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Don Pablo Martín Sanguiao - Divina Volontà : Fraternità - Figli del Divin Volere

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Don Pablo Martín Sanguiao

BIOGRAFIE di LUISA > Biografia di Luisa di D.P.M.Sanguiao

Prima Parte        

“Continuando il mio solito stato...”

  Con queste parole inizia Luisa molti capitoli dei suoi volumi. Si tratta dello stato in cui vive la sua anima, uno stato di sofferenza abbastanza abituale e prolungato, dovuto soprattutto alla sensibile privazione di Gesù; allo stesso tempo indica il suo incessante palpitare nel seno del Volere Supremo di Dio, nel quale continuamente lei si tuffa, come in un vastissimo oceano, percorrendo tutto quello che fa il Volere Divino, sia in Dio che nelle creature, nei Cieli e sulla terra, in tutti i tempi ed in tutte le generazioni, in tutte le creature umane e in tutti i loro atti, stendendosi insieme con Gesù in quell’Atto unico ed etemo del Volere della SS. Trinità che esprime la parola “Fiat” (“Sia fatto!”): nel “Fiat” della Creazione, nel “Fiat” della Redenzione e nel “Fiat” della Santificazione, il quale è appunto quel “Fiat voluntas tua, sicut in Coelo et in terra” che domandiamo nel Padrenostro... In questo modo Lei lo invoca (e ci insegna a farlo), per ottenere che venga a regnare sulla terra, e a questo scopo, grazie all’onnipotenza e all’immensità della Divina Volontà, che abbraccia tutto ed è presente in tutto, Luisa non si fa sfuggire nessuna cosa per la quale non dia al suo Creatore, a nome di tutti ed in tutti, quegli omaggi di riconoscenza, di adorazione, di lode e gloria, di ringraziamento, di riparazione e di amore, che tutte le creature Gli dobbiamo.
  Questa attività incessante della sua anima, che è appunto il vivere nel Volere Divino, costituisce il suo abituale ed immutabile stato.
  Esternamente, la sua vita si svolge pure secondo un “solito stato”; nulla di più regolare, senz’altra regola che l’assoluto abbandono e disponibilità alla Volontà Divina.
  Come si svolgeva una qualsiasi giornata della vita di Luisa? Il suo ultimo Confessore, Don Benedetto Calvi, ha lasciato questa testimonianza:
  “Fenomeni straordinari in vita. Verso le 6 del mattino, il Confessore era al capezzale del suo lettino. Luisa si trovava tutta come un sol pezzo, rannicchiata così fortemente, che quando la sorella o persona di casa, per ubbidire al Confessore o al Vescovo, dovevano sederla al letto, nella sua solita posizione, non ci riuscivano a muoverla, per il peso, come se fosse un grosso pezzo di piombo, né distenderle membro alcuno, perché fortemente irrigiditi. Solo quando il Confessore, che poteva essere anche, in data circostanza, un qualsiasi Sacerdote, le ridava la vita e movimenti del corpo, dandole una benedizione e facendole sul dorso della mano, col pollice, un segno di croce, il corpo di Luisa allora si riaveva, cominciava a muoversi, mentre la sorella poteva facilmente e senza sforzo alcuno sollevarla e rimetterla al suo posto e nella sua solita ed unica posizione, seduta nel suo lettino.
  Altro fenomeno straordinario: in 64 anni inchiodata nel suo lettino non subì mai piaga di decubito. Seguiva immediatamente la lettura, fatta solamente dal suo Confessore al suo capezzale, di quanto Luisa nella notte aveva scritto sulle sublimi verità della Divina Volontà.
  Ancora un altro fenomeno straordinario: quale il suo vitto? Tutto quanto prendeva per cibo, dopo qualche ora, veniva tutto e completamente rimesso. Tutti questi fenomeni sono stati osservati personalmente e controllati scrupolosamente, e poi sottoposti a severi esami, da non pochi dott. e prof. di Dommatica, di Morale, di Ascetica e di Mistica chiamati dai nostri Superiori Diocesani a riferire il loro giudizio. Ne citiamo un paio: il dott. P. Domenico Franzè, O.F.M., prof. in Fisiologia e Medicina nel Collegio Internazionale di Roma, e il dott. P. Consalvo Valls, O.F.M., anche costui dott. in Teologia, Morale, Ascetica e Mistica; e altri ancora”.

***

  Dopo aver “risvegliata” Luisa con la santa ubbidienza, il Confessore, oppure un altro Sacerdote, celebrava la S. Messa nella stanzetta, davanti al suo letto. Quindi, ricevuta la S. Comunione, Luisa restava ancora come assopita, estasiata, in intimo colloquio col Signore per due o tre ore, senza restare tuttavia irrigidita o con perdita assoluta dei sensi. Molte volte, però, durante la giornata le accadeva di stare con N. Signore in modo a lei sensibile, e delle volte le persone che le tenevano compagnia avvertivano il fatto.   
  Quando si riaveva si metteva a lavorare, seduta sul letto. Cuciva e ricamava sul tombolo lavori molto fini, di solito tovaglie, ornamenti, ecc. per la chiesa, e da lei venivano ogni giorno alcune ragazze ad imparare questo lavoro, attirate soprattutto dal dolce incanto che emanava la presenza di Dio in Luisa... E con Luisa si pregava tutto il tempo, si meditavano “le Ore della Passione di Gesù”, come le faceva Luisa (e molte tra queste ragazze arrivarono a conoscere alcune di queste “Ore” a memoria); facevano ore sante di riparazione e altri esercizi di pietà.  La sua vita, dunque, così appariva esternamente, sempre uguale: lavoro, silenzio e preghiera.
 Verso le due e mezza o le tre pomeridiane le veniva portato il pranzo, come l’ubbidienza voleva: una piccola quantità di cibo, che pochi minuti dopo, regolarmente, rimetteva come in un singulto in apposito recipiente “consacrato a questo rito”. Nel pomeriggio ancora consacrava di solito un’altra ora alla meditazione; ad un certo punto le chiudevano le tendine del letto e durante un’ora e mezza o due ore la lasciavano sola... con la Regina del Cielo, che veniva a visitarla.
  Proseguiva poi il lavoro fino alle dieci e mezza o le undici della sera. Allora Luisa si metteva a scrivere, a seconda che avesse ricevuto qualche particolare manifestazione di N. Signore (sia in giornata, sia nello stato di “assopimento” durante la notte), oppure quando le veniva rinnovata l’ubbidienza di farlo.
  Finalmente, verso la mezzanotte o l’una, Luisa si adagiava nel letto e quindi la sorprendeva la perdita dei sensi e il suo stato di “morte”; se ciò le accadeva prima di coricarsi, in quella posizione rimaneva, come una statua di pietra. Così trascorrevano i giorni di tutta la sua vita.
  Nel 1910 arrivò a Corato il Santo P. Annibale Maria di Francia, iniziando una serie di visite e un frequente ed intimo contatto spirituale con Luisa, durato 17 anni, fino alla sua morte (il 1° Giugno 1927). Conoscerla significò per lui una svolta trascendentale nella sua vita e la manifestazione del Divin Volere fu decisiva per la sua spiritualità 9
. Molto spesso lo si poteva trovare in casa di Luisa, della quale fu Confessore straordinario. Negli ultimi tempi (1926) l’Arcivescovo di Trani lo designò direttore per quel che riguardava gli scritti di Luisa, in vista ad una pubblicazione che il Padre desiderava fare, ma che la sua morte (il 1° Giugno 1927) impedì, e Censore ecclesiastico nelle tre diocesi unite di Trani, Barletta e Bisceglie.
  In casa di Luisa spesso s’incontravano con Padre Annibale altri sacerdoti, il P. Gennaro Braccali, S.J. e il P. Eustachio Montemurro, fondatore delle Suore Missionarie del Sacro Costato (deceduti in fama di santità). I vari Arcivescovi della diocesi si interessarono di Luisa e la visitarono personalmente in varie occasioni, specialmente Mons. Leo e Mons. Petronelli. Molti altri Sacerdoti e Monsignori, italiani e stranieri, visitavano Luisa, celebrando la S. Messa nell’altarino della sua stanzetta. Fra tanti, si ricorda Mons. Ferdinando Cento, quando era Sacerdote e poi Nunzio Apostolico in Venezuela e in Belgio. (Posteriormente fu Cardinale di S. Romana Chiesa).
  Sant’Annibale intraprese subito la stampa delle 24 Ore della Passione. A sua richiesta, Luisa dovette scriverle verso il 1913-1914. Il Padre le intitolò “Orologio della Passione di N.S. Gesù Cristo”, che pubblicò in quattro edizioni (1915, 1916, 1917 e 1925), col “Nulla osta” e “Imprimatur”. Diversi testimoni riferiscono che un giorno il Padre arrivò a casa di Luisa più contento del solito, raccontando che aveva portato questo libro al Papa San Pio X, dal quale era stato più volte ricevuto in udienza privata; P. Annibale gli leggeva una delle Ore (quella della Crocifissione), quando il Papa lo interruppe dicendo: “Non così, Padre, ma in ginocchio bisogna leggere; è Gesù Cristo che parla”. Il Padre, infine, come Censore degli scritti, ottenne da S. E. l’Arcivescovo di Trani l’Imprimatur per i volumi scritti da Luisa (che in quel momento erano già diciannove).

   Il Confessore di Luisa, Don Gennaro De Gennaro, morì il 10 Marzo 1922. Ebbe allora come Confessore il Can. D. Francesco De Benedictis, che morì quattro anni dopo, il 30 Gennaio 1926. Per ultimo, incaricato dell’Arcivescovo, la prese sotto la sua cura come Confessore il Canonico Don Benedetto Calvi (Parroco di S. Maria Greca), fino alla morte di Luisa.

9 - Si veda, in proposito, “L’anima del Padre. Testimonianze”, di P. Tosino R.C.J., pp. 222-234, nonché le
numerose lettere che in quegli anni scrisse a Luisa. Un intenso rapporto spirituale, appena conosciuto finora.

