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Don Pablo Martín Sanguiao - Divina Volontà : Fraternità - Figli del Divin Volere

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Don Pablo Martín Sanguiao

BIOGRAFIE di LUISA > Biografia di Luisa di D.P.M.Sanguiao

Seconda Parte    


L’ultima prova di Luisa

  Morto il santo Padre Di Francia (il 1° Giugno 1927) senza aver potuto realizzare il suo massimo desiderio, la stampa e pubblicazione dei volumi di Luisa, il Confessore Don Benedetto Calvi fece suo questo desiderio e continuò l’opera iniziata, sebbene con un criterio personale alquanto diverso. E Luisa scrive:

   “…Pensavo tra me alla grande questione degli scritti sulla Divina Volontà che si trovano in Messina, portati dalla benedetta memoria del venerabile Padre Di Francia; come io ed altri miei Superiori li vogliamo assolutamente qua, ma i
Superiori di Messina, raccomandati rigorosamente dal venerabile Padre prima di morire, se li vogliono tenere là per la pubblicazione, quando a Dio piacerà, quindi non si fa altro che [inviare] lettere di fuoco d’ambo le parti, quelli per ritenerli e noi per riaverli, ed io mi sentivo tutta impensierita, annoiata e stanca, e dicevo tra me: “Come ha potuto permettere il buon Gesù tutto questo? Chissà che non si dispiaccia anche Lui?” Ed Egli, movendosi nel mio interno, mi ha detto:
  “Figlia mia, tu sei impensierita, ma Io affatto, né sono dispiaciuto, anzi godo nel vedere l’interesse che prendono i Sacerdoti di questi scritti, che formeranno il regno della mia Volontà. Ciò significa che apprezzano il gran bene di essi ed ognuno vorrebbe tenere con sé un sì grande tesoro, per essere i primi a comunicarlo agli altri, e mentre dura la questione di chi deve vincere, l’uno avvicina l’altro per consigliarsi sul da farsi ed Io godo che altri miei ministri conoscano che c’è questo tesoro sì grande, di far conoscere il regno del mio Volere Divino, ed Io mi servo di ciò per formare i primi Sacerdoti del mio regno venturo del mio «Fiat»... Quindi lasciami fare e non ti dar pensiero.”
(18.01.1928).

