Onde, dopo ciò, ho capito che voleva che entrassi nel mare immenso della sua Volontà, per essere rinfrancato dal mare delle colpe delle creature, ed io, stringendomi più forte a Lui, ho detto: “Mio amato Bene, insieme con Te voglio seguire tutti gli atti che fece la tua Umanità nella Volontà Divina. Dove giungesti Tu, voglio giungere anch’io, per fare che in tutti i tuoi atti trovi anche il mio. Sicché, come la tua intelligenza nella Volontà Suprema percorse tutte le intelligenze delle creature, per dare al Padre Celeste la gloria, l’onore, la riparazione per ciascun pensiero di creatura in modo divino e suggellare con la luce, con la grazia della tua Volontà ciascun pensiero di esse, così anch’io voglio percorrere ciascun pensiero, dal primo all’ultimo che avrà vita nelle menti umane, per ripetere ciò che è stato fatto da Te; anzi voglio unirmi con quelli della nostra Celeste Mamma, che non rimase mai dietro, ma sempre corse insieme con Te, e con quelli che hanno fatto i tuoi Santi”.
  A quest’ultima parola, Gesù mi ha guardata e, tutto tenerezza, mi ha detto: “Figlia mia, nella mia Volontà Eterna troverai tutti gli atti miei, come pure quelli della mia Mamma, che coinvolgono tutti gli atti delle creature, dal primo all’ultimo che dovrà esistere, come dentro un manto, e questo manto [è] come formato in due [parti]; una si elevava al Cielo per ridare al Padre mio, con una Volontà Divina, tutto ciò che le creature gli dovevano: amore, gloria, riparazione e soddisfazione; l’altra rimaneva a difesa ed aiuto delle creature. Nessun altro è entrato nella mia Volontà Divina per fare tutto ciò che fece la mia Umanità. I miei santi hanno fatto la mia Volontà, ma non sono venuti dentro per fare tutto ciò che la mia Volontà fa e prendere come in un colpo d’occhio tutti gli atti, dal primo all’ultimo uomo, e rendersi attori, spettatori e divinizzatori. Col fare la mia Volontà non si giunge a fare tutto ciò che il mio Eterno Volere contiene, ma scende nella creatura limitato, [per] quanto la creatura ne può contenere. Solo chi entra dentro si allarga, si diffonde come luce solare negli eterni voli del mio Volere e, trovando i miei atti e quelli della mia Mamma, vi mette il suo. Guarda nella mia Volontà: ci sono forse altri atti di creatura
moltiplicati nei miei, che giungono fino all’ultimo atto che deve compiersi su questa terra?  Guarda bene, non ne troverai nessuno. Ciò significa che nessuno è entrato. Solo era riservato di aprire le porte del mio Eterno Volere alla piccola figlia mia, per unificare i suoi atti ai miei e a quelli della mia Mamma e rendere tutti gli atti nostri triplici innanzi alla Maestà Suprema e a bene delle creature. Ora, avendo aperto le porte, possono entrare altri, purché si dispongano ad un tanto bene”.
  (…) “Figlia mia, la mia Volontà nel Cielo conteneva il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Una era la Volontà delle Tre Divine Persone; mentre erano distinte tra loro, la Volontà era una. Questa, essendo la sola che agiva in Noi, formava tutta la nostra felicità, l’eguaglianza d’amore, di potenza, di bellezza, ecc. Se invece di una Volontà ci fossero state tre volontà, non avremmo potuto essere felici e molto meno rendere felici gli altri; saremmo stati ineguali nella potenza, nella sapienza, nella santità, ecc., sicché la nostra Volontà una, agente in Noi, è tutto il nostro bene, da cui scaturiscono tanti mari di felicità, che nessuno può penetrare fino in fondo. Ora, la nostra Volontà, vedendo il gran bene dell’agire sola in Tre Persone distinte, vuole agire sola in tre persone distinte in terra, e queste sono: la Madre, il Figlio, la Sposa. Da queste vuole fare scaturire altri mari di felicità, che porteranno beni immensi a tutti i viatori”.
  Ed io, tutta meravigliata, ho detto: “Amor mio, chi saranno questa Madre fortunata, il Figlio
e la Sposa, che adombreranno la Trinità sulla terra e nei quali la tua Volontà sarà una?”
  E Gesù: “Come, non l’hai capito? Due già sono al loro posto d’onore: la mia Mamma divina ed Io, Verbo Eterno, Figlio del Padre Celeste e Figlio della Madre Celeste. Con incarnarmi nel seno di Lei fui suo proprio Figlio. La Sposa è la piccola figlia del mio Volere. Io sono nel mezzo, la mia Mamma a destra e la Sposa a sinistra; come la mia Volontà agisce in Me, fa l’eco a destra e a sinistra e forma una sola Volontà. Perciò ho versato tante grazie in te, ho aperto le porte del mio Volere, ti ho svelato i segreti, i prodigi che Esso contiene per aprire tante vie e farti giungere l’eco del mio Volere, affinché sperdendo il tuo potessi vivere con la sola mia Volontà; non ne sei contenta?” (24.01.1923).