“Una vita più celeste che terrena”

San ’Annibale Maria Di Francia ha lasciato su Luisa questa bella testimonianza, che trascriviamo in parte:
“... Essa vuole vivere solitaria, nascosta ed incognita. Per nessun patto al mondo avrebbe posto in scritto le intime e prolungate comunicazioni con Gesù adorabile, dalla più tenera età fino ad oggi, e che seguitano ancora chi sa fino a quando, se Nostro Signore stesso non l’avesse replicatamente obbligata, sia personalmente, sia per mezzo della santa ubbidienza dei suoi Direttori, alla quale si arrende sempre con immensa sua violenza e insieme con grande fortezza e generosità, perché il concetto che essa ha della santa ubbidienza le farebbe rifiutare anche un ingresso in Paradiso, come effettivamente avvenne...
  La sostanza è che quest’anima è in una lotta tremenda tra un prepotente amore al nascondimento e l’inesorabile impero dell’Obbedienza, a cui assolutamente deve cedere. E l’Obbedienza la vince sempre. E questo costituisce uno dei più importanti caratteri di uno spirito vero, di una virtù solida e provata, poiché si tratta di una quarantina di anni, in cui con la più forte violenza contro se stessa si sottopone alla gran Signora Ubbidienza che la domina!
Quest’anima solitaria è una vergine purissima, tutta di Dio, che apparisce come oggetto di singolare predilezione del Divin Redentore Gesù. Nostro Signore, che di secolo in secolo accresce sempre di più le meraviglie del suo Amore, pare che di questa vergine, che Egli chiama la più piccola che abbia trovato sulla terra, destituita da ogni istruzione, abbia voluto formare un istrumento adatto per una missione così sublime, che nessun’altra le si possa paragonare, cioè il trionfo della Divina Volontà sull’universo orbe, in conformità con quanto è detto nel Pater Noster: “Fiat voluntas tua, sicut in Coelo et in terra”.
 Questa Vergine del Signore da più di 40 anni, dacché era ancora adolescente, è stata posta a letto come vittima del Divino Amore. Quello è stato detto di una lunga serie di dolori naturali e soprannaturali e di inebriamenti della Carità eterna del Cuore di Gesù. Origine dei dolori eccedenti ogni ordine di natura è stata quasi continuamente un’alternata privazione di Dio...
  Ai patimenti dell’anima si aggiungono anche quelli del corpo, di cui la massima parte allo stato mistico. Senza che nessun segno apparisca nelle mani, nei piedi e nel costato o sulla fronte, essa riceve da Nostro Signore stesso una frequente crocifissione. Gesù stesso la stende sopra una croce e le conficca i chiodi. Allora avviene in essa quello che dice S. Teresa quando riceveva la ferita dal Serafino, cioè un sensibilissimo dolore da farla venir meno e nel tempo stesso un inebriamento di amore. Ma se Gesù così non facesse, sarebbe per quest’anima un patire spirituale, immensamente  più grande, perché, come la Serafina del Carmelo, dice anch’essa: O patire o morire. Ecco un altro segno del vero spirito...
  Dopo quanto abbiamo accennato della lunga continua dimora di anni ed anni in un fondo di letto, nella qualità di vittima, con partecipazione di tanti dolori spirituali e fisici, potrebbe parere che la veduta di tale incognita vergine dovrebbe essere qualche cosa di affliggente, come il vedere una persona giacente con tutti i segni di patiti dolori o di attuali sofferenze e simili. Eppure qui sta qualche cosa di ammirabile. Questa Sposa di Gesù Crocifisso, che la notte la passa nelle estasi dolorose e nei patimenti di ogni genere, nel vederla poi nella giornata mezzo seduta in letto, lavorando di ago e di spillo, nulla, nulla trasparisce, il menomo nulla di una che la notte abbia tanto sofferto; nulla, nulla di aria di straordinarietà, di sovrannaturale. Invece la si vede in tutto aspetto di una persona sana, lieta e gioviale. Parla, discorre, occorrendo ride, accoglie però poche amiche.
  Talvolta qualche cuore tribolato le si confida, le domanda preghiere. Ascolta benignamente, conforta, ma giammai si avanza a fare da profetessa, giammai una parola che accenni a rivelazioni. Il gran conforto che essa presenta è sempre uno, sempre lo stesso argomento: la Divina Volontà.
   Sebbene non possegga alcuna umana scienza, pure è dotata in abbondanza di una Sapienza tutta celeste, della Scienza dei Santi. Il suo parlare illumina e consola. Di sua natura non è scarsa d'ingegno. Di studi quando era piccola, fino alla prima classe; il suo scrivere è zeppo di errori, quantunque non le manchino termini appropriati in conformità alle rivelazioni, che pare glieli infonda Nostro Signore.
  Una nota del gran distacco di quest’anima da ogni cosa terrena, si è l’aborrimento e la costanza di non accettare qualunque dono o in denaro o in altro. Più di una volta, persone che hanno letto “L’Orologio della Passione” e si è svegliato in loro un senso di sacro affetto per quest’anima solitària e sconosciuta, mi hanno scritto di volerle inviare del denaro. Ma essa si è opposta così recisamente come se le avessero fatta un’offesa.
  Il suo vivere è molto modesto. Essa possiede poco, vive con una amorevole consanguinea che l’assiste. Il poco che possiedono, non bastando per affìtto di casa e pel mantenimento indispensabile in questi tristi tempi di caro vivere, essa lavora tranquillamente, come innanzi abbiamo detto, e trae qualche guadagno dal suo lavoro, e del tutto deve fruirne specialmente la sua amorevole consanguinea, poiché in quanto ad essa non ha da fare spese per vestito o per calzature; il suo cibarsi è di poche once al giorno, quale le viene presentato dall’assistente, perché essa non ordina nulla e, per di più, dopo qualche ora che ha preso lo scarso cibo, lo rimette. Però il suo aspetto non è di una morente, ma neanche di una persona perfettamente sana. Eppure non sta inerte, ma consuma le forze, sia con le sovrumane vicende del patire e dell’affaticarsi la notte, sia con lavoro di giorno. Il suo vivere si riduce quindi quasi ad un miracolo perenne.
  Al suo gran distacco da ogni guadagno che non procacci con le sue mani, si deve aggiungere la sua fermezza di non avere mai voluto accettare un tanto, che di diritto le apparterrebbe come proprietà letteraria sull’edizione e vendita dell’Orologio della Passione. Pressata da me a non rifiutarlo, ha risposto: “Io non ho nessun diritto, perché il lavoro non è mio, ma è di Dio”.
  Io non passo avanti. La vita è più celeste che terrena di questa vergine Sposa di Gesù, che vuol passare nel mondo ignorata e sconosciuta, non cercando che Gesù solo e la sua SS. Madre, che essa chiama la Mamma, la quale ha preso di quest’anima eletta una particolare protezione”.

Luisa in convento con le suore

Scrive il Confessore di Luisa, D. Benedetto Calvi:
  “Sin dal 1910, il Can. Annibale M. Di Francia aveva conosciuto la nostra Luisa, ammirata la sua vita e meravigliato per i suoi sublimi scritti. Sin da principio detto Padre (fondatore dei PP. Rogazionisti del Cuore di Gesù e delle Figlie del Divino Zelo) mostrò il suo desiderio di averla per sempre nei suoi Orfanotrofi o Conventi, come Maestra di virtù e della Divina Volontà, alle sue suore ed orfanelle. Luisa non accettò, benché P. Di Francia le avesse fatta la proposta di scegliere lei stessa una delle tante sue Case, fosse anche quella della vicinissima Trani. Luisa gli rispose che Dio l’aveva destinata per Corato. Fu allora che Padre Di Francia, per poter soddisfare il suo grande desiderio, stabilì di fondare un’altra Casa anche a Corato. Sorse subito l’edifìzio, e solo così Luisa, obbligata dal suo Confessore, dovette abbandonare la sua solitaria dimora e la sera del 7 Ottobre 1928 fece il suo ingresso col suo lettino nel nuovo Orfanatrofio, fra le Suore del Divino Zelo e le orfanelle 10
. Per ben 10 anni visse in Convento la sua solita vita, e poi, per Superiori disposizioni, il 7 Ottobre 1938 ritornò a vivere in casa privata, fino alla sua morte”.

10
- L’orfanotrofio di Sant’Antonio fu edificato nel terreno che, a tale scopo, fu regalato al Padre dalle signorine Cimadomo, tre fedelissime discepole di Luisa. La prima cosa che le ingiunse il suo nuovo Confessore, Don Benedetto Calvi, fu di compiere il desiderio del defunto Padre Di Francia.

Luisa, testimone di se stessa

Fin qui abbiamo raccontato quasi tutto ciò che si potrebbe dire della vita di Luisa, e lo abbiamo fatto servendoci di importanti testimonianze e, soprattutto, seguendo fondamentalmente la narrazione che Luisa ha lasciato nel suo 1° volume e nel “Quaderno di memorie dell’infanzia”. Solo per obbedienza –e solo Dio sa quanto le sia stata difficile e dolorosa– Luisa ha dovuto rendere testimonianza di se stessa.
  È importante sottolinearlo, poiché “chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. E noi –può dire Luisa–
non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato” (1 Cor. 2, 11-12).
  Pertanto, anche se raccontassimo mille aneddoti straordinari e meravigliosi di Luisa, come i suoi molti testimoni raccontano, nulla si aggiungerebbe al ritratto che il Signore ne ha voluto fare; anzi, in questa piccola biografìa tralasciamo di proposito l’aneddotica, per non tergiversare la vera figura di Luisa e il ruolo unico e straordinario che Dio le ha voluto dare, riducendo la sua vita ad una serie di episodi prodigiosi ed edificanti.
  Sono stati fatti tanti film sulla vita di molti personaggi, di molti Santi, persino sulla vita di N.S. Gesù Cristo. Nel caso di Luisa, ciò sarebbe impossibile. Non si può raccontare una vita che consiste in un’unica scena: più di sessant’anni in un letto! E allora, che si può dire della sua vita? Che possiamo dire di questa persona? Ma chi è Luisa? E che ha fatto in vita sua? Qual è stata la sua missione?
  La risposta sconvolgente è tutta nei suoi scritti, specialmente nei suoi 36 volumi. Non è possibile conoscere Luisa senza conoscere i suoi scritti. Essi sono “i suoi apostoli”, “i suoi figli”, i figli di Gesù e di Luisa. Sono lo sbocco della sua vita intcriore, il meraviglioso autoritratto che Luisa ha dovuto lasciare in eredità alla Chiesa, da parte di Gesù.
  Ma qual è l’argomento di questi scritti? A che servono, qual è il loro scopo, qual è il valore...?
  Tentiamo un approccio appena, leggendo qualche pagina: ciò è indispensabile nel presentare la figura e la vita di Luisa, ma è al tempo stesso del tutto insufficiente. Lo facciamo seguendo più o meno l’ordine cronologico di questi brani.