  Dopo la morte di Padre Annibale, i suoi, che avevano in custodia gli scritti, non si interessarono abbastanza della loro pubblicazione e così li restituirono a Luisa. Il suo Confessore pubblicò nel 1930 un riassunto dei primi quattro volumi pressappoco, abbastanza ritoccati, con il titolo “Nel Regno della Divina Volontà (parte prima, storia di un’anima) Alba che sorge”,
con l’Imprimatur di Mons. Giuseppe Maria Leo, Arcivescovo di Trani. Già in precedenza Padre Annibale aveva preparato una bozza per la stampa del 1° volume riassunto, ma la sua morte lasciò tutto sospeso.
  Don Benedetto fece poi tre edizioni del libro “La Regina del Cielo nel Regno della Divina Volontà”
(anch’esso con Imprimatur) nel 1932, 1933 e 1937. Bisogna dire però che le edizioni di questo libro curate da Don Benedetto sono abbastanza diverse dal manoscritto originale di Luisa, che porta la data del 6 Maggio 1930. Si tratta di 31 meditazioni per il mese di Maggio, riguardanti altrettanti episodi o misteri della vita della Madonna SS., scritte “per la Casa della Divina Volontà”. La 3ª edizione ha diverse appendici e tra questi, una ventina di capitoli bellissimi, presi dagli ultimi volumi di Luisa, intitolati “Prodigi d’amore che la Divina Volontà operò nella Regina del Cielo”. Quest’appendice fu pubblicata anche separata.
  Infine aggiunse la 5ª edizione e preparava la 6ª dell’ “Orologio della Passione”
(1934), che fu tradotto e pubblicato in tedesco dal P. Ludwig Beda, O.S.B., in due grosse edizioni con Imprimatur, che destarono grande fervore ed entusiasmo. Notiamo che questo libro si diffuse durante più di 23 anni, in cinque edizioni, sempre con approvazione ecclesiastica, e nessuno trovò mai nulla da contestare, anzi...!
   Ma è inevitabile che chi è di Cristo provochi come Lui “la rovina e la risurrezione di molti”; molto suo malgrado diventa “segno di contraddizione”
(Lc. 2,34) e pietra di scandalo. Non tutti i sacerdoti sono uguali; non tutti furono (e sono) come Sant’Annibale, come i Confessori di Luisa, come tanti che la frequentarono con venerazione e sacro affetto. Abbiamo visto che, fin dall’inizio, ci furono quelli che la giudicarono e condannarono con solo sentirne parlare. E negli anni trenta venne a crearsi un’opposizione, sempre più accesa e pubblica, contro Luisa, da parte di alcuni sacerdoti e religiosi. Uno di loro, che nemmeno la conosceva personalmente, arrivò a estremi tali da provocare indignazione e scandalo nel popolo coratino, nonché il profondo dispiacere del Confessore di Luisa (detto da lui) e dei suoi Superiori.
   Nel capitolo dell’8 Febbraio 1931, Luisa scrive:
  “È da qualche tempo che non scrivo, perché gonfio il mio povero cuore di amarezze intense, fino a travolgermi tutta nelle onde altissime e burrascose del dolore e [delle] umiliazioni profonde, non avevo la forza di mettere su carta una pagina, la più dolorosa, della mia esistenza quaggiù. Nella foga del mio dolore ho ripetuto più volte il detto di nostro Signore: “Cercai un consolatore in tante pene e non lo trovai, un amico che mettesse una parola in mia difesa e non vi fu, anzi chi doveva sostenermi e darmi un respiro di coraggio, me lo sentivo cambiato come se fosse il mio più crudele nemico”.
   (…) E poi quello che più mi tormenta sono le stesse lotte che devo sostenere col mio dolce Gesù. Per causa della stampa della Divina Volontà mi accusano al Santo Uffizio di cose che io non conosco, né dove abitano, né dove stanno, e sono lontano da me quanto il Cielo dalla terra. Sono quarantasei anni che vivo nel letto, si può dire che sono una povera sepolta viva, la terra non la conosco, né ricordo mai di aver avuto amore ad interesse. Il mio dolce Gesù ha
vigilato sempre il mio cuore e me lo ha tenuto in pieno distacco; sia sempre ringraziato il Signore. Hanno malignato pure presso il Santo Uffizio per la venuta del sacerdote che viene a chiamarmi all’ubbidienza nello stato
delle mie sofferenze, quindi imposizioni e proibizioni…”

  Questi fatti coincisero con un periodo in cui la S. Congregazione del Santo Uffizio (oggi “della Dottrina della Fede”) dovette intervenire in numerosi casi di dubbia origine soprannaturale. Delle volte, tuttavia, quella generale prevenzione
nei confronti di possibili o presunti interventi soprannaturali potè cagionare casi di vera repressione. A noi non spetta e non è possibile sapere in quali casi l’intervento ecclesiastico fu giusto e legittimo, e in quali altri forse ingiusto o abuso di autorità; niente vieta però che, indagando con documenti e testimonianze, possiamo pervenire ad alcune conclusioni. Sta di fatto che l’Autorità della Chiesa può correggere determinate sentenze precedenti.
  Qualche esempio fra i tanti: basta pensare alla “Notificazione” con cui la Chiesa annullò le proibizioni riguardanti la devozione alla Divina Misericordia nel modo proposto da Suor Faustina Kowalska di Cracovia (Polonia), posteriormente
canonizzata, o alla riabilitazione del Beato Antonio Rosmini.
  Stando così le cose, un giorno, il 31 Maggio 1938, arrivò a Corato un sacerdote in qualità di mandatario del Santo Uffìzio e, senza spiegazioni, sequestrò e portò via con sé i quaderni di Luisa (tranne i due ultimi volumi, uno dei quali da poco incominciato), senza lasciare nemmeno una ricevuta, pur non essendo stati stampati, essendo pertanto degli scritti privati...
  Tre mesi dopo, il 31 Agosto 1938, fu pubblicato un Decreto (in pratica, una misura disciplinare), che condannava i tre libri di Luisa che erano stati stampati e pubblicati (soltanto quelli e non altri) e quindi li metteva all’Indice dei libri proibiti.
Il Decreto, tradotto dal latino, dice così:

«Suprema Sacra Congregazione del Santo Uffizio

    Decreto.
    Proibizione di libri.
    Mercoledì, giorno 13 Luglio 1938.
   Col generale consenso della Suprema Sacra Congregazione del Sant’Uffìzio, gli Eminentissimi e Reverendissimi Signori Cardinali, che hanno l’incarico di tutelare le cose di fede e di costumi, avuto in antecedenza il consenso dei Reverendi Signori Consultori, condannarono ed obbligarono ad inserire nell’Indice dei libri proibiti i libri che qui elenchiamo, scritti da Luisa Piccarreta e da altri curati e pubblicati più volte in vari luoghi; essi sono:
  1°) L’Orologio della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, con un Trattato
       sulla Divina Volontà.
  2°) Nel Regno della Divina Volontà.
  3°) La Regina del Cielo nel Regno della Divina Volontà.
  E nel giorno seguente, giovedì 14 dello stesso mese ed anno, il SS. Signor Nostro Pio, per Divina Provvidenza Papa XI, nella solita udienza accordata al Rev.mo Signor Assessore del Sant’Uffizio, approvò la decisione degli Eminentissimi Padri a lui presentata, la confermò e comandò di farla pubblicare.
  Dato a Roma, dai Palazzi del Sant’Uffìzio, il giorno 31 Agosto 1938.
                                                                                                                  Remolo Pantanetti, .
                                                                                                       Notaio della Supr. S. Congregazione»

Pochi giorni dopo, l’11 Settembre, su “L’Osservatore Romano”
apparve un articolo senza firma, in cui si commentava ufficiosamente la condanna. Eccolo:
  «Falsa Letteratura Spirituale.
  I tre libri colpiti dal decreto del Santo Uffizio, riportato nella prima pagina del giornale, non meriterebbero per la loro piccola mole e lo scarso valore del contenuto particolare considerazione, ma vanno condannati come indice di un
misticismo falso e pericoloso 13, frequente ai nostri giorni. Vi sono infatti oggi non poche persone, specialmente donne, le quali credendosi, sia pure in buona fede, favorite da straordinari carismi spirituali, sentono il bisogno, anzi, esse dicono, il dovere di comunicare a tutta la famiglia cristiana le loro presunte visioni e rivelazioni soprannaturali, che sono invece il prodotto della loro fantasia esaltata ed inferma.

13 - Le sottolineature sono nostre: sono i due motivi della condanna (l’origine e il contenuto). Viene spontaneo il pensiero: se una accusa non fosse abbastanza efficace, resta l’altra. Come quelle contro Gesù nella Passione.

   Questo è il caso di certa Luisa Piccarreta, autrice degli scritti che altri hanno raccolto e pubblicato nei tre accennati volumetti, la quale afferma di dover scrivere in seguito a numerose rivelazioni a lei fatte da Gesù Cristo e dalla Beata Vergine.
  Argomento principale
dei suoi scritti è la Divina Volontà, concepita in modo esagerato ed errato, ed esposta in un linguaggio e in una terminologia ridondante spesso di inesattezze e stravaganze.
  Si crederebbe che simili pubblicazioni non dovrebbero incontrare gran successo. Invece la loro diffusione è grandissima, favorita anche da irresponsabili recensioni della nostra stampa, giacché molti recensiscono i libri senza averli prima letti con la dovuta attenzione e competenza.
   I volumetti in questione hanno già avuto molte edizioni e sono stati tradotti in altre lingue. Si dice che nella versione tedesca del “Trattato della Divina Volontà” (“Das Reich des Gottlichen Willens”), fatta dal P. Beda Ludwig, O.S.B., siano
state esitate oltre 30.000 copie.
   Era dunque opportuno mettere in guardia i fedeli».