* * *


  13 -
  Ora pensavo tra me: “Se Gesù ama tanto che questo modo di vivere nel Divin Volere sia conosciuto, dovendo essere una nuova epoca che tanto bene deve portare da sorpassare gli stessi beni della sua Redenzione, potrebbe parlare al Papa, che come capo della Chiesa, avendone autorità, potrebbe influire subito sui membri di tutta la Chiesa col far conoscere questa celeste dottrina e portare questo gran bene alle umane generazioni, oppure a qualche persona autorevole. A questi sarebbe più facile, ma io, povera ignorante, sconosciuta, come potrò far conoscere questo gran bene?”
  E Gesù, sospirando e stringendomi più forte a sé, mi ha detto: “Figlia carissima al mio Supremo Volere, è mio solito fare le mie opere più grandi in anime vergini e sconosciute, e non solo vergini di natura, ma vergini di affetti, di cuore, di pensieri, perché la vera verginità è l’ombra divina ed Io solo alla mia ombra posso fecondare le mie opere più grandi. Anche ai tempi in cui venni a redimere vi erano i pontefici, le autorità, ma non andai da loro perché l’ombra mia non c’era. Perciò elessi una Vergine sconosciuta a tutti, ma ben nota a Me, e se la vera verginità è l’ombra mia, con l’eleggerla sconosciuta era la gelosia divina, che volendola tutta per Me la rendevo sconosciuta a tutti gli altri; ma con tutto ciò che questa Vergine celestiale fosse sconosciuta, Io mi feci conoscere, facendomi strada per far conoscere a tutti la Redenzione. Quanto più è grande l’opera che voglio fare, tanto più vado coprendo l’anima con la superficie delle cose più ordinarie. Ora, [del]le persone che tu dici, la gelosia divina, essendo persone conosciute, non
potrebbe mantenere la sua sentinella, e l’ombra divina, oh, quanto è difficile trovarla!
  E poi, Io eleggo chi mi piace. È stabilito che due Vergini devono venire in aiuto dell’umanità
15: una per far salvare l’uomo, l’altra per far regnare la mia Volontà sulla terra, per dare all’uomo
la sua felicità terrestre, per unire le due volontà, la Divina e l’umana, e farne una sola, affinché lo scopo per cui fu creato l’uomo abbia il suo pieno compimento.
  Ci penserò Io a farmi via per far conoscere ciò che voglio. Quello che mi sta a cuore è che abbia la prima creatura dove accentrare questo mio Volere e che in lei abbia vita come in Cielo così in terra; il resto verrà da sé. Perciò ti dico sempre: [continua] il tuo volo nel mio Volere, perché la volontà umana contiene debolezze, passioni, miserie, che sono veli che impediscono di entrare nel Volere Eterno e se sono peccati gravi, sono barricate che si formano tra l’uno e l’altro, e se il mio FIAT «come in Cielo così in terra» non regna sulla terra, è appunto questo che lo impedisce. Onde, a te è dato di rompere questi veli, di abbattere queste barricate e di fare di tutti gli atti umani come un solo atto nella potenza del mio Volere, travolgendoli tutti, e portarli ai piedi del mio Celeste Padre, come baciati e suggellati dal suo stesso Volere, onde vedendo che una creatura ha coperto tutta l’umana famiglia con la sua Volontà, attratto, compiaciuto, per mezzo di essa faccia scendere la sua Volontà sulla terra, per farla regnare come in Cielo così in terra.” (20.04.1923).

15
- “Vedo un candelabro tutto d’oro... Due olivi gli stanno vicino, uno a destra e uno a sinistra. (…) «Che significano quei due olivi a destra e a sinistra del candelabro? E quelle due ciocche d’olivo che stillano oro dentro i due canaletti d’oro?» Mi rispose l’angelo: «Non comprendi dunque il significato di queste cose?» E io: «No, signor mio». «Questi, soggiunse, sono i due consacrati che assistono il Dominatore di tutta la terra».” (Zaccaria, 4) (Cfr. Vol. XIII, 19.11.1921).