Gli Scritti di Luisa

È necessario precisare che quanto ha scritto non è frutto della penna brillante di una scrittrice, ma della sua ubbidienza alla Chiesa, nell’autorità dei suoi Confessori, tra questi, Sant’Annibale Maria Di Francia.
  Non è, dunque, facile letteratura mistica, di chi desidera rendere pubbliche le proprie presunte visioni o rivelazioni soprannaturali; si tratta invece di una dolorosa testimonianza, di una vita crocifissa per amore, in lunghi anni di letto, vissuti da Luisa come Vittima nella preghiera e nel silenzio, nel nascondimento e nell’ubbidienza. E solo l’ubbidienza è riuscita, con immensa violenza che Luisa ha dovuto fare su se stessa, a farla scrivere.
  Quindi, i trentasei volumi del suo diario sono stati scritti, non dalla cultura, dall’arte della scrittrice o dal desiderio di far conoscere le proprie visioni o rivelazioni, non da un misticismo falso e pericoloso, ma dalla “Signora Ubbidienza”!
  I suoi scritti ci mostrano, ci offrono tutto il dolore e l’Amore di Gesù, e con esso il Dono dei doni, il Dono supremo del suo Volere, perché, come è Vita di Dio, così diventi vita dei suoi figli (il Regno di Dio che la Chiesa invoca e al quale si prepara: che la Divina Volontà sia sulla terra quello che è in Cielo); ma tutto questo arriva fino a noi attraverso la vita immolata di Luisa.
 Lei può dire con San Paolo: “E se il nostro vangelo rimane velato, lo è per coloro che si perdono, ai quali il dio di questo mondo ha accecato la mente incredula, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo, che è immagine di Dio. Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore.
Quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù. E Dio, che disse “rifulga la luce delle tenebre”, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo. Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che la potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo” (2ª Cor 4,3-10).
 Luisa possiede (e ci offre) un tesoro preziosissimo nel suo povero vaso di creta: per prima cosa, la Passione di Gesù in lei, quindi il Volere Divino regnante in lei. Non è il contenitore che nobilita il contenuto, ma il contrario. Luisa è certamente (dal punto di vista umano) una poverissima creatura, una di quelle persone che, agli occhi del mondo, “non
contano”. Ma queste cose il Padre si compiace di rivelarle ai piccoli, mentre le nasconde ai saggi e prudenti. Il Signore le assicura che, se avesse trovato un’altra più piccola e più povera di lei, ad essa si sarebbe rivolto per affidarle questo compito. Le sue vie non sono le nostre vie. A noi non resta che contemplare stupiti, trasalire di gioia e adorare in silenzio.
  Per ordine del suo Confessore, Don Gennaro Di Gennaro, quindi per volontà della Chiesa, Luisa incominciò a scrivere. Era il Volume 2°, il 28 Febbraio 1899.
  Luisa temeva che potessero andare in mano ad altri. Solo col tempo e grazie alla sua obbedienza ai Confessori, si convinse che dovevano essere pubblicati.
   1
- A che cosa servono questi scritti? “Questo scritto servirà a far conoscere Chi è Colui che ti parla e occupa la tua persona; e poi, se non serve a te, la mia luce servirà ad altri che leggeranno ciò che ti faccio scrivere”. (21.09.1899).
  2
- Che cosa sono questi scritti? “Sappi che tutto ciò che ti faccio scrivere, o sulle virtù o sotto qualche similitudine, non è altro che un farti dipingere te stessa e quella perfezione a cui ho fatto giungere l’anima tua”. (22.09.1899).
  3
- Ci sono errori negli scritti di Luisa, nei quali Gesù stesso le guida la mano? “Stavo pensando tra me: «Chissà quanti spropositi, quanti errori contengono queste cose che scrivo!» In questo mentre, mi son sentita perdere i sensi, è venuto il benedetto Gesù e mi ha detto: “Figlia mia, anche gli errori gioveranno a far conoscere che non c’è nessun artifizio da parte tua, né che tu sei qualche dottore, che se ciò fosse, tu stessa avresti avvertito dove erravi, e questo pure farà risplendere di più che sono Io che ti parlo, vedendo la cosa alla semplice; ma ti assicuro che non troveranno l’ombra del vizio e cosa che non dica virtù, perché mentre tu scrivi, ti sto Io stesso guidando la mano; al più potranno trovare qualche errore a primo aspetto, ma se lo rimireranno ben bene, vi troveranno la verità.” (08.01.1900).
 4
- Dover scrivere fu un’angoscia per Luisa, uno dei suoi più grandi sacrifici; lo fece solo per ubbidienza:
  “Mentre scrivevo, stavo pensando tra me: «Chissà quanti spropositi in questi scritti! Meritano di essere gettati nel fuoco. Se l’ubbidienza me lo concedesse lo farei, perché mi sento come un intoppo nell’anima, specie se giungessero a vista di qualche persona, e in certi punti fanno vedere come se amassi e facessi qualche cosa per Dio, mentre non faccio niente e non Lo amo, e sono l’anima più fredda che possa trovarsi nel mondo, ed ecco che mi riterrebbero diversa da quello che sono e questo è una pena per me; ma siccome è l’ubbidienza che vuole che scriva, essendo questo per me uno dei più grandi sacrifici, perciò mi rimetto tutta a lei, con certa speranza che essa farà le mie scuse e giustificherà la mia causa presso Dio e presso gli uomini». Ma mentre dico questo, il benedetto Gesù si è mosso nel mio interno e mi sta
rimproverando e vuole che disdica ciò che ho detto. Nel venire, il benedetto Gesù ha risposto al mio pensiero col dirmi: “Sicuro che meritano di essere bruciati questi tuoi scritti, ma vuoi sapere in quale fuoco? Nel fuoco del mio Amore, perché non vi è pagina che non manifesti a chiare note il modo come amo le anime, tanto se sono cose che riguardano te, quanto se riguardano il mondo; e il mio Amore in questi tuoi scritti trova uno sfogo ai miei preoccupati ed amorosi
languori.”
(10.10.1900).
5
- In questi scritti possono esserci errori di grammatica, ma non contro la dottrina cristiana.
       La prova che Luisa non è un’illusa, ma che l’opera è di Dio, sta proprio nei suoi scritti:

  “…Sono venuti due sacerdoti e il Bambino si è ritirato in braccio a uno di quelli, comandandomi che io parlassi con l’altro. Onde quello voleva conto dei miei scritti ed uno per uno li stava rivedendo. Onde io, temendo, ho detto a quello: «Chissà quanti errori ci sono». E quello, con una serietà affabile, ha detto: «Che, errori contro la legge cristiana?» Ed io: «No, errori di grammatica». E quello: «Questo fa niente». Ed io, prendendo confidenza, ho soggiunto: «Temo che sia tutta illusione». E quello, guardandomi in faccia, ha ripetuto: «Credi tu che ho bisogno di rivedere i tuoi scritti per conoscere se sei illusa o no? Io, con due domande che ti faccio, conoscerò se è Dio o il demonio che opera in te. Primo, credi tu che tutte le grazie che Dio ti ha fatto te le sei tu meritate, oppure è stato dono e grazia di Dio?» Ed io: «Il tutto per grazia di Dio». «Secondo, credi tu che in tutte le grazie che il Signore ti ha fatto, la tua buona volontà abbia prevenuto la grazia, o la grazia abbia prevenuto te?» Ed io: «Certo, la grazia mi ha prevenuta sempre». E quello: «Queste risposte mi fanno conoscere che tu non sei illusa».”
(03.12.1904).
  6
- Luisa ha dovuto scrivere anche i suoi dubbi e le sue pene. Gesù vuole che quando scrive sia più precisa ed esatta e che dica tutto, perché servirà per gli altri:
 “Figlia mia, voglio che sia più precisa, più esatta, che manifesti tutto nello scrivere, ché molte cose le fai passare innanzi, sebbene per te prenda senza scrivere, ma molte cose serviranno per gli altri”. Io, nel sentire ciò, sono rimasta confusa, perché veramente ciò lo faccio, ed è tanta la ripugnanza di scrivere, che solo i miracoli che sa fare l’ubbidienza potevano vincermi, che di mia volontà non sarei buona a vergare neppure una virgola.” (04.05.1906).

  7
- Che cosa sono questi scritti, voluti da Gesù?
  “Mio sommo Bene, il mio desiderio è che non vorrei scrivere più. Quanto mi pesa! Se non fosse per timore di uscire dal tuo Volere e di dispiacerti, non lo farei”. E Lui, troncando il mio dire, ha soggiunto: “Tu non lo vuoi ed Io lo voglio. Quello che ti dico e tu per ubbidire scrivi, per ora serve di specchio a te e a quelli che prendono parte alla tua direzione; verrà tempo in cui servirà di specchio agli altri. Sicché, ciò che tu scrivi detto da Me, si può chiamare specchio divino; e tu vorresti togliere questo specchio divino alle mie creature? Badaci seriamente, figlia mia, e non voler restringere col non scrivere tutto questo specchio di Grazia.” (13.10.1906).