* * *

Il commento migliore a questo commento lo fanno i fatti. Cinque giorni dopo, il 16 Settembre, appena saputa la notizia, Luisa inviò a Mons. Giuseppe M. Leo, il suo Arcivescovo, il seguente atto di sottomissione e, per suo mezzo, al Sant’Uffizio:
   “Fiat! In Voluntate Dei!
    Io, qui sottoscritta, avendo appreso il decreto col quale, in data 13 Luglio 1938, la Suprema Congregazione del S. Uffizio condannava all’Indice dei libri proibiti i libri da me scritti e pubblicati: 1 °, L’Orologio della Passione di N.S.G.C. con un Trattato della Divina Volontà; 2°, Nel Regno della Divina Volontà; 3°, La Regina del Cielo nel Regno della Divina Volontà, spontaneamente e prontamente compio il dovere di anima cristiana di umiliare la mia incondizionata, pronta, piena ed assoluta sottomissione al giudizio della S. Romana Chiesa, per cui, senza restrizione alcuna, riprovo e condanno
quanto la Suprema Congregazione del S. Uffizio riprova e condanna nei sopracitati miei scritti pubblicati, nel senso che la medesima Suprema Congregazione intende.
  Questa mia dichiarazione la umilio egualmente al mio amatissimo Arcivescovo Mons. D. Giuseppe M. Leo, implorando da lui la carità paterna di farla pervenire, pel suo tramite, al S. Uffizio.
                                                                                                            Mi firmo,
                                                                                            Luisa Piccarreta da Corato (Bari)”

* * *


  In modo simile si esprime il suo Confessore D. Benedetto Calvi in varie lettere, anch’egli raggiunto dalla severità (alla pari di altri sacerdoti, religiosi e suore), per lo stesso motivo durante un certo periodo. Infatti gli fu vietato di visitare Luisa e di celebrare la S. Messa in casa di lei per alcuni mesi. In quel periodo, altri sacerdoti
le portavano la Comunione e la facevano rinvenire.
  La tempesta contro Luisa da parte di molti, compresi sacerdoti e religiosi, doveva continuare violenta fino alla sua morte ed oltre. Molti tuttavia soffrirono con lei, non si rallegrarono del male e di tante ingiustizie, né tanto meno si accanirono contro di essa; ma altri la rinnegarono, l’abbandonarono, lamentando (dice lei) averla conosciuta...
  Vale la pena notare che il 31 Agosto 1939, esattamente un anno dopo la cosiddetta condanna, Hitler firmò l’ordine di attaccare la Polonia, che diede inizio alla Seconda Guerra Mondiale. Così pure la coincidenza di altre date della storia
futura con questi fatti.
  Appena un mese dopo quella condanna all’Indice, “per disposizione dei Superiori”
(dice il Confessore), “per motivi di salute” (dice Luisa), dovette uscire dall’Orfanotrofio di S. Antonio il 7 Ottobre 1938, esattamente dieci anni dopo il suo
ingresso. Dovette lasciare quelle buone religiose, le Figlie del Divino Zelo, ma non l’affetto e la profonda stima di moltissime di loro, come evidenziano tante lettere di Luisa. Don Benedetto trovò per lei una casa dove abitare, in Via Maddalena, 20 (Era il suo nome di terziaria domenicana!). Lì passò gli ultimi otto anni della sua vita. Trovandosi in questa tempesta, Luisa scrisse (come alcuni testimoni riferiscono) al Santo Padre Pio da Pietrelcina (unica volta in vita sua), il quale le rispose solo questo: “I Santi si fanno, ma guai a chi fa i Santi!”