* * *


  14 -
  Di tutto ciò che il mio dolce Gesù mi ha detto sul suo SS. Volere, stavo pensando tra me: “Può essere mai possibile che non ci sia stata finora un’anima che non sia vissuta nel Divin Volere e che io sia la prima? Chissà quante altre saranno state prima di me ed in modo più perfetto, più attivo che non io!”
  Ma mentre ciò dicevo, il mio sempre amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:
  “Figlia mia, perché non vuoi riconoscere il dono, la grazia, la tua missione di essere stata chiamata in modo tutto speciale e nuovo a vivere nel mio Volere? Se altre anime ci fossero state nella mia Chiesa prima di te, essendo il vivere nel mio Volere la cosa più importante, quella che più m’interessa e che tanto mi sta a cuore, ci sarebbero state le tracce, le norme, gli insegnamenti nella mia Chiesa di chi avrebbe avuto la sorte di far vita nella mia Volontà; ci sarebbero state le conoscenze, gli allettamenti, gli effetti, i beni che contiene questo vivere nel mio Volere. Se ci sono tante altre manifestazioni, avrei fatto uso della mia potenza, facendo tralucere fuori il modo sublime del vivere nel mio Volere. In vista del mio gran compiacimento e nel vedermi onorato dall’anima con la gloria della mia stessa Volontà, avrei messo tanto alle strette l’anima, in modo da non potermi resistere, per far manifestare ciò che Io volevo. Come ci sono i detti, gli insegnamenti sul vivere rassegnato, paziente, ubbidiente, eccetera, ci sarebbe stato
anche questo. Sarebbe proprio bello e strano, che la cosa che più amavo avessi dovuto tenerla nascosta. Anzi, quanto più si ama, più si vuol far conoscere; quanto più compiacimento e gloria mi porta un modo di vivere, più voglio diffonderlo. Non è natura del vero amore nascondere ciò che può felicitare ed arricchire gli altri.
  Se tu sapessi come sospiravo questo tempo, che fosse venuta alla luce la mia piccola neonata nella mia Volontà, per farti vivere nel mio Volere, e quale corteggio di grazie preparavo per ottenere l’intento, tu ne resteresti stordita e mi saresti più grata e più attenta.
  Ah, tu non sai che significa vivere nel mio Volere! Significa farmi ritornare le pure gioie dello scopo della Creazione, gli innocenti miei trastulli del perché creai l’uomo, significa togliermi tutta l’amarezza che la perfida volontà umana mi diede quasi sul nascere della Creazione, significa uno scambiarsi continuo di volontà umana e Divina, e l’anima, temendo della sua, vive della Mia, e questa Mia va riempiendo l’anima di gioie, d’amore e di beni infiniti. Oh, come mi sento felice nel poter dare ciò che voglio a quest’anima, perché la mia Volontà contiene larghezza da poter tutto ricevere. Sicché tra Me e lei non ci sono più divisioni, ma stabile unione di operare, di pensare, di amare, perché la mia Volontà la supplisce in tutto. Onde stiamo in accordo perfetto e in comunanza dei nostri beni. Era stato questo lo scopo della creazione dell’uomo, farlo vivere come nostro figlio e mettere in comune con lui i nostri beni, affinché lui fosse in tutto felice e Noi restassimo divertiti della sua felicità. Ora, il vivere nel mio Volere è proprio questo: è il farci restituire lo scopo, le gioie, le feste della Creazione; e tu dici che dovevo tenerlo nascosto nella mia Chiesa, senza farlo uscire fuori? Avrei messo Cielo e terra
sossopra, [avrei] travolto gli animi da una forza irresistibile, per far conoscere ciò che sarà compimento della Creazione. Vedi quanto mi interessa questo vivere nel mio Volere, che mette il suggello a tutte le opere mie, affinché tutte siano complete? A te forse ti sembra nulla, oppure che ci siano cose simili nella mia Chiesa. No, no, per Me invece è il tutto delle mie opere e come tale devi apprezzarlo ed essere più attenta a compiere la missione che voglio da te”. (20.02.1924).