 8
- Gesù è molto contento ogni volta che Luisa scrive, perché il suo Amore si sfoga; ma se lei non scrive tutto, Gesù si sente come tradito nell’amore:
  “Figlia mia, ogni qual volta scrivi, il mio Amore riceve un piccolo sfogo, un contento di più, e mi sento più tirato a comunicarti le mie grazie. Sappi però che quando non scrivi tutto, oppure sorvoli sulle mie intimità con te, sullo sfoggio del mio Amore, Io mi sento come tradito, perché in quello sfoggio d’amore, in quelle intimità con te Io cercavo non solo di attirarti a più conoscermi e amarmi, ma anche quelli che avrebbero letto le mie intimità d’amore, per ricevere anche da loro un amore di più, e non scrivendo tu, questo amore non lo avrò ed Io ne rimango come contristato e tradito”.
(14.06.1918).
  9
- La parola di Gesù è un Sole, che Luisa deve scrivere per il bene di tutti:
  “Figlia mia, perché non scrivi? La mia parola è luce e, come il sole splende in tutti gli occhi, in modo che tutti hanno luce sufficiente per tutti i loro bisogni, così ogni mia parola è più che un sole, che può essere luce sufficiente che illumina
qualunque mente e riscalda ciascun cuore. Sicché ogni mia parola è un sole che esce da Me, che per ora serve a te e scrivendola servirà ad altri, e tu, col non scrivere, vieni a soffocare questo sole in Me e ad impedire lo sfogo del mio Amore e tutto il bene che potrebbe fare un sole”. Ed io: “Ah, mio Gesù, chi è che andrà a calcolare sulla carta le parole che Tu mi dici?” E Lui: “Questo non sta a te, ma a Me, e ancorché non venissero calcolate, ciò che non sarà, i tanti soli delle mie parole sorgeranno maestosi, mettendosi a bene di tutti. Invece, col non scrivere, impediresti che il sole sorga e faresti tanto male come uno che potesse impedire che il sole sorga sull’azzurro cielo; quanti mali non farebbe alla terra? Quello alla natura e tu alle anime. E poi, è gloria del sole splendere maestoso e prendere come in pugno la terra e tutti, con la sua luce; il male è di chi non ne approfitta. Così sarà del sole delle mie parole: sarà gloria mia far sorgere tanti diversi soli, incantevoli e belli per quante parole dico; il male sarà di chi non ne approfitta”.
(27.12.1918).
  10
- In questi scritti tutto è dottrina di Gesù: “Di te non c’è nulla, ma tutta è dottrina mia. Tu non sei stata altro che una scrivana, e solo perché ho scelto te, vorresti seppellire i miei insegnamenti e quindi anche la mia gloria?”. “…Se ho
scritto è stato solo per ubbidire e per il timore che Tu potessi dispiacerti”.
(02.06.1921).

  11 - Chi leggerà queste verità, se è indisposto, non capirà nulla: “Se leggeranno queste verità e sono indisposti, non capiranno un’acca, resteranno confusi e abbagliati dalla luce delle mie verità; ma per i disposti sarà luce che li rischiarerà e acqua che li disseterà, e non vorranno distaccarsi giammai da questi canali per il gran bene che sentiranno e per la nuova vita che scorrerà in loro. Perciò, anche tu dovresti essere contenta di aprire questi canali a pro dei tuoi fratelli, non trascurando nulla delle mie verità, anche la più piccola, perché, per quanto piccola, può servire ad un tuo fratello per attingere acqua. Onde sii attenta ad aprire questi canali e a contentare il tuo Gesù che ha fatto tanto per te.” (23.10.1921).

  12 - La gioia di Gesù quando si scrive di Lui. In questi scritti è necessario che appaia Luisa:
  “Figlia mia, sai perché sono così contento? Tutta la mia gioia, la mia festa è quando ti vedo scrivere. Vedo vergare nelle parole scritte la mia gloria, la mia vita. La conoscenza di Me si moltiplica sempre più; la luce della Divinità, la potenza della mia Volontà, lo sbocco del mio Amore, li vedo vergati sulla carta, ed Io in ogni parola sento la fragranza di tutti i miei profumi. Poi vedo quelle parole scritte correre, correre in mezzo ai popoli, per portare le mie nuove conoscenze, il mio amore sboccante, i segreti del mio Volere… Oh, come ne gioisco, che non so che ti farei quando scrivi! E come tu scrivi nuove cose su ciò che mi riguarda, così Io vado inventando nuovi favori per compensarti e mi dispongo a dirti nuove verità, per darti nuovi favori. Io ho amato sempre di più e ho riservato grazie più grandi a chi ha scritto di Me, perché essi sono la continuazione della mia vita evangelica, i portavoce della mia parola, e ciò che non dissi nel mio Vangelo mi riserbai di dirlo a chi avrebbe scritto di Me. Io non finii allora di predicare, Io debbo predicare sempre, fino a che esisteranno le generazioni”.
  Ed io: “Amor mio, scrivere le verità che Tu mi dici è sacrificio, ma il sacrificio allora si rende più duro e quasi non mi sento la forza, quando sono obbligata e mi costringono a scrivere le mie intimità tra Te e me e ciò che riguarda me, che non so che farei per non mettere penna su carta”.
  E Gesù: “Tu resti sempre da parte; è sempre di Me che tu parli, ciò che ti faccio, l’amore che ti voglio e dove giunge il mio amore verso le creature. Questo spingerà gli altri ad amarmi, affinché anche loro possano ricevere il bene che faccio a te. E poi, questo mischiare te e Me nello scrivere è anche necessario, altrimenti si direbbe: A chi ha detto questo? Con chi è stato così largo nel favorirla? Forse al vento, all’aria? Non si dice nella mia Vita che Io fui così largo con la mia Mamma? Che parlai agli Apostoli, alle turbe e che sanai il tale infermo? Quindi, tutto è necessario, e sii sicura che in ciò che scrivi è sempre Me che fai più conoscere”. (14.02.1922).

  13 - Pertanto niente si deve occultare; anche Luisa deve comparire negli scritti:

  “La santità delle altre virtù è abbastanza conosciuta in tutta la Chiesa e chi vuole può copiarla; ecco perché non mi sono dato premura di moltiplicare la stessa conoscenza. Ma la santità del vivere nel mio Volere, gli effetti, il valore che contiene, l’ultima pennellata che darà la mia mano creatrice alla creatura per renderla simile a Me, non è conosciuta ancora; ecco perché tutta la mia premura che si metta fuori ciò che ti ho detto, e se ciò tu non facessi verresti come a restringere il mio Volere, ad imprigionarmi le fiamme che mi divorano e a farmi ritardare la completa gloria che mi deve la Creazione. Solo voglio che le cose escano fuori ordinate, perché una parola che manchi, un nesso e un connesso, un periodo spezzato, invece di gettare luce mi getteranno tenebre ed invece di farmi dare gloria e amore, le creature resteranno indifferenti. Perciò, sii attenta. Ciò che ho detto Io, voglio che esca intero”.
  Ed io: “Ma per mettere tutta intera la parte tua, sono costretta a mettere parte della mia”.
  E Gesù: “E con ciò che vuoi dire? Se la via la abbiamo fatta uniti, vuoi che esca solo in campo? E poi, chi debbo additare e mettere come esempio da imitare, se colei che ho ammaestrata e tiene la pratica del modo come vivere nel mio Volere non vuole essere conosciuta? Figlia mia, questo è assurdo”.
(16.07.1922).
  14
- È necessario dire che tutte queste verità sono state dette da Gesù, senza nasconderlo:
  “Facendo copiare, secondo l’ubbidienza del Confessore, dai miei scritti ciò che Gesù mi aveva detto sulle virtù, io volevo farlo copiare senza dire che me lo aveva detto Gesù; e Lui, nel venire, dispiacendosi mi ha detto: “Figlia mia, perché vuoi occultarmi? Sono forse Io un disonorato, che non vuoi far nome di Me? Quando si dice un bene, un detto, un’opera, una verità di una persona disonorata, non si vuol dire chi sia per non perdere la stima, la gloria, il prestigio e l’effetto che ci sta in quel bene, in quel detto, eccetera, perché se si dice chi è non sarà apprezzato e perderà tutto il bello, sapendo che la fonte da dove viene non merita nessun apprezzamento. Invece, se è persona per bene e onorata, prima si fa il nome della persona, per far risaltare ed apprezzare maggiormente quello che ha detto o fatto, e poi si dice ciò che ha fatto o detto. Sicché Io non merito che il mio nome vada davanti ai miei detti? Ahi, come mi tratti male!” (30.07.1922).
 
15 - Gesù vuole assolutamente che si conosca la sua Volontà; non tollera il silenzio su di Essa:
   “Figlia mia, che hai? Perché tanto ti affliggi? È la mia gloria, il mio onore che lo richiede, e tu dovresti essere contenta. Credi che siano le creature che ciò vogliono, che fanno e che ti comandano? No, no, sono Io che travolgo tutto, che li spingo, che li illumino, e molte volte non sono ascoltato, altrimenti si darebbero più premura e avrebbero più interesse, ed Io sono costretto a spingerli più forte, per fare che il mio Volere si compia. Tu vorresti aspettare dopo la tua morte, ed il mio Volere non vuole aspettare. E poi, è vero che tu ne hai il connesso, l’innesto con la mia Volontà, ma qui si tratta non di te, ma di Me; si tratta di far conoscere gli effetti, i pregi, il valore che contiene il mio Volere operante nella creatura, quando questa vive in esso.
   E poi, se non vuoi interessarti tu, che conosci quanto mi sta a cuore e come ardentemente anelo che siano conosciuti gli effetti del mio Volere, dal quale mi verrà la completa gloria della Creazione e il compimento della stessa Redenzione… –oh, quanti effetti sono ancora sospesi, tanto della Creazione come della Redenzione, perché il mio Volere non è conosciuto e non tiene il suo vero regno nella creatura e, non regnando, la volontà umana resta sempre schiava di se stessa–, onde credi tu che s’interesseranno gli altri dopo la tua morte? Oh, quante cose sepolte vi sono, che ho manifestato alle anime, per mancanza di chi non s’interessa delle opere mie! Ma se ho tollerato le altre, questa della mia Volontà non la tollero. Darò tanta grazia a chi si metterà all’opera, da non potermi resistere, ma la parte più interessante ed essenziale la voglio da te”. (15.09.1922).
  16 - Gesù vuole che Luisa scriva tutto, perché dovrà servire agli altri: “In molte cose mi mancano i vocaboli; in altre, siccome sono tante, non so tenere l’ordine e mi sembra che le metto sconnesse sulla carta, ma Gesù pare che mi tollera, basta che le scriva, e se non lo faccio mi rimprovera dicendomi: “Bada, che non sono cose che devono servire a te sola, ma devono servire anche agli altri”. (20.04.1923).
  17
- Quale bene faranno questi scritti nella Chiesa:
  “Figlia mia, (…) nella mia onniveggenza vedo che questi scritti saranno per la mia Chiesa come un nuovo Sole che sorgerà in mezzo ad essa, che gli uomini, attratti dalla sua luce sfolgorante, si applicheranno per trasformarsi in questa luce ed uscire spiritualizzati e divinizzati, per cui, rinnovandosi
la Chiesa, trasformeranno la faccia della terra.
  La dottrina sulla mia Volontà è la più pura, la più bella, non soggetta ad ombra di materia o d’interesse, tanto nell’ordine soprannaturale quanto nell’ordine naturale. Perciò sarà, a guisa di sole, la più penetrante, la più feconda e la più benvenuta e accolta, e siccome è luce, per se stessa si farà capire e si farà via. Non sarà soggetta a dubbi, a sospetti di errore, e se qualche parola non si capirà sarà per la troppa luce, che eclissando l’intelletto umano, non potranno comprendere tutta la pienezza della verità, ma non troveranno una parola che non sia verità; al più, non potranno del tutto comprenderla. Perciò, in vista del bene che vedo, ti spingo a nulla tralasciare di scrivere. Un detto, un effetto, una similitudine sulla mia Volontà può essere come una rugiada benefica sulle anime, come è benefica la rugiada sulle piante dopo una giornata di sole ardente, come una pioggia dirotta dopo lunghi mesi di siccità. Tu non puoi capire tutto il bene, la luce, la forza che c’è dentro di una parola, ma il tuo Gesù lo sa e sa a chi deve servire e il bene che deve fare”.
  Ora, mentre ciò diceva, mi ha fatto vedere nel mezzo della Chiesa un tavolo e tutti gli scritti sulla Divina Volontà messi sopra. Molte persone veneranti circondavano quel tavolo e uscivano trasformate in luce e divinizzate e, come camminavano, comunicavano quella luce a chi incontravano. E Gesù ha soggiunto: “Tu vedrai dal Cielo il gran bene, quando la Chiesa riceverà questo alimento celeste, che, fortificandola, la farà risorgere nel suo pieno trionfo”.
(10-2-1924)
  18
Era necessario che Luisa scrivesse tutto, perché grande sarà il bene che faranno questi scritti:
   “Figlia mia, coraggio, non ti abbattere. Se non fosse necessario che tu scrivessi, non ti avrei obbligata al sacrificio. Tu devi sapere che ogni effetto, bene, valore che ti faccio conoscere sulla mia Volontà e ciò che la creatura può fare vivendo in Essa, sono tante esca, gusti, calamita, alimenti, armonie, profumi, luce; sicché ogni effetto che ti dico contiene la sua proprietà distinta. Quindi, non manifestando tutti i beni che ci sono nel mio Volere e dove l’anima può giungere vivendo in Esso, faresti mancare un esca per adescarli, o un gusto per allettarli, oppure una calamita per attirarli o un alimento per saziarli, sicché mancherebbe la perfetta armonia, il piacere dei profumi, la luce per instradarli; perciò, non trovando tutti i beni possibili, cioè, non conoscendoli, non avrebbero quella gran voglia di elevarsi su tutte le altre cose per fare vita nella mia Volontà”.
(22.03.1924).
  