* * *

Pochi anni prima, a proposito di uno dei libri condannati, il Dr. Padre Domenico Franzè, O.F.M. scrisse la seguente lettera indirizzata al P. Pantaleone Palma, Superiore Generale dei Rogazionisti e successore di Sant’Annibale:
  “Pace e bene!
   Reverendo Padre Palma,
   circa un anno addietro, e precisamente nello scorso Settembre, V.R. consegnava a me, da parte anche di un autorevole Personaggio, due copie del libro intitolato “Nel Regno della Divina Volontà (Storia di un’anima, Parte I) Alba che sorge” ecc., allo scopo che da me si desse un giudizio su detta Opera, il cui Autore si era trincerato nel più stretto incognito.
  Ebbene, Rev.do Padre, come sa, io non mi sono accontentato di leggere il libro in parola, ma ho preteso anche, per meglio del mio giudizio, di conoscere la persona che l'ha scritto.
  Dopo aver letto le parole ed aver parlato con chi ha scritto, non mi sono fermato alla mia sola convinzione, ma ho cercato anche il parere di alcuni tra i miei competenti Confratelli Religiosi, di uno dei quali Le accludo una breve relazione, e cioè del P. Consalvo Valls, Professore di Teologia in questo nostro Collegio Internazionale di S. Antonio ed Esaminatore Delegato per la revisione dei nostri libri.
  In verità, a chi non avesse tempo e voglia di percorrere il volume, basterebbe dare uno sguardo all'indice del medesimo per vedere come un’anima chiamata da Dio alla perfezione s’innalza con passo e salita graduale, per le vie del distaccoed annichilimento, delle tentazioni e delle prove, fra le quali, durissima, una che si trascina da ben quarantasei anni.
  A me, che sono un medico, fa semplicemente meraviglia il fatto che nella paziente io non abbia riscontrato piaga alcuna di decubito o altra erosione della pelle in una persona costretta a stare immobilizzata a letto per sì lungo periodo di anni.
  A me, che sono Religioso Regolatore, da tanto conforto l’avere avuto assicurazione che, in così lunga sequela di anni, i medici, i Confessori, gli Arcivescovi Ordinari, non abbiano mai dopo prove esaurienti scoperto frode alcuna.
  A me infine, che sono Sacerdote, gode l’animo di aver riscontrato nella paziente, non solo tutta la delicata integrità delle virtù cristiane, ma inoltre un’anima tendente alla perfezione, illuminata da una grazia speciale.
  A parte quanto Nostro Signore par che si degni di operare in quest’anima, per purificarla e renderla degno strumento di misericordia per i suoi simili, io noto in questi scritti un’idea dominante, che potrei chiamare l’idea madre dell’esistenza di questa creatura, la Divina Volontà.
  La povera paziente chiama tutte le anime a penetrare nel male delle singole volontà personali, e vuole far costatare che, come uno solo è il male comune di tutte le volontà umane, cioè il peccato, così una sola è l’universale medicina per tutti gli uomini peccatori, cioè che la Santissima Volontà di Dio sia la vita della volontà umana.
  Se l’Opera di cui parliamo non facesse altro che inculcare in chi legge i diritti di Dio e del suo Divin Volere, affermare il Suo supremo potere su tutte le umane volontà e su tutti i poteri e regni della nostra minuscola terra, io direi che ciò sarebbe già molto per il bene delle anime.
  Reverendo Padre, con giudizio da Medico e da Sacerdote, le dico che soltanto uno spirito così mortificato e perennemente mortificato,
soltanto una volontà umana fusa alla Volontà Divina, può assurgere a concezioni così basilari e fondamentali, come quelle che manifesta quest'anima; la quale, senza studi profondi e senza scuola, da sola nel letto del suo dolore e del suo spasimo, con una cultura letteraria, teologica ed ascetica limitatissima, parla con vera competenza delle più astruse questioni, risolve i più difficili problemi, conduce l’anima che
legge i suoi scritti nei campi più profumati delle virtù.
  Non è qui certo il caso che io riferisca sulle prove fisiche, psicofisiche e morali da me esperite sulla paziente: io ho la certezza morale, anche perché chi scrive ha sessantacinque anni suonati ed è alieno di tutto ciò che sa di mondo e da tutto ciò che è immoderazione, dico, ho la certezza morale, per quanto è dato all’uomo, che il libro da V.R. presentatemi potrà fare un gran bene, specialmente perché è dettato da uno spirito retto e senza infingimenti.
  La ringrazio della bella occasione che mi ha offerto e mi raccomando alle Sue degne preghiere, mentre mi riaffermo di         V. R. aff.mo in G. C.
       (Firm.) Fr. Domenico Franzè, Medico-Chirurgo; Prof. di Fisiologia e Medicina Missionaria nel
Collegio Internazionale S. Antonio; Socio di merito della Pontificia Accademia Romana di M.I.
                                                                                               Roma, Collegio S. Antonio, 20 Luglio 1931”.