* * *


  15
-   “Figlia mia, certe missioni e uffici hanno rinchiusi insieme tali doni, grazie, ricchezze e prerogative che, se non fosse per [la] missione o per l’occupazione dell’ufficio, non sarebbe necessario che si
possedesse quel tanto che si possiede e che per necessità di disimpegnare l’ufficio è stato dato.
  La mia Umanità ebbe per missione, dalla mia Divinità, la salvezza delle anime e l’ufficio di Redentore, di redimerle. Per quest’ufficio mi vennero affidate le loro anime, le loro pene, le loro soddisfazioni, sicché Io racchiusi tutto, e se la mia Umanità non avesse racchiuso un’anima, una pena, una soddisfazione, l’ufficio di Redentore non sarebbe stato completo, quindi non avrei racchiuso in Me tutte le grazie, i beni, la luce che a ciascun anima era necessario dare. E sebbene non tutte le anime si salvano, ciò dice nulla. Io dovevo racchiudere i beni di tutti, per fare che da parte mia avessi grazie necessarie e sovrabbondanti, per poter salvare tutti. Ciò conveniva per decoro e per giusto onore al mio ufficio di Redentore.
  Vedi, ciò possiede il sole che sta sul vostro orizzonte, che contiene tanta luce che può dare luce a tutti, e ad onta che non tutti volessero godere della sua luce, esso, per l’ufficio unico di sole che tiene, possiede quella stessa luce che le creature potrebbero rifiutare. Ciò conveniva al sole, perché creato da Dio come unico astro che doveva riscaldare la terra e abbracciarla con la sua luce. Quando una cosa o un ufficio è unico, per poter [uno] disimpegnare il suo ufficio è necessario che contenga tanto di quel bene che possa darlo a tutti, senza che col darlo agli altri ne perda un atomo. Onde molto più questo conveniva a Me, che dovevo essere il nuovo Sole delle anime, che con la mia luce dovevo dar luce a tutti e abbracciare tutto, per poterli portare alla Maestà Suprema, e poter offrirle un atto che contenesse tutti gli atti e far scendere su tutti la luce sovrabbondante per metterli in salvo.
  Oltre a Me c’è la mia Celeste Mamma, che ebbe la missione unica di Madre di un Figlio Dio e l’ufficio di Corredentrice del genere umano. Come missione di Maternità Divina fu arricchita di tanta Grazia che, unito tutto insieme il tutto delle altre creature celesti e terrestri, mai potranno uguagliarla. Ma ciò non bastò: per attirare il Verbo nel suo materno seno abbracciò tutte le creature, amò, riparò, adorò la Maestà Suprema per tutti, in modo da poter fare lei sola tutto ciò che le umane generazioni dovevano verso Dio. Onde nel suo Cuore verginale aveva una vena inesauribile verso Dio e verso tutte le creature. Quando la Divinità trovò in questa Vergine il compenso dell’amore di tutti, si sentì rapire e vi fece il concepimento del Verbo, cioè l’Incarnazione. E come mi concepì, prese l’ufficio di Corredentrice e prese parte ed abbracciò insieme con Me tutte le pene, le soddisfazioni, le riparazioni, l’amore materno verso tutti. Sicché nel Cuore della Madre mia c’era una fibra d’amore materno verso ciascuna creatura. Perciò, con verità e
con giustizia la dichiarai, quando Io stavo sulla Croce, Madre di tutti. Lei correva insieme con Me nell’amore, nelle pene, in tutto; non mi lasciava mai solo. Se l’Eterno non le avesse messo tanta Grazia da poter ricevere da lei sola l’amore di tutti, mai si sarebbe mosso dal Cielo per venire sulla terra a redimere il genere umano. Ecco la necessità, la convenienza che, come missione di Madre del Verbo, dovesse tutto abbracciare e sorpassare tutto.
  Quando un ufficio è unico, viene come di conseguenza che [a chi ne ha la missione] nulla deve sfuggire, deve avere sott’occhio tutto, per poter porgere quel bene che possiede, deve essere come
un vero sole, che può porgere luce a tutti. Ciò fu di Me e della mia Mamma Celeste.
  Ora, la tua missione di far conoscere l’Eterna Volontà s’intreccia con la mia e con quella della mia cara Madre, e dovendo servire a bene di tutti, era necessario accentrare in una
creatura questo Sole eterno del mio Volere, onde, come missione unica, da una potesse questo Sole sfolgorare coi suoi raggi, affinché tutti potessero prendere il bene della sua luce.
Onde per decoro e onore della mia Volontà dovevo versare in te tali grazie, luce, amore e conoscenza di Essa, come forieri e preparativi che convenivano all’abitazione del Sole del mio Volere. Anzi, tu devi sapere che, come la mia Umanità concepì per ufficio di Redentore tutte le anime, così tu, per l’ufficio di far conoscere e regnare la mia Volontà, come vai facendo i tuoi atti per tutti nella Mia, tutte le creature restano concepite nella tua volontà, e come vai ripetendo i tuoi atti nella Mia, così formi tanti sorsi di vita di Volontà Divina per poter alimentare tutte le creature, che in virtù della mia Volontà restano come concepite nella tua. Non senti come nella mia Volontà abbracci tutti, dalla prima all’ultima creatura che dovrà esistere sulla terra? E per tutti vorresti soddisfare, amare, compiacere questa Suprema Volontà, legarla a tutti, togliere tutti gli ostacoli che impediscono il suo dominio nelle creature, farla conoscere a tutti, e ti esibisci tu, anche con pene, a soddisfare per tutti questa Volontà Suprema, che tanto ama farsi conoscere e
regnare in mezzo alle creature.
  A te è dato, figlia mia, di far conoscere i pregi, il valore, il bene che contiene, ed il suo eterno dolore di vivere sconosciuta, nascosta in mezzo alle umane generazioni; anzi, dai
cattivi disprezzata e offesa e dai buoni messa alla pari delle altre virtù, come se fosse una piccola lucerna, quali sono le virtù, e non un sole, qual è la mia Volontà.
  La missione della mia Volontà è la più grande che può esistere; non c’è bene che da Essa non discenda, non c’è gloria che da Essa non mi venga. Cielo e terra, tutto accentra. Perciò
sii attenta, né voler perdere il tempo. Tutto ciò che ti ho detto per questa missione della mia Volontà era necessario, non per te, ma per l’onore, la gloria e la santità della mia Volontà. E siccome il mio Volere è uno, [colei] alla quale dovevo affidarlo doveva essere una, per mezzo della quale dovevo far sfolgorare i suoi raggi per far bene a tutti”. (01.05.1925).


“Luisa, svegliati”

  Pochi anni fa immaginavamo questo dialogo, grazie a Dio oggi in parte superato:

Dice Gesù:
“Che sono questi discorsi che state facendo tra voi durante il cammino?” (Lc. 24,17).

I discepoli:
“Tutto ciò che riguarda Luisa Piccarreta, anima cristiana, che fu potente in opere e in parole, prodigiosa la sua vita e straordinari i suoi scritti davanti a Dio e a tutto il popolo; come alcuni sacerdoti e capi dei nostri l’hanno consegnata per fare che i suoi libri fossero condannati all’Indice e lei fosse moralmente crocifìssa... Noi speravamo che fosse stata acclamata come Santa e che la sua luce fosse stata risplendente nella Chiesa; con tutto ciò son passati ormai 62 anni dalla sua morte e non c’è stato niente. Ma alcune donne delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi presto alla sua città e non avendo trovato i suoi scritti, son venute a dirci di    aver parlato con alcuni Ministri del Signore, i quali affermano che Luisa è viva... Alcuni dei nostri sono andati a Corato e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lei non l’hanno    vista”. (Cfr. Lc. 24, 29-24).

Gesù:
“O uomini stolti e tardi di cuore! Non bisognava che il Cristo –e come Lui ogni suo vero discepolo– sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” (Cfr. Lc. 24,25).

I discepol
i: “Maestro, vorremmo che Tu ci facessi vedere un segno” (Mt. 12,38).

Gli altri:
“Tua figlia è morta. Non disturbarti più, Maestro” (Cfr. Lc. 8,49).