19 - In questi scritti, che sono di Gesù, tutto è chiaro e ordinato e nulla deve essere alterato:
“Questa mattina, mentre mi trovavo nel solito mio stato (non so se sia stato sogno), vedevo il mio Confessore defunto, il quale mi pareva che prendesse qualche cosa di attorcigliato da dentro la mia mente e l’aggiustava e la scioglieva. Io gli ho domandato perché ciò faceva e lui mi ha detto: “Sono venuto per dirti di essere attenta all’ordine, perché Dio è ordine, e basta una frase, una parola di ciò che ti dice il Signore, che tu non la riporti tale e quale, ed ecco che non è secondo l’ordine e può suscitare dubbi e difficoltà in chi potrà leggere ciò che scrivi sulla sua adorabile Volontà”.
  Io, nel sentir ciò, ho detto: “Forse sapete voi che ho scritto cose disordinate finora?”
  E il Confessore: “No, no, ma sii attenta per l’avvenire. Fa che le cose che scrivi siano chiare e semplici come te le dice Gesù, e che nulla ometta, perché basta una piccola frase, una parola che manchi, di quelle che ti dice Gesù, o che la scriva diversamente, per mancare l’ordine, perché quelle espressioni anche minute servono per dar luce, per far comprendere con più chiarezza il senso e per legare l’ordine delle verità che il buon Gesù ti manifesta. Tu sei facile ad omettere molte piccole cose, mentre le piccole legano le grandi e le grandi le piccole. Perciò sii attenta per l’avvenire, affinché il tutto sia ben ordinato”.
(14.06.1924).
  
20 - Gesù benedice e raduna tutti questi Scritti, che sono una parte di Se stesso:
   “…Il mio dolce Gesù andava prendendo tutti i libri da me scritti, li univa insieme, poi se li stringeva al Cuore e con una tenerezza indicibile ha soggiunto:
“Li benedico di cuore, questi scritti, benedico ogni parola, benedico gli effetti ed il valore che essi contengono. Questi scritti sono una parte di Me stesso”. Poi ha chiamato gli Angeli, i quali si sono messi di faccia a terra a pregare, e siccome stavano due Padri che dovevano vedere gli scritti, Gesù ha detto agli Angeli che toccassero la loro fronte per imprimere in loro lo Spirito Santo, onde infondere in essi la luce per poter loro far comprendere le verità e il bene che ci sono in questi scritti. Gli Angeli hanno ciò eseguito e Gesù, benedicendoci tutti, è scomparso.”
(17.09.1924).
  
21 - La potenza della Divina Volontà è in questi Scritti, che atterreranno il regno del peccato:
   “Mentre scrivevo ciò che sta detto di sopra, vedevo il mio dolce Gesù che poggiava la sua bocca alla parte del mio cuore e mi imboccava le parole che stavo scrivendo, e nel medesimo tempo sentivo un orribile fracasso lontano, che si battevano e ruggivano con tanto strepito da incutere spavento. Ed io, volgendomi al mio Gesù, Gli ho detto: “Mio Gesù, Amor mio, chi è che fa tanto fracasso? Mi sembrano demoni arrabbiati. Che cosa vogliono, che tanto si dibattono?”
  E Gesù: “Figlia mia, sono proprio loro. Vorrebbero che tu non scrivessi sulla mia Volontà, e quando ti vedono scrivere verità più importanti sul vivere nel mio Volere soffrono un doppio inferno e tormentano di più tutti i dannati. Temono tanto che potessero uscire questi scritti sulla mia Volontà, perché si vedono perduto il loro regno sulla terra, acquistato da loro quando l’uomo, sottraendosi dalla Volontà Divina, diede libero il passo alla sua volontà umana.
Ah, sì, fu proprio allora che il nemico acquistò il suo regno sulla terra, e se il mio Volere potesse regnare sulla terra, il nemico, lui stesso, si rintanerebbe nei più cupi abissi. Ecco perché si dibattono con tanto furore. Sentono la potenza della mia Volontà in questi scritti e, al solo dubbio che potessero uscire fuori, montano in furore e cercano a tutto loro potere di impedire un tanto bene. Tu però non dar loro retta e da questo impara ad apprezzare i miei insegnamenti”.
(22.09.1924).
 
22 - Gli scritti non sono di Luisa, ma di Gesù. Il bene che faranno quando usciranno riuniti.
  “Non sono cose tue, ma mie; è la mia Volontà che vuol fare la sua via per farsi conoscere. E la mia Volontà è più che sole, e per nascondere la luce del sole ci vuole troppo ed è del tutto impossibile; se la parano da un lato, essa sorpassa l’ingombro che le hanno messo davanti e, sfuggendo dagli altri lati, con maestà fa la sua via, lasciando confuso chi voleva impedire il suo corso, perché se la sono vista sfuggire da tutte le parti senza poterla afferrare. Si può nascondere una lucerna, ma il sole non mai. Tale è la mia Volontà: è più che sole, e volerla tu nascondere ti riuscirà impossibile. Perciò taci, figlia mia, e fa che il sole eterno della mia Volontà faccia il suo corso, sia per mezzo degli scritti, della stampa, delle tue parole e dei tuoi modi. Fa che Essa sfugga come luce e percorra tutto il mondo. Io lo sospiro, lo voglio.
  E poi, che gran che è stato messo fuori delle verità della mia Volontà? Si può dire che appena gli atomi della sua luce; e sebbene atomi ancora, se sapessi il bene che fanno! Che sarà quando, riunite insieme tutte le verità che ti ho detto della mia Volontà, la fecondità della sua luce, i beni che contiene, unito tutto insieme formerà, non gli atomi o il sole che spunta, ma il suo pieno meriggio? Quale bene non produrrà questo Sole eterno in mezzo alle creature? Ed Io e tu saremo più contenti, nel vedere la mia Volontà conosciuta ed amata. Perciò lasciami fare.”
(26.04.1925).
  