  La relazione che il P. Domenico Franzè acclude nella sua lettera è questa, a lui
indirizzata dal P. Consalvo Valls, O.F.M., Professore di Teologia Dommatica,
Mistica, ecc. nello stesso Collegio, il 18 Luglio 1931. (Trascriviamo, per la sua
lunghezza, soltanto le affermazioni principali):
    
   “Reverendo Padre,
    ho letto e studiato il libro intitolato “Nel Regno della Divina Volontà, ecc.” e dopo averlo meditato in alcuni dei suoi punti, posso dichiarare quanto segue:
  I - Nel riguardo dommatico: l’ho trovato in tutto conforme con gli insegnamenti ricevuti dalla Santa Chiesa e manifestati nelle fonti di Rivelazione, ancora quando parla di questioni dogma-tiche solo di passaggio, come... (Segue una serie di punti analizzati; i suoi commenti sono:
  “Esattezza teologica sublime e meravigliosa...”, “Esattissimo pure il concetto... senza stridenze e con meravigliosa armonia”, “Mai si ripete, sempre trova nuovi e bellissimi aspetti, e neppure per un momento si stacca dal retto concetto di quelle verità di Fede”, ecc.).
  Vero è che qua e là si trovano delle incertezze e qualche volta delle stranezze che abbisognerebbero qualche spiegazione; ma pure è vero che, quanto più si riflette sulle medesime, più scomparisce la dissonanza apparente delle prime impressioni. Del resto lo dice Gesù stesso all'anima, quando la rassicura dei timori che essa sente di scrivere spropositi...
  II
- Sotto l’aspetto ascetico. È giustissimo in tutte le sue appreziazioni, sia nel presentare i mezzi attivi di santificazione: orazione, lavoro, adempimento dei propri doveri, Sacramenti, preghiere, letture, sofferenza, ecc., sia specialmente negli ampi insegnamenti che dà sulle virtù stesse... Nota bene: per giustificare tutti questi punti (che l’Autore enumera) bisognerebbe citare tutto il Libro...
  III
- In quanto ai fenomeni mistici: il libro sembra veramente ispirato. (Dai numerosi punti che elenca, prendiamo, ad esempio, questo: “Differenza tra la conoscenza astrattiva e intuitiva di Dio e dell’anima stessa. La descrizione che fa di quella intuitiva è una dimostrazione psicologica e sperimentale della Dottrina Teologica sul modo di operare divino dei doni dello Spirito Santo e dei sensi spirituali, in contrapposizione al modo di operare umano delle virtù”, ecc.)
 IV
- In quello che riguarda l’autoritratto di quest’anima. Si vede che vive intensamente la vita della Grazia, della quale fa descrizioni così belle ed esatte, che unicamente i doni dello Spirito Santo possono dargliene l’intelligenza e anche la scienza di poterle esprimere.
  Da questi doni in piena attività ne viene quella contemplazione di Dio nei suoi attributi e nella sua Vita Trinitaria, quella contemplazione di Cristo e della Madonna nei suoi misteri, quella visione così consolante e meravigliosa della Divina Volontà che governa il mondo... Non da altra fonte che dalla Grazia Divina, che assorbe tutto l’essere di quest’anima, ne può venire quella risolutezza e generosità con la quale si dà ai più grandi sacrifici intimi, che le domanda il suo
Diletto; quella delicatezza e vivacità di sentimenti...; anche l’immensa carità verso il prossimo, scaturita e fondata sull'amore a Gesù... E soprattutto solo dalla Grazia può venire questa sostituzione della propria volontà in quella del Signore,
che le fa restare in pace, sicura e contenta in mezzo alle più grandi tribolazioni, sofferenze, siccità, e che costituisce la missione particolare di quest’anima...
  Per tutte queste osservazioni, fatte così alla volata (di qua e di là) e per confronti, io nutro l’intima persuasione che la persona in questione è un’anima di Dio e che è divina l’opera che in essa si compie. Non conosco la vita ne la storia di quest’anima, ma mi basta, per giustificare questo mio concetto, l’esame di questo libro e l’effetto che io stesso ho sperimentato con la sua lettura, che stillava nel mio spirito nuove ansie di miglioramento spirituale. Solo Iddio ha le chiavi del cuore e le fa vibrare verso la Santità...” (ecc.)
  Di Vostra Riverenza, aff.mo Confratello,
                                                         Fr. Consalvo Valls, O.F.M.