Gesù
 (ai suoi discepoli): “Se non vedete segni e prodigi, voi non credete” (Gv. 4,48).
         (a chi ama Luisa): “Non temere, soltanto abbi fede e sarà salvata” (Lc 8,50).
         (agli altri): “Ritiratevi; la bambina non è morta, ma dorme” (Mt. 9,24).
         (a Luisa, prendendola per mano, come faceva il Confessore ogni mattina): “Talita qum!, Bambina, alzati!”
(Lc. 8,54). “In nome di Dio santo, forte, immortale, Luisa, ritorna in te”
         (parole con cui il Confessore la riportava in vita).

La Chiesa dica:
“Svegliati, o tu che dormi, destati tra i morti e Cristo ti illuminerà” (Ef. 5,14).


E Cristo ti illuminerà!

* * *


“Se non vedete segni e prodigi, voi non credete”

    
   Sì, la Chiesa li attende. Sì, Dio li vuole. Sì, la Causa di Luisa ne ha bisogno.
  Sì, affinché Dio manifesti la sua Gloria. E i suoi discepoli credano in Lui (Gv. 2,11).
        Sì, la Fede li ottiene. E l’Amore li fa. Sì, per intercessione di Luisa. Amen.


* * *


  
“La bambina non è morta, ma dorme”.
  Un anno dopo la morte, l’Arcivescovo di Trani, Mons. Reginaldo M. Addazi fa pubblicare una immaginetta con una reliquia di Luisa, nella quale le dà il titolo di “Serva di Dio”, pur non
essendo ancora aperto il processo per la Beatificazione.
  Don Benedetto Calvi ottiene il permesso del Santo Ufficio e fa tumulare i resti mortali di Luisa nella sua Parrocchia-Santuario S. Maria Greca, di Corato, il 3 Luglio 1963. Lo stesso
giorno del decesso del Papa Giovanni XXIII, oggi Beato.
  Il 2 aprile 1994, Sabato Santo, l’Arcivescovo di Trani, Mons. Carmelo Cassati, comunicò alla Pia Associazione “Luisa Piccarreta, Piccoli Figli della Divina Volontà” che la Sacra Congregazione
per le Cause dei Santi aveva dato il “Nulla osta”, autorizzando l’Archidiocesi di Trani ad aprire il processo per la Causa di Beatificazione della Serva di Dio Luisa Piccarreta.
  La Causa fu aperta nella solennità di Cristo Re, il 20 Novembre 1994. L’Arcivescovo sollecitò dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede l’autorizzazione a fare fotocopia dei manoscritti originali di Luisa, che la Congregazione conservava nei suoi archivi fin dal 1938. Con il suo permesso, questo lavoro fu fatto dal 29 Gennaio al 2 Febbraio 1996. Ed infine, il 29 Ottobre 2005, S.E. Mons. Giovan Battista Pichierri, Arcivescovo di Trani, pose fine all’indagine diocesana sulla fama di santità della Serva di Dio, con la raccolta di testimonianze e documenti, rimettendo il giudizio definitivo alla Santa Sede, dove prosegue il suo iter la Causa di Luisa.

PREGHIERE


PREGHIERE per implorare la Beatificazione della Serva di Dio LUISA PICCARRETA16
  1.
O Cuore Sacratissimo del mio Gesù, che nella tua umile serva Luisa hai scelto l’araldo del Regno della tua Divina Volontà e l’angelo della riparazione per le innumerevoli colpe che addolorano il tuo Divin Cuore, umilmente Ti prego di concedermi la grazia che per sua intercessione imploro dalla tua Misericordia, affinché sia glorificata in terra come già l’hai premiata in Cielo. Amen. (Padrenostro, Ave Maria, Gloria)
  2.
O Cuore Divino del mio Gesù, che alla tua umile serva Luisa, quale vittima del tuo Amore, hai dato la forza di soffrire per tutta la lunga vita gli spasimi della tua dolorosa Passione, fa che per la tua maggior gloria risplenda subito sul suo capo l’aureola dei Beati. E per la sua intercessione concedimi la grazia che umilmente Ti domando. (Padrenostro, Ave Maria, Gloria)
  3.
O Cuore Misericordioso del mio Gesù, che per la salvezza e la santificazione di tante anime Ti sei degnato di conservare per lunghi anni sulla terra la tua umile serva Luisa, la tua Piccola Figlia della Divina Volontà, esaudisci la mia preghiera: che sia essa subito glorificata dalla tua santa Chiesa. E per sua intercessione concedimi la grazia che umilmente Ti domando. (Padrenostro, Ave Maria, Gloria)

PREGHIERA

O Santissima Trinità,
il nostro Salvatore Gesù Cristo ci ha insegnato di chiedere nelle nostre preghiere che sia sempre glorificato il Nome del Padre, che venga il suo Regno e che si faccia la sua Volontà. Desiderosi di espandere tale Regno di amore, di giustizia e di pace, umilmente imploriamo la glorificazione della serva Luisa, la Piccola Figlia del Divino Volere, che con le sue preghiere, la sua immolazione nel letto delo dolore e il suo ardente zelo, contribuì grandemente alla diffusione del regno di Dio nel mondo e alla salvezza delle anime.A suo esempio, supplichiamo Te, Padre, Figlio e Spirito Santo, di aiutarci a portare con gioia le croci che ci riserva la vita a gloria del tuo Nome e per il bene di tutti. Amen.