23 - Tutto ciò che Luisa scrive è quello che trabocca dalla sua anima:
  “Il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere nel fondo dell’anima mia in piedi, con una penna di luce in mano, in atto di scrivere sopra una luce fitta che sembrava tela, ma era luce distesa nell’anima mia, e Gesù scriveva, scriveva nel fondo di questa luce. Come era bello vederlo scrivere con una maestria e velocità indescrivibile! Onde dopo avere scritto, come se aprisse le porte del mio interno, con la sua mano chiamava il Confessore, dicendogli:
  “Vieni a vedere ciò che Io stesso scrivo nel fondo di quest’anima. Io non scrivo mai su carta o su tela, perché è soggetto a perire, ma mi diletto a scrivere nel fondo della luce, a cui è ridotta quest’anima in virtù della mia Volontà. I miei caratteri di luce sono incancellabili e di valore infinito. Onde, quando debbo manifestarle le verità sulla mia Volontà, prima faccio il lavoro di scriverle nel fondo di lei e poi le parlo, accennandole quello che in essa ho scritto. Ecco, perciò, che quando dice ciò che Io le ho detto, lo dice con poche parole; invece quando scrive si diffonde a lungo: è il mio scritto che, straripando fuori dell’anima sua, non vi mette il piccolo cenno, ma la mia verità, distesa come Io stesso l’ho scritta nell’intimo del suointerno”.
 Io sono rimasta meravigliata e con una gioia indicibile, nel vedere il mio dolce Gesù scrivere dentro di me, e toccavo con mano che, mentre nel parlare poco so dire di ciò che Lui mi dice, anzi, mi sembra che solo il tema mi ha dato, poi, nello scrivere, sarà suo interesse aiutarmi a svolgerlo come a Lui piace. E Gesù tutto bontà mi ha detto:
  “Figlia mia, ora cessi la tua meraviglia, che mentre scrivi senti in te sorgere, come da una fonte, le verità: è il lavoro del tuo Gesù fatto in te, che straripando da tutte le parti dell’anima tua getta l’ordine sulla carta e le verità in te scritte e suggellate con caratteri di luce. Perciò cessino i tuoi timori, né volerti attenere al piccolo cenno delle mie parole, né volermi resistere quando Io voglio dilungarmi e farti scrivere su carta ciò che Io con tanto amore ho scritto nell’anima tua. Quante volte mi costringi ad usare la forza e a travolgerti, affinché tu non mi resista nello scrivere quello che voglio. Perciò lasciami fare; sarà cura del tuo Gesù che in tutto splenda la verità”.
(05.07.1926).
   24
- L’annunciata stampa degli scritti sulla Divina Volontà; l’imprimatur dell’Arcivescovo:
   “…Tu devi sapere che per fare che la mia Suprema Volontà sia conosciuta, ho dovuto preparare le cose, disporre i mezzi, travolgere l’Arcivescovo con quegli atti di assoluto dominio di mia Volontà, a cui l’uomo non mi può resistere; ho dovuto fare uno dei miei grandi prodigi. Credi tu che sia cosa facile ottenere l’approvazione di un Vescovo? Come è difficile, quanti cavilli, quante difficoltà; e se approvano è con molte restrizioni, quasi da togliere le sfumature più belle, i colori che più risaltano, a tutto ciò che la mia Bontà con tanto amore ha rivelato. Non vedi tu dunque nell’approvazione dell’Arcivescovo il trionfo della mia Volontà? E quindi la grande mia gloria e la grande necessità che le conoscenze del Supremo Volere siano conosciute e come rugiada benefica smorzino gli ardori delle passioni, come sole che sorge mettano in fuga le tenebre della volontà umana e tolgano il torpore che quasi tutte le creature tengono, anche nel fare il bene, perché manca la vita del mio Volere.
   Le mie manifestazioni su di Esso saranno come balsamo che rimarginerà le piaghe che ha prodotto l’umana volontà. Chi avrà il bene di conoscerle si sentirà scorrere una nuova vita di luce, di grazia, di fortezza, per compiere in tutto la mia Volontà. Non solo, ma comprendendo il gran male del proprio volere, lo aborriranno e si scuoteranno dal durissimo giogo della volontà umana, per mettersi sotto il soave dominio della Mia. Ah, tu non sai né vedi ciò che so e vedo Io; perciò lasciami fare e non ti opprimere. Anzi, avresti dovuto premurare e spingere tu stessa colui che Io con tanto amore ho disposto che ne prendesse l’impegno, anzi, dirgli che si affretti e che non si perda tempo.
   Figlia mia, il Regno della mia Volontà è incrollabile ed in queste conoscenze su di Esso ci ho messo tanta luce, grazia e attrazione, da renderlo vittorioso, in modo che, come saranno conosciute, faranno dolce battaglia alle volontà umane e queste resteranno vinte. Queste conoscenze saranno muro altissimo e fortissimo, più che l’Eden terrestre, che impediranno al nemico infer-nale di entrarci dentro per molestare coloro che, vinti da esse, passeranno a vivere nel Regno della mia Volontà. Perciò non ti turbare e lasciami fare, ed Io disporrò tutto perché il ‘Fiat’ Supremo sia conosciuto”.
(14-8-1926)
  25
- Gesù si rivolge al Sacerdote che dovrà curare la stampa degli scritti:
   “Mentre pregavo mi sono trovata fuori di me stessa, e nel medesimo tempo vedevo il Reverendo Padre che deve occuparsi della stampa degli scritti sulla SS. Volontà di Dio, con Nostro Signore vicino, che prendeva tutte le conoscenze, effetti e valori che ha manifestato sul Supremo Volere, e cambiati in fili di luce li suggellava nella sua intelligenza, in modo da formare come una corona di luce intorno alla sua testa. E mentre ciò faceva gli ha detto:
   “Figlio mio, il compito che ti ho dato è grande, e perciò è necessario che dia molta luce per farti comprendere con chiarezza ciò che ho rivelato, perché a seconda della chiarezza con cui saranno esposti, così produrranno i loro effetti, benché per se stessi siano chiarissimi, perché ciò che riguarda la mia Volontà è luce che scende dal Cielo, la quale non confonde e abbaglia la vista dell’intelligenza, ma ha virtù di rafforzare e chiarire l’intelletto umano, per farsi comprendere ed amare, e di gettare nel fondo dell’anima il principio della sua origine, lo scopo vero per cui fu creata, l’ordine tra Creatore e creatura; e ogni mio detto, manifestazioni e conoscenze sul mio Supremo Volere sono tante pennellate per far ritornare l’anima alla somiglianza del suo Creatore. Tutto ciò che ho detto sulla mia Volontà non è altro che preparare la via, formare l’esercito, radunare il popolo eletto, preparare la reggia, disporre il terreno dove deve formarsi il Regno della mia Volontà, e quindi reggerlo e dominarlo. Perciò, il compito che ti affido è grande. Io ti guiderò, ti starò vicino, per fare che il tutto si faccia secondo la mia  Volontà”.
   Onde dopo ciò, lo ha benedetto e se ne è venuto alla piccola anima mia, riprendendo il suo dire: “Figlia mia, quanto mi interessa la mia Volontà! Come amo e sospiro che sia conosciuta! È tanto il mio interesse, che sono disposto a dare qualunque grazia a chi vuole occuparsi di farla conoscere. Oh, come vorrei che si facesse presto, perché vedo che tutti i miei diritti mi saranno restituiti. L’ordine tra Dio e la creatura sarà ristabilito; non più darò i miei beni alle umane generazioni a metà, ma tutti interi, né più riceverò da loro cose incomplete, ma tutte intere...”
(18.08.1926).
  26
- Gesù dà il titolo al libro da pubblicarsi e lo spiega:
  “Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù mi faceva vedere il Reve-rendo Padre che deve occuparsi della stampa degli scritti sull’Adorabile Volontà di Dio, e Gesù, mettendosi a lui vicino, gli diceva:
  “Figlio mio, il titolo che darai al libro che stamperai sulla mia Volontà sarà questo: «Il Regno della mia Divina Volontà in mezzo alle creature. Libro di Cielo. Il richiamo della creatura nell’ordine, al suo posto e nello scopo per cui fu creata da Dio».
  Vedi, anche il titolo voglio che corrisponda alla grande opera della mia Volontà. Voglio che la creatura comprenda che il suo posto, assegnatole da Dio, è nella mia Volontà, e fino a tanto che non entri in Essa sarà senza posto, senza ordine,
senza scopo; sarà un intruso nella Creazione, senza diritto di sorta, e perciò andrà ramingo, senza pace, senza eredità, ed Io, mosso a compassione di lui, gli griderò continuamente: «Entra nel tuo posto, vieni nell’ordine, vieni a prendere la tua eredità, a vivere in casa tua. Perché vuoi vivere in casa estranea? Perché vuoi occupare un terreno che non è tuo? E non essendo tuo vivi infelice e sei il servo e lo zimbello di tutte le cose create. Tutte le cose create da Me, perché stanno al loro posto, stanno nell’ordine e in perfetta armonia, con tutta la pienezza dei loro beni, assegnati loro da Dio. Tu solo vuoi essere infelice, ma infelicità volontaria. Perciò, vieni al posto tuo; là ti chiamo e ti aspetto». Perciò colui o colei che si presterà a far conoscere la mia Volontà sarà il mio portavoce, ed Io gli affiderò i segreti del Regno
di Essa”.
(27.08.1926).
  27 - Gesù benedice il titolo che Egli stesso ha dato:

  “E mentre ciò diceva, (Gesù) prendeva questo libro fra le sue mani e pareva che leggesse ciò che sta scritto il 27 Agosto. Mentre leggeva restava pensoso, come se si mettesse in profonda contemplazione, in modo che io non ardivo dirgli nulla; solo sentivo che il suo Cuore batteva forte, forte, come se volesse scoppiare; poi ha stretto al petto il libro dicendo: “Benedico il titolo, lo benedico di cuore, e benedico tutte le parole che riguardano la mia Volontà”.
  E alzando la sua destra, con una maestà incantevole ha pronunciato le parole della benedizione. Fatto ciò è scomparso.”
(29.08.1926).
  28
- Non si deve tralasciare nemmeno una parola di Gesù:
 “Dopo ciò mi sentivo impensierita, che mi era stato imposto dalla santa ubbidienza che non dovevo tralasciare di scrivere neppure una parola che il mio dolce Gesù mi potesse dire, mentre io sono facile a lasciarle, perché sono convinta che certe cose intime, certi sfoghi che Gesù fa alla piccola anima mia, non è necessario scriverli e affidarli alla carta, ma che restino nel segreto del cuore. Onde pregavo che mi desse la grazia di non farmi mancare all’ubbidienza.
  E Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, se chi ti guida e dirige ti dà quest’ubbidienza, significa che ha capito che sono Io che ti parlo ed il valore che contiene anche una sola mia parola. La mia parola è luce e piena di vita; quindi, chi possiede la vita la può dare. Molto più che la mia parola contiene la forza creatrice; perciò una sola mia parola può creare innumerevoli vite di grazia, vita d’amore, vita di luce, vita di mia Volontà nelle anime. Tu stessa non potrai comprendere la via lunga che può fare una sola mia parola. Chi ha orecchio l’ascolterà, chi ha cuore ne resterà ferito. Perciò, chi ti guida ha ragione, perché ti dà questa ubbidienza. Ah, tu non sai come lo assisto e gli sto d’intorno, mentre legge i miei e i tuoi scritti sulla mia Volontà, per fargli comprendere tutta la forza delle verità e del gran bene che ci sono in essi; e lui gira intorno alla mia Volontà e, in virtù della luce che sente, ti manda questa ubbidienza. Perciò sii attenta e ti aiuterò e ti faciliterò ciò che a te pare difficile.”
(09.09.1926).
   29
- Gesù guida e sostiene Luisa mentre scrive:
   “Dopo aver scritto quattro ore e più, mi sentivo tutta sfinita di forze, ed essendomi messa a pregare secondo il mio solito nel suo SS. Volere, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e, stringendomi a Sé, tutto tenerezza mi ha detto:
  “Figlia mia, sei stanca, riposati nelle mie braccia. Quanto ci costa il Regno del ‘Fiat’ Supremo a Me e a te, mentre di tutte le altre creature c’è chi dorme la notte, chi si diverte e chi giunge fino a offendermi. Per Me e per te non ci sono riposi, neppure di notte, tu occupata a scrivere ed Io a vigilarti, a porgerti le parole, gli insegnamenti che riguardano il Regno del Volere Supremo; e mentre ti vedo scrivere, per farti dilungare e non farti stancare, ti sostengo nelle mie braccia, affinché scriva ciò che voglio, per poter dare tutti gli insegnamenti e le prerogative, i privilegi, la santità e le ricchezze infinite che questo mio Regno possiede. Se tu sapessi quanto ti amo e quanto godo nel vederti sacrificare anche il sonno e tutta te stessa per amore del mio ‘Fiat’, che ama tanto farsi conoscere alle umane generazioni! Ci costa assai, è vero, figlia mia, ed Io per compensarti, quasi sempre, dopo che hai scritto, ti faccio riposare sul mio Cuore affranto dal dolore e dall’amore: dal dolore perché il mio Regno non è conosciuto, e dall’amore perché voglio farlo conoscere, affinché tu, sentendo il mio dolore ed il fuoco che mi brucia, sacrifichi tutta te stessa e non ti risparmi in nulla, per il trionfo della mia Volontà”.
(15.09.1926).
  30
- In questi scritti tutto è di Gesù. Premura di Gesù, perché siano pubblicati:
  “Figlia mia, non voglio che guardi come cosa tua ciò che hai scritto, ma che lo guardi come cosa mia e come cosa che a te non appartiene. Tu non ci devi entrare affatto in mezzo; me la vedo tutta Io e perciò voglio che me ne faccia la consegna, e come scrivi voglio che me ne faccia un dono, affinché Io resti libero di fare quello che voglio, e per te ti resti solo quello che ti conviene per vivere nella mia Volontà. Io ti ho fatto tanti doni preziosi, per quante conoscenze ti ho manifestato, e tu nessun dono mi vuoi fare?”
   (…) Quindi, dopo ciò mi faceva vedere il Reverendo Padre, e Gesù, standogli vicino, gli metteva la sua santa destra sul suo capo, per infondergli fermezza, aiuto e volontà, dicendogli: “Figlio mio, fa’ presto, non prendere tempo. Io ti aiuterò, ti starò vicino, affinché il tutto vada bene e secondo la mia Volontà. Come mi interessa che la mia Volontà sia conosciuta e come con paterna bontà ho dettato gli scritti che riguardano il regno del ‘FIAT’ Supremo, così aiuterò la stampa, starò in mezzo a quelli che si occuperanno, affinché il tutto sia regolato da Me. Perciò, presto, presto”.
(28.09.1926).
   31
- Gesù ha scritto prima nell’anima di Luisa ciò che lei dopo scrive su carta:
  “Mi sentivo afflitta perché, essendo venuto il Reverendo Padre che deve occuparsi della stampa degli scritti sulla SS. Volontà di Dio, volle che gli fossero consegnati tutti gli scritti, senza lasciarmi neppure quelli dei quali lui già ne teneva le copie. Onde il pensiero che le cose più intime tra me e Gesù fossero fuori e il non poter neppure rivedere ciò che Gesù mi aveva detto sul suo santo Volere mi torturava. E Gesù, ritornando, mi ha detto: “Figlia mia, perché tanto ti affliggi? Tu devi sapere che ciò che ti ho fatto scrivere sulla carta, l’ho scritto prima Io stesso nel fondo dell’anima tua e poi te l’ho fatto passare sulla carta; anzi, ci sono più cose scritte in te che sulla carta. Perciò, quando tu senti il bisogno di rivedere ciò che riguarda le verità sul ‘FIAT’ Supremo, quando darai uno sguardo nel tuo interno subito rivedrai ciò che vuoi.” (06.10.1926).
  32
- Gesù chiama “i nostri scritti”, quelli che Padre Annibale portò con sé:
 “Mio Gesù, che cosa è questa fretta che hai? È forse qualche cosa che Ti interessa molto?”
  E Gesù: “Certo, certo, figlia, che è la cosa che più mi interessa. Sai, ho sentito fin dentro di te il Padre (Sant’Annibale M. Di Francia) che si è portato i nostri scritti, che parlava della mia Volontà a chi lo circondava, con tanto amore che mi sono sentito ferire fin nel Cuore, e perciò ho voluto uscire fuori di te per ascoltarlo. Sono le mie stesse parole che ho detto sulla mia Volontà, che risuonano al mio udito; sento l’eco mio e perciò voglio prendermi tutto il gusto di sentirlo e voglio farlo prendere anche a te, per compenso dei sacrifici che hai fatto”.
(09.10.1926).
  33
- Questi scritti escono dal Cuore di Gesù come il Sole, per fare il bene a tutti:
  “Figlia mia, non sai tu che questi nostri scritti escono dal fondo del mio Cuore ed Io faccio scorrere in essi la tenerezza del mio Cuore per intenerire quelli che li leggeranno, la sodezza del mio dire divino per rassodarli nelle verità della mia Volontà? In tutti i detti, verità, esempi, che ti faccio vergare sulla carta, faccio correre la dignità della mia Sapienza Celeste, in modo che coloro che li leggono o leggeranno, se staranno in Grazia, sentiranno in loro la mia tenerezza, la sodezza del mio dire e la luce della mia Sapienza, che, come tre calamita, li faranno restare attratti nella conoscenza della mia Volontà. Chi poi non starà in Grazia, non potrà negare che è luce, e la luce fa sempre bene, non fa mai male, illumina, riscalda, fa scoprire le cose più nascoste e muove ad amarle. Chi può dire che non riceve bene dal Sole? Nessuno. Più che Sole sto mettendo fuori dal mio Cuore questi scritti, affinché facciano bene a tutti. Perciò ho tanto interesse che tu scriva, per il gran bene che voglio fare all’umana famiglia, tanto che li guardo come scritti miei, perché sono Io sempre il dettatore e tu la piccola segretaria della lunga storia della mia Volontà”.
(08.12.1926).
  34
- Ciò che Luisa scrive serve a formare in lei il Regno del “Fiat”; poi sarà norma per poter vivere in esso:
  “Figlia mia, (…) ciò che hai scritto, per ora serve a te, serve al Regno del ‘FIAT’ Supremo; poi sarà norma per chi deve vivere in Esso, come devono servirsi di tutti gli atti operanti della mia Volontà per mantenersi nei confini del Regno mio. Perciò, quello che a te non sembra necessario, è necessario per la formazione del mio Regno Supremo”. (13.01.1927).
  35
- È Gesù che scrive adesso quanto riguarda il suo Regno, ciò che non fece quando venne sulla terra, e lo fa per mezzo di Luisa:
  “Figlia mia, vuoi sapere perché Io non scrissi? Perché dovevo scrivere per mezzo tuo. Sono Io che animo la tua intelligenza, che ti imbocco le parole, che do moto con la mia mano alla tua per farti tenere la penna e farti vergare le parole sulla carta; sicché sono Io che scrivo, non tu. Tu non fai altro che prestare attenzione a quello che voglio scrivere; perciò tutto il tuo lavoro è l’attenzione, il resto faccio tutto da Me. E tu stessa non vedi molte volte che non hai forza di scrivere e ti decidi a non farlo, ed Io, per farti toccare con mano che sono Io che scrivo, ti investo e, animandoti con la mia stessa vita, scrivo quello che voglio? Quante volte non lo hai provato?
  Ora, dovendo passare un’epoca per far conoscere il Regno del ‘FIAT’ Supremo, per dare il tempo a far conoscere prima il regno della Redenzione e poi l’altro, del ‘FIAT’ Divino, decretai di non scrivere allora, ma di scrivere insieme con te, per mezzo tuo, quando questo Regno fosse più prossimo, e anche per dare alle creature una nuova sorpresa dell’eccesso dell’amore di questa mia Volontà, che cosa ha fatto, che ha sofferto e che vuol fare per amor loro. (…) Le novità delle nuove manifestazioni sul mio Divin Volere, che hanno una forza divina e un dolce incanto, pioveranno come celeste rugiada sulle anime arse dalla volontà umana; saranno portatrici di felicità, di luce e di beni infiniti. Non ci sono minacce in queste manifestazioni, né spavento, e se qualche cosa di timore c’è, è per chi vuole restare nel labirinto dell’umana volontà, ma poi, in tutto il resto non si vede altro che l’eco, il linguaggio della Patria Celeste, il balsamo di lassù, che santifica, divinizza e dà la caparra della felicità che regna solo nella Patria beata. Perciò mi diletto tanto nello scrivere ciò che riguarda il ‘FIAT’ Divino, perché scrivo cose che appartengono alla Patria mia. Sarà troppo perfido e ingrato chi non riconoscerà in queste mie manifestazioni l’eco del Cielo, la lunga catena d’amore del Volere Supremo, la comunanza dei beni del Nostro Padre Celeste, che vuol dare alle creature, e come volendo mettere da parte tutto ciò che è passato nella storia del mondo vuole incominciare un’era nuova, una nuova Creazione, come se ora cominciasse la nuova storia della Creazione. Perciò lasciami fare, che ciò che faccio è di somma importanza”.
(30.01.1927).
  36
- Gesù non può scrivere senza Luisa e Luisa non potrebbe farlo senza Gesù:
  “…Come posso scrivere da solo senza di te? Le mie manifestazioni devono essere palpabili, non invisibili; devono cadere sotto i sensi delle creature; le cose invisibili, l’occhio umano non ha la virtù di guardarle. Sarebbe come se dicessero a te: scrivi senza inchiostro, senza penna e senza carta; non sarebbe assurdo e irragionevole? Onde, dovendo servire le mie manifestazioni ad uso di creature formate di anima e di corpo, anch’Io ho bisogno della materia per scrivere, e me la devi prestare tu. Sicché tu mi servirai d’inchiostro, di penna e di carta; con questo formo in te i miei caratteri, e tu, sentendoli in te, li metti fuori e li rendi palpabili, con lo scriverli sulla carta. Perciò tu non puoi scrivere senza di Me: ti mancherebbe il tema, il soggetto, il dettato davanti, per copiare; quindi non sapresti dire nulla. Ed Io non posso scrivere senza di te; mi mancherebbero le cose principali per scrivere: la carta dell’anima tua, l’inchiostro del tuo amore, la penna della tua volontà. Perciò è un lavoro che dobbiamo fare insieme e d’accordo, d’ambo le parti”.
(09.02.1927).
  37
- Ciò che Gesù manifesta a Luisa e che lei scrive si può chiamare il Vangelo del Regno della Divina Volontà, si appoggia sulla Sacra Scrittura e sul Vangelo e li conferma:
  “Dopo ciò, stavo pensando: “A che serviranno questi scritti sulla D. Volontà?”
   Ed il mio sommo ed unico Bene, Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto:
   “Figlia mia, tutte le mie opere si danno la mano, e questo è il segno che sono opere mie, che una non si oppone all’altra, anzi, sono tanto legate tra loro che si sostengono a vicenda. Tanto è vero che, dovendo formare il mio popolo eletto, da cui e in cui doveva nascere il futuro Messia, da quello stesso popolo formai il Sacerdozio, il quale istruiva il popolo e lo preparava al gran bene della Redenzione; diedi loro leggi, manifestazioni ed ispirazioni sulle quali venivano formate le Sacre Scritture, chiamate Bibbia, e tutti erano intenti allo studio di essa. Onde con la mia venuta sulla terra Io non distrussi le Sacre Scritture, anzi le appoggiai, e il mio Vangelo annunciato in nulla si opponeva ad esse, anzi si sostenevano a vicenda in modo mirabile. E col formare la nuova Chiesa nascente formai il nuovo Sacerdozio, il quale non si discosta dalle Sacre Scritture né dal Vangelo; tutti sono attenti ad esse per istruire i popoli, e se qualcuno non volesse attingere a questa fonte salutare, si può dire che non mi appartiene, perché esse sono la base della mia Chiesa e la stessa vita con la quale vengono formati i popoli.
   Ora, ciò che Io manifesto sulla mia Volontà Divina e che tu scrivi si può chiamare il Vangelo del regno della Volontà Divina;
nulla si oppone né alle Sacre Scritture né al Vangelo che Io an-nunciai stando sulla terra, anzi si può chiamare il sostegno dell’uno e dell’altro. E perciò chiamo i Sacerdoti e permetto che vengano, che leggano il Vangelo tutto di Cielo del regno del mio ‘Fiat’ Divino, per dire come dissi agli Apostoli: predicatelo per tutto il mondo, perché Io mi servo delle mie opere e del Sacerdozio, e come ebbi il Sacerdozio prima della mia venuta, per preparare il popolo e il Sacerdozio della mia Chiesa per confermare la mia venuta e tutto ciò che Io feci e dissi, così avrò il Sacerdozio del regno della mia Volontà.
  Ecco a che serviranno le tante cose che ti ho manifestato, le tante verità sorprendenti, le promesse dei tanti beni che devo dare ai figli del ‘Fiat Voluntas tua’: saranno il Vangelo, la base, la sorgente inesauribile a cui tutti attingeranno la vita celeste, la felicità terrestre ed il ripristino della loro creazione. Oh, come si sentirà felice chi con ansia berrà a larghi sorsi in queste sorgenti delle mie conoscenze, perché esse contengono la virtù di portare la vita del Cielo e di sbandire qualunque infelicità”. (18.01.1928).
38
- È assoluta volontà di Dio che questi scritti siano pubblicati, ma il momento è relativo e dipende da quando si disporranno le creature e quelli che li devono far conoscere:
   “Figlia mia, la Volontà di Dio che vengano alla luce gli scritti della mia Divina Volontà è assoluta e, per quanti incidenti ci possano essere, Essa trionferà su tutto. E ancorché passassero anni ed anni, saprà disporre tutto, perché la sua assoluta Volontà venga compiuta. Il tempo in cui verranno alla luce è relativo e condizionato dal tempo in cui si disporranno le creature a ricevere un tanto bene e quelli che si devono occupare a farne i banditori e fare il sacrificio per portare la nuova era di pace, il nuovo Sole che snebbierà tutte le nubi dei mali.
  Se tu sapessi quante grazie e lumi ho preparato per chi vedo disposto ad occuparsi! Saranno loro i primi a sentire il balsamo, la luce, la vita del mio ‘Fiat’. Guardami come ho preparato nelle mie mani le vesti, il cibo, i fregi, i doni, per chi deve occuparsi, ma sto guardando chi sono i veri disposti per poterli investire delle prerogative che ci vogliono per un’opera sì santa, che Io tanto amo e voglio che facciano. Ma devo dirti pure che guai a chi si oppone o possa mettere ostacoli.
  Tu però non spostare nulla, neppure una virgola di ciò che ci vuole per preparare il regno della mia Volontà Divina, affinché nulla manchi da parte mia e da parte tua, facendo ciò che ci vuole per dare questo gran bene alle creature, affinché non appena le creature si disporranno possano trovare tutto a posto e ciò che ci vuole.”
(02.08.1928).
39
- Gesù proteggerà questi scritti perché sono suoi, sono sfogo, follie, deliri, eccessi del suo Amore:
  “Figlia mia, non ti turbare; questi scritti sono miei, non tuoi, e in mano a chi potranno andare, nessuno potrà toccarli per sciuparli. Io li saprò custodire e difendere, perché è roba che Mi appartiene, e chiunque li prenderà con buona e retta volontà troverà una catena di Luce e di Amore con cui amo le creature. Questi scritti li posso chiamare sfogo del mio Amore, follie, deliri, eccessi del mio Amore, con cui voglio vincere la creatura, affinché Mi ritorni nelle mie braccia, per farle sentire quanto l’amo”.
(19.05.1938).
40
- Questi scritti hanno come vita la Divina Volontà: sono il suo Testamento d’Amore, la Nuova Creazione vivente e parlante:
  “Figlia mia, non ti dar pensiero (degli scritti). Sarò Io vigile custode, perché troppo mi costano. Mi costa la mia Volontà, che entra in questi scritti come vita primaria. Potrei chiamarli Testamento d’Amore che fa la mia Volontà alle creature: si fa donatrice di sé stessa e le chiama a vivere nella sua Eredità (...) Perciò, questi scritti sono pieni di Vite divine, le quali non si possono distruggere (...) Troppo ci vuole a toccare ciò che ti ho fatto scrivere sulla mia Volontà, perché posso chiamarlo Nuova Creazione vivente e parlante. Sarà l’ultimo sfoggio del
mio Amore verso le umane generazioni...”
(20.06.1938).