  Dopo la condanna all’Indice, inattesa e dal punto di vista religioso inesplicabile e inesplicata, non mancarono i tentativi di ottenere qualche chiarimento, per sapere se vi fossero mancanze o errori concreti, quali o dove, ma furono infruttuosi; come anche i tentativi affinché Luisa fosse riabilitata...
Eppure, in una lettera, Luisa scrisse:
   “…Figlia mia, mi dispiace di P. Beda; e perché i manoscritti (che questo Padre inviò al Santo Uffizio) non arrivarono a Roma? Chi lo impedì? Mentre io so da fonte sicura che nel S. Uffìzio c’erano domande da tutte le parti, che volevano che gli scritti uscissero alla luce. Del resto, si vede che vuoi fare tutto il Signore, se non oggi, domani...”
  A meno di due anni dalla sua morte fu pubblicata un’immaginetta di Luisa, in italiano e in inglese, con autorizzazione ecclesiastica di S.E.R. Mons. Reginaldo Addazi, O.P., Arcivescovo di Trani. Conteneva una breve notizia in sintesi sulla vita e morte di Luisa “in fama di santità” e alcune preghiere “per impetrare la Beatificazione della Serva di Dio”. Per la prima volta le veniva dato questo titolo, pur non essendo stata ancora aperta una sua Causa...
  Tuttavia, occorrerebbe meditare bene quanto Luisa ha scritto:
“Essendo venuto M. (Monsignore), mi ha detto che in queste venute di Nostro Signore io non meritavo niente e che solo meritavo quando praticavo le virtù; ed insieme che pregassi per certi suoi bisogni. Onde nel corso del giorno sono rimasta impensierita di ciò che avevo sentito e, per sbrigarmi, dicevo tra me: “Adorabile mio Bene, Tu sai che non ci ho badato mai a meriti, ma solo ad amarti. Mi pare che mi vogliono fare serva nella tua casa, se badassi ad acquisti. No, non serva voglio essere, ma figlia, anzi Tu il mio amato ed io la tua amata”. (23.01.1908).

  Pochi anni più tardi, l’Arcivescovo Mons. Addazi ottenne dal Santo Uffìzio il permesso (11 Maggio 1962) per il trasferimento dei resti mortali di Luisa dal cimitero nella sua chiesa, S. Maria Greca, di Corato, dove vennero tumulati il 3
Luglio 1962. Fu il primo passo ufficiale verso la sua riabilitazione.
  E quarant’anni dopo la sua morte, l’Arcivescovo di Trani, S.E. Mons. Giuseppe Carata, il 4 Marzo 1987 ha eretto canonicamente la Pia Associazione “Luisa Piccarreta - Piccoli figli della Divina Volontà”, con sede a Corato, Via N. Sauro (adesso Via Luisa Piccarreta), 25, nella casa dove Luisa è vissuta per molti anni, avente lo scopo di conoscere e far conoscere la vita di Luisa e la spiritualità della Divina Volontà, e promuovere altresì tutto ciò che occorre per una piena riabilitazione di Luisa, innanzi tutto, affinché possa in seguito essere glorificata. La Pia Associazione è diventata in seguito “attrice” nella Causa di Beatificazione di Luisa, aperta nella solennità di Cristo Re, il 20 Novembre 1994.
  La conclusione non può appartenere che a Nostro Signore. Un giorno lontano (01.07.1907) Egli le disse: “Figlia mia, la Verità, per quanto è perseguitata, non si può fare a meno di conoscere che è Verità, e giunge il tempo che quella stessa Verità perseguitata viene ad essere riconosciuta ed amata”.