† Carmelo Cassati .
Arcivescovo di Trani - Nazareth

PREGHIERA ALLA SS. TRINITÀ per la glorificazione della Serva di Dio LUISA PICCARRETA

O augusta e Santissima Trinità, Padre, Figlio, Spirito Santo, noi Ti lodiamo e Ti ringraziamo per il dono della santità della tua serva fedele Luisa Piccarreta.
Ella ha vissuto, o Padre, nella tua Divina Volontà, rendendosi, sotto l’azione dello Spirito Santo, conforme al Figlio tuo, obbediente sino alla morte di croce, vittima e ostia a Te gradita, cooperando all’opera della Redenzione del genere umano.
Le sue virtù di obbedienza, di umiltà, di amore sommo a Cristo e alla Chiesa ci spingono a chiederti il dono della sua glorificazione sulla terra, perché risplenda a tutti la tua gloria, e il tuo Regno di verità, di giustizia, di amore si diffonda sino ai confini della terra, nel particolare carisma del «Fiat voluntas tua sicut in caelo et in terra».
Ci appelliamo ai suoi meriti per ottenere da Te, SS. Trinità, la grazia particolare che ti chiediamo, intendendo compiere la tua Divina Volontà. Amen.

† Giovan Battista Pichierri .
Arcivescovo di Trani – Nazareth

16 - Queste preghiere furono pubblicate con l’approvazione ecclesiastica dell’Arcivescovo di Trani, S.E. Mons. Reginaldo Addazi, O.P., il 27.11.1948. Chi ottenesse da Dio una grazia per intercessione di Luisa è pregato d’inviare una relazione o testimonianza scritta (possibilmente con relativa documentazione) alla Pia Associazione Luisa Piccarreta (P.F.D.V.) - Via Luisa Piccarreta, 25 - 70033 CORATO (Bari)

PREGHIERA

Signor mio Gesù Cristo, che tanto brami che la tua Divina Volontà abbia il suo Regno sulla terra come in Cielo, degnati, Ti preghiamo, di collocare “la lampada” che Tu hai acceso
sul “lampadario” della tua Chiesa, “affinché chi entra veda la Luce” (Lc. 8,16), e di glorificare, per l’onore del tuo Volere, la tua umilissima serva Luisa Piccarreta, “la Piccola Figlia
della Divina Volontà”, colei che tanto Ti ha glorificato sulla terra “facendosi obbediente fino alla morte”, con l’esempio delle sue virtù straordinarie, con i suoi sublimi scritti
e con tutta la sua immolata per la salvezza e la santificazione delle anime. Amen.

* * *

  …E gli Angeli hanno detto: “Signore, Vi preghiamo: mostrate alle genti ciò che avete operato in quest’anima con un segno prodigioso della vostra onnipotenza, per la gloria vostra e per il
bene delle anime. Non tenete più nascosti i tesori in lei versati, onde vedendo e toccando loro stessi la vostra onnipotenza in un’altra creatura, possa essere di ravvedimento ai cattivi e di
maggior sprone a chi vuol essere buono”. (Dal vol. 4°, 2 Ottobre 1901).

* * *

     “Con la beatificazione del BeatoAnnibale Di Francia sono stati approvati dalla Chiesa anche i Suoi scritti e quindi anche le prefazioni alle opere di Luisa” (dall’Omelia del 23 Gennaio 1991 di S. E. Mons. Carata nella chiesa di San Domenico in Corato)



“Perché cercate tra i morti Colui che è vivo?
Non è qui, è risuscitato.”
(Lc. 24,5-6)




Luisa la si trova sempre viva nei suoi Scritti
Luisa può dire con San Paolo: “Animati da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto:
Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo” (2 Cor. 4,13).
E, proprio perché ha posseduto questo Dono supremo del vivere nella Divina Volontà, ha potuto
di conseguenza parlare di questo nuovo Dono e della Volontà di Dio –lei la prima– con una luce
ed una competenza come nessuno, né prima né dopo, ha potuto farlo nella Chiesa.