* * *

La linea spirale si produce girando e ritornando infinite volte sullo stesso punto, ma ogni volta ad una altezza maggiore, oppure in un modo più ampio, o con maggiore numero di elementi... Pensiamo al movimento delle galassie o “la doppia spirale” del DNA... Tutto ciò parla di un meraviglioso equilibrio di forza centrifuga e centripeta; la linea spirale non è statica, ma dinamica; la troviamo nel mondo fisico e nel mondo spirituale, e nella Pedagogia divina.
   Per esempio, la vediamo svilupparsi fin dal principio del primo volume di Luisa, nel quale Nostro Signore
     (1)
inizia la sua opera, separandola e distaccandola dal mondo esterno;
     (2)
prosegue distaccandola da se stessa, purificando tutto il suo mondo interno, il suo cuore;
     (3)
e la conduce alla verità del proprio nulla. Luisa si duole dei suoi peccati e mancanze, ma Gesù non vuole che continui a perdere più il tempo pensando al suo passato.
E di nuovo ritorna sul primo passo, ma un po’ più largo:
     (1)
Le creature devono sparire dalla vista dell’anima, che deve guardare solo Gesù e agire soltanto per amore a Lui e con Lui.
     (2)
La creatura deve morire a se stessa per vivere solo in Lui: necessità dello spirito di mortificazione e di carità;
    (3)
E quello che deve mortificare innanzi tutto è la propria volontà in ogni cosa; per questo, per innamorarla del patire per amore di Gesù la porta ad immergersi nella contemplazione della                                   Passione, ecc.
Un motore funziona perché gira; il cuore vive perché palpita continuamente e il sangue circola o gira nel corpo; l’uomo vive perché continuamente respira...
  Negli scritti di Luisa troviamo 36 volumi, que formano come tre tappe:
      - ai primi dodici (1-12) corrisponde il suo libro “Le Ore della Passione” (scritto appunto negli anni in cui scriveva i volumi 11 e 12);
      - ai secondi dodici (13-24) corrisponde “Il giro dell’anima nella Divina Volontà”;
      - ai terzi dodici (25-36) corrisponde “La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà”.
  La finalità del primo è ripercorrere (girando) le 24 ore della Passione, per fare quello che interiormente faceva Gesù, allo scopo di conoscerlo di dentro, fare nostra la sua vita interiore, copiandola in noi, prendendo parte all’opera della REDENZIONE per prendere possesso di essa.
  La finalità del secondo è ripercorrere (girando) tutte le opere di Dio, a cominciare dalla creazione del mondo e continuando con la creazione dell’uomo (Adamo) e la creazione dell’umanità e del popolo di Dio (la storia sacra), per corrispondere con adorazione, lode, ringraziamento e amore a nome di tutti al Padre
, e copiare in noi la sua opera, partecipando nell’opera della CREAZIONE e prendendo possesso di essa.
  E la finalità del terzo è ripercorrere (girando) tutta la vita della SS.ma Vergine
, in 31 giorni del mese mariano (più altre cinque “lezioni della Reina del Cielo”, che approfondiscono di più i temi di alcuni giorni; sono in tutto 36 lezioni della Mamma, quanti sono i volumi dati da suo Divin Figlio; sono come la versione o il riassunto materno del Messaggio). È per imparare da Lei, imitandola per fare nostra la sua vita interiore, l’opera della SANTIFICAZIONE, l’opera dello Spirito Santo.
  Si tratta dunque di copiare nella nostra vita le tre opere e la Vita della SS.ma Trinità, per riavere la Sua somiglianza e la consumazione nell’Unità con le Tre Divine Persone, scopo per cui fummo creati. QUESTO È IL REGNO DI DIO, da Lui sospirato, la finalità delle sue tre opere, fatte da Lui, ma che devono essere ricevute e fatte proprie dalla sua creatura:

  Per questo motivo, a capo di tutte le creature che devono ritornare all’Atto iniziale della Creazione (e questo sarà il compimiento del suo Regno “come in Cielo così in terra”), Dio ha voluto mettere tre Creature che ci hanno aperto il passaggio e ci conducono al Regno:
     -la SS.ma e adorabile Umanità di Gesù Cristo (vero Dio e vero Uomo),
     -la sua SS.ma. Madre Immacolata, che forma unità perfetta con Lui,
    -e la sua piccola Figlia (che chiama anche “la Sposa”), affinché il suo “Messaggio del Regno” e il suo esempio siano alla portata di tutti noi, della “stirpe comune”, nati nel peccato originale       e oppressi dal peso del nostro volere umano.


Inizio


Terza Parte

 
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