Dall’esilio alla Patria

Dopo essere vissuta sulla terra dell’esilio 81 anni, 10 mesi e 9 giorni, Luisa morì
il martedì 4 Marzo 1947, verso le ore 6 del mattino, dopo 15 giorni di malattia,
l’unica accertata in vita sua: una forte polmonite, con febbre alta. Morì alla fine
della notte, a quella stessa ora in cui tutti i giorni il Sacerdote la richiamava dal
suo stato di “morte” mediante l’ubbidienza.
  Scrive il suo Confessore:
  “Fenomeni straordinari in morte.
Come si vede nella foto, il cadavere di Luisa sta col corpo seduto sul lettino, proprio come quando viveva, né fu possibile distenderlo con la forza di varie persone. Rimase in quella posizione, per cui si dovè costruire una cassa tutta speciale.
  Attenzione, straordinario... Tutto il corpo non subì la rigidità cadaverica che a tutti i corpi umani segue appena morti. Si poteva vedere in tutti i giorni che rimase esposta, alla vista di tutto il popolo di Corato e di moltissimi forestieri, venuti appositamente a Corato per vedere e toccare con le proprie mani il caso unico e meraviglioso: poter, senza sforzo alcuno, muovere il capo in tutti i versi, alzare le braccia, piegarle, piegare le mani e tutte le dita. Si potevano alzare anche le palpebre ed osservare gli occhi lucidi e non velati. Luisa sembrava viva e che dormiva, mentre un convegno di
medici, appositamente convocati, dichiarava, dopo attento esame del cadavere, che Luisa realmente era morta e che quindi si doveva pensare a una morte vera e non ad una morte apparente, come da tutti si immagi-nava. Si fu costretti, col consenso dell’Autorità Civile e del Medico Sanitario, a farla rimanere per 4, dico quattro giorni, sul suo lettino di morte, senza dare segno alcuno di corruzione, per soddisfare la folla che si accalcava, specie i forestieri, che si riversavano in casa anche con la violenza”.
  Luisa dice che era nata “a rovescia” e che perciò era giusto che la sua vita fosse “a rovescia” della vita delle altre creature; anche la sua morte fu “a rovescia”... Restò seduta, come era sempre vissuta, e seduta dovette essere portata al cimitero, in una bara speciale, di vetro, come una regina sul suo trono, vestita di bianco “come una Sposa per il suo Sposo”, con il “Fiat” sul petto...

“La piccola figlia del Re è tutta splendore; perle e tessuto d’oro sono il suo vestito;
in preziosi ricami è presentata al Re; con lei, le vergini sue compagne a Te
sono condotte; entrano insieme nel Palazzo Regale...”

(Salmo 44)

* * *

Il trionfale funerale di Luisa

  Il suo funerale ebbe luogo il 7 Marzo 1947. Più di 40 sacerdoti –il Capitolo e il Clero locale–, innumerevoli religiose (le Figlie del Divino Zelo, le Suore Missionarie del Sacro Costato, le Suore “d’Ivrea”, ecc.), una folla di migliaia di persone, che salivano anche sui tetti, dopo le Esequie e la S. Messa, celebrata dal Capitolo nella Chiesa Matrice, l’accompagnarono al cimitero... Fu un autentico plebiscito del popolo cattolico, che la pianse e che, dopo 62 anni passati ormai, continua ricordandola. Fu la sua prima apoteosi sulla terra... Luisa nel suo lettino di morte, vegliata dalle Suore Figlie del Divino Zelo, da sua sorella Angelina e dalla fedele discepola
e testimone Rosaria Bucci




           

       

                                                                             



  Ancora una testimonianza di Don Benedetto Calvi:
  “Quale fu la sua vita di 82 anni, dei quali circa 70 inchiodata nel suo lettino?
   Pregare + Lavorare + Soffrire + Consolare + Consigliare + Istruire + Illuminare menti + Riscaldare cuori + Trasformare anime. Il suo lettino si cambiava in una meravigliosa cattedra dalla quale, con sapienza ed unzione divina, parlava ed intimamente cambiava le anime: non pochi uscivano dalla sua stanzetta visibilmente mutati, stupiti e commossi, e… pronti a purificarsi con una santa Confessione. Fu il nostro parafulmine per riparare i fulmini della potente Giustizia di Dio, sdegnato perché oltraggiato dai nostri peccati.”

* * *

  Che ci ha lasciato Luisa? Soltanto un affettuoso ricordo? Il suo Confessore, D. Benedetto Calvi, ha raccolto dalle labbra di Luisa, un’ora prima della sua morte, le sue ultime parole, che egli chiama “il testamento spirituale di Luisa e la sua grande e consolante promessa”:
  “Ora muoio più contenta, perché il Divin Volere mi ha consolata più del solito con la vostra presenza in questi ultimi istanti della mia vita. Vedo ora una lunga, bella e spaziosa Via, illuminata da infiniti e splendenti Soli... Oh, sì, li conosco! Sono i Soli dei miei atti fatti nella Divina Volontà. È la via che ora devo battere; è la via preparata per me dal Divin Volere, è la via del mio trionfo, è la via della mia gloria, per congiungermi nell’immensa felicità della Divina Volontà. È la mia via, è la via che farò riservare per voi, caro Padre; è la via che farò riservare per tutte quelle anime che vorranno vivere nella Divina Volontà”.


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Quarta Parte

 
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