Dichiarazione

  Soltanto adesso, dopo la narrazione della vita di Luisa, senza occultare o dissimulare niente, perché “la verità ci farà liberi” (Gv. 8,32) –e quanto è stato detto in questo libro si appoggia interamente su documenti e testimonianze– questa dichiarazione non è più una doverosa formalità, ma è dovere di giustizia e di lealtà verso la Chiesa e verso la Verità.
  1.
Facendo sue le parole di Luisa, l’Autore intende, alla fine di tutto quanto è stato esposto, “spontaneamente e prontamente compiere il dovere di anima cristiana di umiliare la sua incondizionata,
pronta, piena ed assoluta sottomissione al giudizio della Santa Romana Chiesa, senza restrizione alcuna”,
e ciò in conformità ai decreti di Urbano VIII e alle direttive del Concilio Vaticano II. In questo modo, l’Autore non intende in alcun modo prevenire il giudizio sulla vita, la missione, la santità e il messaggio di Luisa, che spetta alla Santa Chiesa Cattolica. Quanto è stato detto non pretende altra fede, se non quella che meritano attendibili testimonianze umane.
   2.
Il Decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede (già “Santo Uffizio”) che abroga i canoni 1399 e 2318 dell’anteriore Codice di Diritto Canonico (A.A.S. n. 58/16 del 29.12.1966) fu approvato da S.S. Paolo VI il 14.10.1966 e pubblicato quindi per ordine dello stesso Pontefice, per cui non è più proibito divulgare senza Imprimatur scritti riguardanti presunti fatti o rivelazioni soprannaturali.
 3.
L’Indice dei libri proibiti è il catalogo ufficiale dei libri condannati dalla Sede Apostolica come dannosi alla fede o alla morale, e di cui, nella precedente legislazione, erano vietati, salvo speciale dispensa, sia la lettura che lo stesso possesso. Tale Indice, pubblicato la prima volta nel 1559 sotto Paolo IV e aggiornato man mano in numerose edizioni successive, è rimasto in vigore fino al 14.06.1966, quando una Notificazione della Congregazione per la Dottrina della Fede ne ha abolito il valore giuridico (Enchir. Vat., vol. 2. pp. 674-677).
  Ovviamente rimane integro il diritto-dovere della Santa Sede di condannare gli scritti che mettessero in pericolo la fede o i costumi; similmente rimane integro il valore morale dell’Indice stesso. Avverte infatti espressamente la detta Notificazione: “Questa Congregazione per la Dottrina della Fede, dopo aver consultato il Santo Padre, comunica che l’Indice rimane moralmente impegnativo, in quanto ammonisce la coscienza dei cristiani a guardarsi, per un’esigenza che scaturisce dalla stessa legge naturale, da quegli scritti che possano mettere in pericolo la fede o i costumi; dichiara però nello stesso tempo che esso non ha più forza di legge ecclesiastica con le annesse censure”.
  4.
È intenzione esplicita dell’Autore sollecitare e incoraggiare quanti sono impegnati nella sua Causa di Beatificazione e le Autorità della Chiesa, cui compete “il caso Luisa” nei suoi vari aspetti, perché facciano tutto quanto è nelle loro possibilità, affinché definitivamente esca, con la glorificazione della Serva di Dio, da questo stato di evidente contraddizione in cui è stato relegato inspiegabilmente per tanti anni.
  E al tempo stesso, sollecitare e incoraggiare quanti hanno conosciuto Luisa, anzi, tutti quanti nella Chiesa, affinché uniamo i nostri sforzi presso il Signore, mediante la preghiera e la conoscenza e
l’adempimento della Divina Volontà, per così ottenere tutti insieme questa Grazia, questo grande miracolo del Signore: che sia riconosciuto a Luisa pubblicamente il posto che le ha assegnato la Divina Provvidenza nel suo imperscrutabile Disegno d’amore e, di conseguenza, che la Divina Volontà sia conosciuta e regni. “Il caso Luisa” è responsabilità di tutti.
  5.
Infine, non dimentichiamo che tutti, nella Chiesa, possiamo peccare di omissione; nel caso presente, specificatamente, contro la Fede, se occultassimo la luce a noi stessi o agli altri, per pigrizia o per anteporre interessi personali. Questo è un richiamo al santo timor di Dio, ben sapendo che Dio fa dipendere la realizzazione dei suoi disegni dalla libera fedeltà e ubbidienza di povere creature. Quante volte gli uomini, in nome dello zelo per Dio, non hanno saputo vedere l’Opera di Dio né ubbidirla: “ignorando la Giustizia (che offre) Dio e cercando di affermare la propria, non si sono sottomessi alla Giustizia di Dio” (Rom. 10,3)... Sono i rischi di Dio.
E la Chiesa è composta da Gesù Cristo e da questi “rischi”, che siamo gli uomini.
  Ebbene, nonostante la fragilità e la piccolezza di ogni uomo, l’Autore crede la Chiesa, fondata sulla Roccia, che è Pietro, che è Cristo, che è la Divina Volontà stessa, ed è sicurissimo dell’assistenza divina che le ha promesso il Signore. Perciò, malgrado tutte le difficoltà, nutre un inguaribile ottimismo, che la Luce della Verità prima o poi splenderà in favore di questa umilissima e obbedientissima creatura, che è Luisa. Perciò, l’Autore fa sue le già citate parole di un testimone di Luisa, il P. Domenico Franzè: “Io ho la certezza morale, per quanto è dato all’uomo”, e quelle altre del P. Consalvo Valls. “Io nutro l’intima persuasione che la persona in questione –la nostra Luisa– è un’anima di Dio e che è divina l’opera che in essa si compie”.
  Nel tracciare questa sua Biografia, l’intimo desiderio dell’Autore è stato quello di offrire la sua personale testimonianza di Luisa.

* * *

“Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto”.
Parola del Signore (Lc. 12, 2)
“Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato!”
(Atti, 4,20)





Ritengo provvidenziale e di grande significato
che il mio primo incontro non fu con la figura di Luisa Piccarreta,
ma con lo spirito di Luisa, con la sua vita interiore, con la “sua” Dottrina sulla Divina Volontà.
In questo modo Dio ha voluto attirare la mia attenzione verso quello che più di ogni altra cosa
Gli sta a cuore, verso il suo “quadro” prima ancora che verso “la cornice”, che è Luisa.
P. Pablo Martín





ALLEGATO.

“Ecco l’annunzio di una grande gioia,
che sarà di tutto il popolo” (Lc. 2,10):


Uno storico traguardo!
I giorni 27, 28 e 29 Ottobre 2005, a Corato (Bari), più di 400 persone provenienti da 16 paesi
hanno preso parte al Terzo Congresso internazionale in cui si sono conclusi i lavori
del processo diocesano della Causa di Beatificazione della Serva di Dio
LUISA PICCARRETA
“la Piccola Figlia della Divina Volontà”

In questo modo la sua vita, la sua missione ed il suo Messaggio passano dalle mani della chiesa diocesana, che undici anni fa , il 27 Novembre 1994 (solennità di Cristo Re) ne aprì la Causa,
a quelle della Chiesa universale, nella Sacra Congregazione per le Cause dei Santi. Successivamente, il 7 Marzo 2006 (59° anniversario della sepoltura di Luisa), nella cancelleria di questa Sacra Congregazione sono state aperte ufficialmente le casse che contenevano la copia di tutti i suoi scritti e delle testimonianze sulla sua vita e virtù: in un certo senso, “il sepolcro” di Luisa è stato aperto.
È un momento solenne; come venti secoli fa Nostro Signore ordinò all’amico morto: “Lazzaro, vieni fuori!”, così adesso l’autorità della Chiesa dice: “Luisa, vieni fuori!”, esci alla luce pubblica mediante i tuoi scritti; e a noi ordina: “Scioglietela e lasciatela andare”, scioglietela da tutti i vostri schemi (anche spirituali), delle vostre paure, dai vostri pregiudizi, dai vostri interessi privati, dal vostro famoso volere umano,
e che la sua voce, potente come una Tromba, risuoni in tutto il mondo.


All’orizzonte storico della nostra speranza vediamo ormai avvicinarsi il giorno tanto sospirato in cui la Santa Chiesa prenderà in seria considerazione questa umilissima creatura che tanto l’ha amato e per la quale si è immolata in lunghi anni d’intimo dolore nel suo letto.
La Divina Sapienza ha disposto che, così come nessuno può venire al Padre se non per mezzo di Gesù Cristo (cfr. Gv. 14,6) e non si può conoscere la sua Divinità se non attraverso la sua Adorabile Umanità, così non sia conosciuto il grande messaggio della Divina Volontà come vita, se prima non si conosce colei che ne è la depositaria e che è vissuta in Essa. Al “Tesoro nascosto” si arriva soltanto aprendo l’umilissimo meraviglioso “scrigno” che lo contiene:

LUISA PICCARRETA

“Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? E allora, che cosa siete andati a vedere? …Un profeta? Sì, vi dico, e più che un profeta…” (Lc. 7,24-26). Le parole di Gesù sul suo Precursore oggi parlano di lei, “la Piccola Figlia della Divina Volontà”. “Che cosa siete andati a vedere a Corato? Una Santa?”
È vero che la sua gente la ricorda ancora, dopo 62 anni dalla morte, il 4 Marzo 1947, come “Luisa la Santa”. È vero che dal 20 Novembre 1994 è stata aperta la sua Causa di beatificazione e le viene dato il titolo di “serva di Dio”. Ma chi è e perché senza rumore fa venire persone da ogni parte del mondo, mentre, al confronto, in Italia non è ancora conosciuta? Moltitudini di pellegrini affollano i grandi santuari mariani; folle sterminate visitano i luoghi di San Pio da Pietrelcina o di Sant’Antonio, a Padova… Al confronto, è irrilevante il numero di visitatori della casa dove Luisa è vissuta, o la tomba nella sua chiesa parrocchiale a Corato (provincia di Bari). Ma c’è una differenza significativa: nel primo caso, le moltitudini ferventi che si recano da Padre Pio o da S. Antonio o da S. Rita, vanno in genere per invocare il loro patrocinio, per chiedere una grazia o anche per adempiere una promessa, mentre chi va alla casa di Luisa lo fa in risposta ad una misteriosa chiamata, per conoscere Qualcosa di molto speciale, con il segreto desiderio di imparare un’arte divina: a fare la Volontà di Dio. Poi, man mano che scopre la figura di Luisa, scopre che questo Qualcosa è il “Fiat” Divino vissuto in continuazione, una misteriosa e sorprendente novità: che adesso il Signore ci propone il vivere nella Divina Volontà. Quindi, di fronte alla vita che Luisa ha vissuto, confinata per più di 64 anni in un letto, passa dallo stupore alla gioia di scoprire in lei “il tesoro nascosto” e al desiderio di sapere di più di questo Regno per acquistarlo.


ARMONIA NELLO SCHEMA DELLA VITA DI LUISA


            

INDICE

1ª parte Prefazione – “Luisa, la Santa” – Infanzia di Luisa – La voce di Gesù – “Tu sarai la vera monacella del mio Cuore” – “Quello che manca alla Passione di Cristo” – Luisa Vittima – L’unione con Gesù
2ª parte “Continuando il mio solito stato...” – “Una vita più celeste che terrena” – Luisa in convento con le suore – Luisa, testimone di se stessa – Gli Scritti di Luisa
3ª parte L 'ultima prova di Luisa – Dall’esilio alla Patria – Il trionfale funerale di Luisa
4ª parte Luisa, chi sei tu? – La missione di Luisa – “Luisa, svegliati!” – PREGHIERE – Dichiarazione – Allegato


Inizio






Prima Parte

 
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